Un portiere e sette vite. Mario Frigerio, 54 anni, lavora nella Casa della Fontana, un signorile palazzo di viale Vittorio Veneto, a pochi passi dai Bastioni di Porta Venezia, abitato da 94 famiglie e soprattutto da anziani. Realizzato nel 1934-36 dagli architetti Rino Ferrini e Franco Bruni, all’interno del cortile presenta una scultura di Giuseppe Maretto raffigurante un “dio del fiume, sulle cui membra si attorciglia una serpe.
Lavora qui da soli tre anni. Soli perché questa sua nuova vita è stata preceduta da tanti alti e bassi. Mario si laurea in legge nel 1989 e vive per un periodo a New York, facendo sfoggio del suo ottimo inglese. Inizia poi a lavorare nel settore commerciale. Nel 2011 però la crisi colpisce anche lui. In successione perde il lavoro, la casa e la moglie, che chiede il divorzio. Decide però di rimboccarsi le maniche ed inizia il suo girovagare alla ricerca di un posto in cui vivere e di un lavoro. “Parlavo con chi assumeva lavoratori e questi spesso mi dicevano che ero troppo qualificato; ho persino redattore due curricula diversi: uno con i dati reali e l’altro in cui avevo solo la terza media”, confessa affranto.
Quasi scoraggiato, invia una lettera alla rubrica tenuta da Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera e nel maggio 2013 se la vede pubblicare; qualche tempo dopo è contattato dalla Rai e appare nel Maurizio Costanzo Show. Trova prima ospitalità da un anziano signore in Porta Venezia, poi per tre mesi lavora come portiere in una società finanziaria e, infine, tramite conoscenze, ottiene il posto da portiere che tuttora ricopre. “Posto che non cambierei. Non tornerei di certo indietro. Ora ho una casa, qui nel palazzo, di 80 mq, un buon stipendio, delle mance”.
L’umiltà è forse la sua dote più evidente e, anzi, lui stesso spesso la cita. Dà l’impressione di essere un uomo sereno: i suoi gesti sono pacati, il tono calmo; l’ordine che è tornato nella sua vita si rispecchia nel suo luogo di lavoro, nella sua scrivania organizzata e inappuntabile.