Lotte tra massaie ai supermercati per accaparrarsi gli ultimi pacchi di carta igienica; scene di isterismo casalingo appena fatta la scoperta che le scorte sono finite; YouTubers che realizzano video ironici per raccontare il vacuum maggiore della quarantena: sui social media si è visto di tutto di più dallo scorso febbraio. La rete trabocca di hashtag a tema, soprattutto nei Paesi anglosassoni, e di meme e video spiritosi. Anche la cronaca ci mette del suo, con una famiglia della California arrestata un giovedì sera di aprile per una violenta lite, tra il figlio e la madre che lui accusava di nascondere la carta igienica. «Ne usa troppa», ha detto la madre finendo in manette.

La carta igienica è diventata il prodotto-simbolo della pandemia, ed è introvabile in molti Paesi. Colpa di chi ne ha fatto scorte, ma anche di un sistema produttivo già al massimo della sua efficacia. La carta igienica è sparita quasi subito dai negozi di Stati Uniti, Regno Unito ed Europa del Nord  “cioè – puntualizzano online gli italiani più campanilisti –  è scomparsa di più nei Paesi che non hanno il bidet”. Ed è subito diventata uno dei segni distintivi della pandemia.

Ogni italiano ne consuma in media 70 rotoli ogni anno, l’equivalente di 6,3 kg: molto poco rispetto ai Paesi anglosassoni. Nonostante il consumo, in Italia c’è stata una corsa maggiore ai beni alimentari, che hanno generato un senso di certezza

Ma quanta ce ne serve? E perché in mezzo mondo è introvabile?Sembra assurdo, ma è proprio così: il 25% della popolazione mondiale che la usa regolarmente consuma 57 strappi al giorno a testa, cioè 100 rotoli a testa l’anno. O 384 alberi abbattuti, a testa, per ciascuno di noi nel corso della sua vita. Un fabbisogno, che già in tempi normali, si legge in un reportage dell’emittente statunitense Abc, costringeva i tre maggiori produttori di carta igienica del mondo (Georgia Pacific, Kimberly Clark, Procter & Gamble) a lavorare a regime su turni di 24 ore: è l’unico modo per avere un margine di guadagno su un prodotto così poco costoso e insieme così laborioso da produrre.Ogni italiano ne consuma in media 70 rotoli ogni anno, l’equivalente di 6,3 kg (il peso della carta igienica consumata, per avere un’idea della carta utilizzata, si può vedere nel grafico in basso). Sembra tanto, ma non è nulla in confronto agli Stati Uniti, dove nel gabinetto ne finiscono ben 141 (12,7 chili). In Europa i Paesi più “spreconi” sono la Germania (134 rotoli) e la Gran Bretagna (127). Come si può vedere nel grafico, l’Italia è il Paese più risparmiatore d’Europa.

Schermata 2020-06-20 alle 17.47.01

Man mano che le autorità hanno iniziato ad annunciare misure di confinamento domestico, o a ventilarne l’uso, molti cittadini ne hanno fatto incetta.Questi sono i dati di un’agenzia di consulenza statunitense, la NCSolutions: tra il 24 febbraio e il 10 marzo, cioè ben prima che la maggioranza degli Stati americani mettesse in atto confinamenti o chiusure, le vendite di carta igienica erano salite del 51%; tra l’11 e il 12 marzo, all’annuncio dei primi lockdown, sono schizzate dell’845%. La scarsità si deve anche alle chiusure dei confini, messe in atto in modo progressivo da molti Paesi europei. L’epidemia ha scatenato in molti casi una gara ad accaparrarsi generi di prima necessità nei supermercati. Lo abbiamo visto anche a Milano, dove gli scaffali di un negozio parevano aver subito un saccheggio, più che una corsa agli acquisti.

La Cina e gli Stati Uniti si contendono  anche il mercato della carta igienica, che vale rispettivamente 14,112,6 miliardi di dollari. Solo l’India riesce ad avvicinarsi ai loro numeri, anche se in affanno, con un valore di 9 miliardi di dollari. Il valore del rotolo di carta igienica scende sempre di più a partire dal Brasile (2,9), fino ad arrivare all’Arabia Saudita, dove questo mercato vale solo 734 mila dollari.L’Italia si ferma a 1,2 miliardi di dollari, superata dalla Francia dove il giro d’affari ammonta a 1,3 miliardi. Che dire? La presenza del bidet in Italia si fa sentire.

Schermata 2020-06-20 alle 17.47.57

Ma perché questa ossessione?Un professore dell’Università di Cambridge, Sander van der Linden, ha una spiegazione molto semplice, il contagio della paura. «Quando la gente è sotto stress guarda quello che fanno gli altri». Insomma, se qualcuno ha iniziato stupidamente a comprare pacchi e pacchi di carta igienica, questo «virus» si è diffuso a macchia d’olio senza motivo.

toilet-paper-4954683__480

Sembrano risparmiate anche la Francia, dove la percentuale di case con bidet, in forte calo, rimane comunque intorno al 40 per cento, la penisola balcanica e la Grecia. Nemmeno in Medio Oriente e nella gran parte dei Paesi musulmani, dove sono diffusi il bidet o le sue alternative (in genere, lo shattafa, una sorta di doccetta accanto al water), sembrano patire in modo particolare la mancanza di carta igienica.

Per tutte queste ragioni, i responsabili della grande distribuzione americana ammettono che la crisi della carta igienica non finirà presto. Non c’è modo di aumentare rapidamente l’offerta e quindi l’unica soluzione è aspettare che sia la domanda a calare, un evento che potrebbe impiegare ancora settimane a manifestarsi. L’amore per la carta igienica e il terrore di rimanere senza, insomma, si stanno dimostrando fattori insuperabili anche per l’avanzatissima economia americana.

Incuriositi da questo fenomeno abbiamo sentito anche il parere della dottoressa Rosanna Di Pasquale, psicologa psicoterapeuta cognitivo- comportamentale.

Secondo Lei quale può essere stata la causa che ha portato la popolazione mondiale ad accaparrarsi il più possibile carta igienica come uno dei beni di prima necessità?

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha generato un forte senso di insicurezza nella maggior parte della popolazione: questo ha portato al manifestarsi di comportamenti incoerenti come il fenomeno del panic buying (corsa all’acquisto) di generi di prima necessita acquistati durante il lockdown, tra questi la carta igienica.Un ruolo determinante è stato svolto dalle immagini, come i video di scaffali vuoti nei supermercati nelle prime settimane del lockdown sui social network che hanno indotto le persone ad un comportamento imitativo, comprando quello che prendevano gli altri. A livello cognitivo i pensieri sono stati caratterizzati dall’idea che comprare e fare scorte era meglio che non farle. Comprare grandi scorte di carta igienica ha alleviato uno stato di ansia dovuto alla paura di non trovare questo prodotto ritenuto essenziale in un momento così particolare. Fare scorte ha rappresentato una forma di istinto di sopravvivenza.

Perché abbiamo notato delle differenze di comportamento, da Paese a Paese? Gli Stati Uniti e la Germania ne hanno fatto reale incetta, in Italia non ci sono stati grandi fenomeni di isterirsmo.

La differenza territoriale è dovuta a fattori di natura culturale: in Italia c’è stata una corsa maggiore ai beni alimentari, come lievito, farina, uova e pasta. Questo restituisce l’immagine di un Paese che in emergenza ha riscoperto le sue origini e le tradizioni culinarie, che hanno generato un senso di certezza. Negli Stati Uniti, all’inizio del lockdown, l’acquisto di armi ha rappresentato una fonte di sicurezza. Ma non solo. Anni di campagne pubblicitarie hanno convinto la popolazione che la carta igienica fosse un bene indispensabile. Questo ha portato gli americani a comprare più scorte in un momento così imprevedibile. Lo psicologo Steven Taylor, dell’Università della British Columbia, ritiene che l’acquisto compulsivo della carta igienica sia stato dovuto ad una maggiore sensibilità al disgusto in pandemia, che si combatte acquistando più prodotti per la pulizia della propria persona e della casa.