«Spero solo che non perderemo mai di vista una cosa: tutto è iniziato da un topo». Forse non esiste frase più adatta per riassumere la fantasia e l’eredità di uno dei più celebri produttori cinematografici il cui nome è diventato simbolo di un universo magico. Per adulti e bambini Walt Disney, di cui oggi ricorre l’anniversario della nascita (avvenuta nel 1901 a Chicago), è stato colui che ha donato un modo per tenere viva in ognuno di noi la capacità di stupirsi e di sognare.

Dopo essersi dedicato ad altri mestieri senza successo, negli anni ‘20 entrò nella nascente industria cinematografica americana e nel 1928 distribuì il suo primo cortometraggio: Steamboat Willie. Il successo che ebbe la prima apparizione pubblica di Topolino segnò profondamente Disney: per lui fu il riconoscimento ad un personaggio al quale si era affezionato fin dai primi disegni e nel quale vi si identificava. Ma la consacrazione giunse solo nel 1937 quando il pubblico poté assistere alla proiezione del primo lungometraggio di animazione che nelle settimane precedenti la stampa aveva definito la “follia di Disney”. Ritardi nella produzione, lievitazione dei costi e l’ostinazione di Disney per i dettagli avevano persuaso tutti che il film non sarebbe stato pronto in tempo e fu un’autentica sorpresa che la prima si tenne senza problemi. “Biancaneve e i sette nani” fece provare al pubblico un concentrato di emozioni in appena 80 minuti: risate per i sette nani, paura per la regina Grimilde, dolore per la morte di Biancaneve e gioia per il suo risveglio con un bacio del principe.

waltINPNonostante la fortuna della sua opera, Walt Disney non ricevette l’Oscar per il miglior film. Vinse invece un premio speciale: una statuetta affiancata da altre sette più piccole. Negli anni che seguirono altri film vennero realizzati e arrivarono molti riconoscimenti: alla fine Walt Disney ebbe in totale 59 candidature agli Oscar vincendone 26.

L’intensa attività di Disney non consacrò solo l’animazione, ma plasmò l’idea che fosse ancora possibile stupirsi nonostante l’età e che il lieto fine non fosse un’utopia

L’intensa attività di Disney non consacrò solo l’animazione, ma plasmò l’idea che fosse ancora possibile stupirsi nonostante l’età e che il lieto fine non fosse un’utopia. Quando nel 1955 venne inaugurato il primo parco di divertimenti di Disneyland, per milioni di persone e soprattutto di bambini fu possibile vivere nella realtà la magia evocata nei vari cartoni e incontrare quei personaggi resi indimenticabili dal talento di Disney e dei suoi collaboratori.

A molti sfugge però la complessità del carattere di Walt Disney: padre affettuoso e genio visionario facevano parte della sua immagine pubblica. Ma dietro a tutto questo esistevano anche un uomo spesso cupo (soprattutto in occasione di alcuni insuccessi) e un capo d’azienda con il quale non era sempre facile discutere. Dopo la sua morte nel 1966, ci volle del tempo perché la sua eredità non fosse dispersa e a partire dagli anni ‘90 la Walt Disney Company riuscì a coniugare i gusti del pubblico e i nuovi mezzi di trasmissione con l’originaria capacità di sorprendere il pubblico di ogni età.

Nonostante il giudizio che ognuno può avere sulla persona o i film, Walt Disney è riuscito a creare e a regalare una via per uscire dal crudo realismo della vita e per assaporare quella magia che solo i bambini sanno provare. Da un certo punto di vista, Topolino apprendista stregone in “Fantasia” riflette quasi il desiderio di vedere tutto sotto una luce diversa. Pinocchio, i cuccioli di Dalmata, i sette nani, il topino Gas Gas e tutti gli altri hanno e continuano a far sorridere. E infine Biancaneve, Cenerentola, Aurora e le principesse realizzate dopo la morte di Disney non cessano di far conoscere la forza dell’amore e del vivere per realizzare i propri sogni.

Il mondo di Walt Disney forse è solo un sogno. Oppure no. Solo il bambino in ognuno di noi può dirlo.