In molti Paesi europei si stanno svolgendo le elezioni per il rinnovo dell’europarlamento. Per la maggior parte dei Paesi l’appuntamento è domenica 9 giugno, e tra questi non fa eccezione l’Ungheria, dove si terranno in concomitanza alle europee anche le elezioni amministrative per Budapest. Secondo i pronostici, Viktor Orbán, primo ministro in carica ormai dal lontano 2010, sembra confermare la sua consolidata maggioranza con il partito Fidesz Unione Civica Ungherese, di ispirazione nazional-conservatrice di destra, con il 47% di consensi. Allo stesso tempo, sono emerse negli ultimi tempi alcune liste elettorali in aperto contrasto con lo strapotere di Orbán: per quanto non sembrino ancora in grado di ribaltare l’equilibrio politico del Paese, la loro crescita non è passata inosservata.
Péter Magyar e le accuse di corruzione contro il governo
Mentre. infatti, si conferma la coalizione di Fidesz con il Kdnp (Partito Popolare Cristiano Democratico), sembra che il Partito Popolare Europeo sia in contatto con la nuova lista Tisza, di cui fa parte Péter Magyar, ex dirigente di Fidesz. Nel 2024, Magyar ha guadagnato ampia visibilità attraverso i media indipendenti, criticando in maniera molto aspra e accesa il governo e i suoi funzionari e denunciando un grave problema di corruzione, contribuendo a rendere pubblici alcuni scandali che hanno colpito duramente la popolarità di Orbán. In particolare, lo scorso marzo, Magyar ha pubblicato una registrazione di una conversazione di Orbán con la sua ex-moglie Judit Varga, ex ministra della Giustizia ed ex-membro Fidesz. La registrazione, che risalirebbe al 2023, suggerirebbe che alcuni membri di spicco del governo abbiano fatto rimuovere delle prove da alcuni documenti giudiziari per nascondere il loro coinvolgimento in casi di corruzione. Da quel momento, Magyar è riuscito a mantenere alta la sua popolarità incanalando il malcontento della popolazione nei confronti delle istituzioni.
La popolarità di Magyar, inoltre, è dimostrata parzialmente anche dai sondaggi. Sempre a marzo, infatti, aveva annunciato di voler fondare un partito e offrire un’alternativa al contrasto tra le forze politiche di maggioranza e l’opposizione, e, secondo i sondaggi di quel mese, circa il 13% degli aventi diritti al voto era favorevole. Anche la campagna elettorale europea è stata condotta allo stesso modo, con l’organizzazione di proteste anti-governative in piazza che hanno raccolto centinaia di migliaia di manifestanti. L’ultima manifestazione si è svolta sabato 8 giugno, il giorno prima dell’appuntamento elettorale. Dal palco quest’ultimo evento, Magyar ha annunciato: «Qualunque sia l’esito del voto di domani, abbiamo già sconfitto l’apatia».
L’opposizione tradizionale rimane in guardia
Data la novità di questo nuovo partito che sta guadagnando consensi, i partiti d’opposizione tradizionali rimangono in guardia nei confronti dello schieramento di Magyar. Tra questi i principali sono raccolti nella coalizione di centro sinistra, i cui partiti sono la Coalizione Democratica, il Partito Socialista Ungherese e “Dialogo”, ovvero il partito dei Verdi. I primi due sono legati al gruppo europeo dei Socialisti e Democratici, mentre l’ultimo fa parte della coalizione dei partiti Verdi. Tutti insieme hanno espresso come candidata Klára Dobrev, leader dei democratici dal 2019: nelle scorse elezioni europee aveva ottenuto il 16.05% dei voti, superando le aspettative, mentre nelle elezioni parlamentari del 2021 aveva ottenuto il 34% dei consensi.
Con Renew Europe — dove si collocano Italia Viva e Azione — troviamo invece Momentum, ovvero il partito di ispirazione liberale, con la candidata Anna Donáth, ormai da anni personalità di spicco del gruppo. In particolare, a dicembre del 2018 era stata arrestata durante alcune grandi proteste che contestavano l’approvazione di una legge (denominata provocatoriamente “legge schiavile”), per poi essere liberata poco dopo. Infine, alla guida del partito dei conservatori, afferente al gruppo dei Democratici Cristiani, ci sarà invece Péter Róna, celebre giurista ed economista. Fino all’anno scorso il nome di questo partito era Movimento per un’Ungheria Migliore, per poi cambiarlo in “Jobbik”. Questo nome singolare è un gioco di parole, e funziona in maniera simile all’inglese: in ungherese, il termine jobb infatti significa sia “migliore” sia “destra”, e per questo riprende il nome originale del partito evidenziandone anche l’orientamento ideologico.