«Al contrario di trent’anni fa, oggi le questioni ambientali ci interessano e ci riguardano da vicino, perché i nostri figli avranno il mondo che gli lasciamo». Sono le parole di Anna Maria Fugini, protagonista di una drammatica vicenda nel piccolo comune di Broni, in provincia di Pavia.
Anna Maria Fugini, abitante di Broni: «Oggi le questioni ambientali ci interessano e ci riguardano da vicino»
Trasferitasi nella località lombarda nel 1986 e nell’attuale casa, in via Penice, nel 2007, la signora Fugini si è imbattuta nell’incombente presenza di un sottosuolo d’amianto nella propria strada di casa.
La scoperta ha avuto origine nel momento in cui nel 2009, in seguito all’esondazione del torrente Scuropasso, la famiglia e gli altri comproprietari della strada privata si sono trovati di fronte al danneggiamento del suolo e alla necessità di ripristinarlo.
«Un vicino ha iniziato a dirmi – continua la signora Fugini – che molti anni fa nel sottosuolo era stato gettato uno strato di polverino, ovvero lo scarto della produzione di amianto dell’ex Fibronit», la fabbrica che dal 1932 al 1994 ha dato lavoro a 1.300 persone su 9.700 abitanti e, al contempo, contaminato l’Oltrepò Pavese.
«Sebbene ignara della passata esistenza della fabbrica e della sua attività, iniziai comunque a preoccuparmi», racconta Anna Maria, che ha ottenuto una conferma quando nel luglio 2011 ha preso parte a un convegno tenuto dai rappresentanti dell’AFEVA (Associazione Famigliari e Vittime dell’Amianto) di Casale Monferrato, città simbolo nella lotta all’amianto. Tra questi c’era, Bruno Pesce, strenuo sostenitore della bonifica dei territori coinvolti dalle produzioni nocive in cemento-amianto. Alla parola “polverino” l’attenzione di Anna Maria Fugini si è ridestata e, dopo numerose riflessioni, ha deciso di contattare il signor Pesce per sottoporgli la propria situazione.
Sostenuta da quest’ultimo, la signora Fugini ha provveduto a una prima segnalazione in Comune nel dicembre 2012, inaugurando così un iter burocratico, conclusosi grazie all’aiuto del dott. Luigi Maria Camana solamente nell’ottobre 2016, con un’ordinanza che invitava i cittadini a coprire la strada: ciò è stato permesso dalla legge n. 257 del 1992 che, dichiarando illegale l’amianto, ha ufficialmente consentito di sovracoprirlo.
Per ottenere il sostegno del Comune e il consenso a sovracoprire, però, la signora Anna Maria e il marito Alberto hanno dovuto provvedere a effettuare autonomamente i carotaggi per analizzare la natura del materiale presente nel sottosuolo: «Allora ebbe una conferma – precisa Bruno Pesce – che a dieci centimetri più o meno di profondità dal ghiaietto c’era amianto in quantità. Ma nel frattempo nessuno era intervenuto». La famiglia si è, infatti, sempre sentita abbandonata nella lotta contro l’amianto, condotta con «una forza e una sensibilità sovraumane», aggiunge Pesce.
Bruno Pesce, AFeVA Casale Monferrato: «Nel frattempo nessuno era intervenuto»
Le difficoltà d’aiuto da parte delle istituzioni sono state indubbiamente causate da un ritardo nella mobilitazione collettiva. In tal senso, il sindaco Antonio Riviezzi precisa che: «A Broni la perimetrazione è stata fatta nel 2002 e la bonifica è iniziata solo nel 2011; quindi, da quando è iniziata quest’ultima i tempi non sono stati lunghi, ma si è partiti tardi».

A oggi, infatti, il S.I.N. (Sito d’Interesse Nazionale) dichiarato a Broni comprende soltanto l’area dell’ex fabbrica produttiva, mentre a Casale Monferrato già nel 1998 il Sito includeva l’intera città e 47 comuni limitrofi.
Poiché la perimetrazione del Sito consente di ottenere finanziamenti per la bonifica di coperture private e pubbliche e del polverino, il sindaco aggiunge che «sulla scorta dell’esempio virtuoso e positivo di Casale Monferrato, stiamo valutando di ri-perimetrare tutta la città per inserirla nel S.I.N., così da aiutare i privati nella bonifica di coperture e polverino».
A Broni quest’ultimo è stato soggetto a bonifica per la prima volta in assoluto grazie all’azione della signora Anna Maria Fugini. Nell’intero comune, però, al momento è in corso la bonifica del sito di 130 mila metri quadrati dell’ex area industriale localizzata nel cuore della città. «La bonifica è stata suddivisa in tre lotti – precisa il sindaco – e ora si sta procedendo con il secondo, avviato nel marzo 2017. Presumiamo di concludere il terzo nel giro di tre o quattro anni, ma non si possono dare scadenze certe, poiché sono operazioni estremamente complesse e gli eventuali ritardi non sono dovuti alla negligenza delle ditte di bonifica, ma unicamente a inconvenienti che possono presentarsi nel corso dei lavori».
Questi ultimi, quindi, stanno rispettando il cronoprogramma stabilito, reso possibile dal finanziamento di 3 milioni e 200 mila euro da parte del Ministero dell’Ambiente per la bonifica degli edifici pubblici. Sono state individuate tre strutture ancora in cemento amianto, per la cui bonifica è già stata effettuata una ri-perimetrazione del S.I.N.: si tratta di una vecchia scuola elementare dismessa, una palazzina inserita nel perimetro dell’ospedale e il Liceo del Comune.

«Dal verbale dell’ARPA – continua Antonio Riviezzi – si è, inoltre, rilevato un notevole miglioramento dell’aria nell’ultimo anno rispetto alla precedente fase di bonifica del primo lotto. La dispersione di fibre amianto è, infatti, nulla».
Si calcolano 2.400 tonnellate di rifiuti pericolosi smaltiti e 500 monitoraggi ambientali eseguiti che evidenziano la sicurezza con cui vengono svolti i lavori, non avendo rilevato superamenti delle soglie di allarme concordate con gli Enti preposti al controllo.
L’efficienza di verifica della presenza di materiale nocivo viene confermata anche dal dirigente ARPA, il dott. Enrico Zini, il quale precisa: «La mappatura dell’amianto viene sostanzialmente effettuata seguendo le due principali metodologie di telerilevamento aereo e monitoraggio delle fibre aerodisperse».
La prima delle due operazioni riguarda le coperture in cemento amianto nell’intera regione lombarda per un totale di due mila chilometri quadrati ed è stata realizzata a partire dal 2007 all’interno del PRAL (Piano Regionale Amianto Lombardia, elaborato a seguito dell’art. 3 della l.r. n. 17 del 29 settembre 2003), con un rilevamento aereo che garantisce un livello di accuratezza superiore al 90%. È stato successivamente effettuato un aggiornamento nel 2012 per valutare il numero di coperture effettivamente rimosse e di quelle ancora presenti: in cinque anni si è arrivati a una rimozione del 27%.
Per quanto riguarda le fibre aerodisperse, sempre all’interno del PRAL, si è effettuato un monitoraggio della durata di tre anni, durante i quali in ogni capoluogo di provincia a frequenza mensile si è misurata la concentrazione di fibre, al fine di valutare i livelli di fondo delle concentrazioni. I risultati non hanno evidenziato anomalie nemmeno a Broni, comune in cui questo tipo di misurazioni viene ormai effettuato dal 2000.
Manca, però, ancora un metodo efficace di mappatura del polverino, la cui presenza è al momento rilevabile soltanto su osservazione diretta, come nel caso della famiglia Fugini.

Manca ancora un metodo efficace di mappatura del polverino, rilevabile soltanto su osservazione diretta, come nel caso della famiglia Fugini

E le criticità non terminano qui. «A Broni si registra il più alto tasso di mesotelioma della Lombardia. C’è una vera e propria bomba d’amianto e la situazione epidemiologica è drammatica. Spesso i malati di mesotelioma non vengono immediatamente riconosciuti né diagnosticati in tempo, per cui sono sballottati da un ospedale all’altro e si finisce per capire troppo tardi di cosa si tratti». Così Rosy Battaglia, giornalista freelance e autrice del documentario La rivincita di Casale sulla resilienza di Casale Monferrato, parla delle problematicità del comune pavese, sottolineando come la situazione clinica ed epidemiologica sia ancora molto arretrata.
È recente, infatti, anche la costituzione dello sportello amianto, risalente al maggio 2017, che ha istituito un punto di incontro e di sostegno per i malati di mesotelioma del comune bronese, grazie alla collaborazione tra Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ex Asl) di Pavia e il patronato Epaca-Coldiretti Pavia.
Gianni Mario Stoppini, responsabile del patronato, precisa che: «La struttura di Coldiretti Pavia si occupa dei servizi alle persone, dalla consulenza all’assistenza amministrativa in materia previdenziale infortunistica e socioassistenziale. Con questa collaborazione si ha per la prima volta una risposta da parte degli Enti all’esigenza di intervento pubblico integrato per affrontare il problema». Gli utenti che accedono allo sportello amianto vi trovano un’efficace assistenza sanitaria e una consulenza sui diritti amministrativi e sociali di cui possono beneficiare: la novità risiede proprio nell’unione dei due aspetti sanitario e amministrativo.
Inoltre, come sottolineato dal sindaco di Broni, «il numero di accessi è soddisfacente», sintomo di una sempre più crescente consapevolezza da parte dei cittadini.

La natura del paese, però, mantiene ancora un aspetto di vergogna e timore. «Quello che è successo a Broni e nel caso della ex Fibronit è un caso di omertà: il paese ha cercato di conservare i posti di lavoro dell’azienda cercando di coprire la gravità del fatto», afferma Luca Quagliato, fotografo per il sito di approfondimento La Terra di Sotto, che ha documentato le vicende della fabbrica bronese.
Come evidenziato dal suo reportage, la popolazione mostra ancora una forte resistenza, che viene confermata anche dalla storia della signora Fugini: «Ha riscontato una continua ostilità da parte dei vicini di casa – precisa Bruno Pesce – e solo due di loro l’hanno aiutata psicologicamente ed economicamente durante la sua lotta».
E la stessa Anna Maria aggiunge: «Probabilmente le persone hanno paura e alcune famiglie non hanno la possibilità di iniziare una battaglia costosa come quella che ho condotto io. Ecco perché spero che la mia storia possa essere da esempio per il Comune, per far sì che in futuro si possa fare di più e più rapidamente».
La sua particolare storia, quindi, mostra i punti deboli di una zona italiana in cui l’arretratezza economica e tecnologica non costituiscono sicuramente un problema: un paradosso incomprensibile, se si pensa che la vicenda di cui si parla risale al primo decennio del XXI secolo.

Questo caso, però, porta con sé un monito ben più prezioso: ogni singolo cittadino può fare la differenza e diventare modello e aiuto fondamentale per le istituzioni, rendendosi protagonista di una continua sinergia tra enti e parte civile.
La storia di Anna Maria Fugini è il simbolo della forza capace di “creare una memoria storica riguardo alle criticità ambientali”
L’istituzione dello sportello amianto e la presa in causa del problema, per una nuova ri-perimetrazione del S.I.N. sono, infatti, simbolo di una forza capace di «creare una memoria storica riguardo alle criticità ambientali», come precisa Luca Quagliato, perché: «Quello che le persone come questa signora fanno, puntando il dito sulla gravità dei fatti accaduti e su quanto questi possano ripercuotersi in un futuro, è importantissimo».