Con la delibera n. 1143 del 25 maggio 2012, il comune di Milano ha deciso di riconoscere e promuovere l’esperienza dei giardini condivisi. Si tratta di un sistema innovativo di recupero di aree urbane degradate o abbandonate: i cittadini si riuniscono in associazioni no profit e “adottano” una porzione di suolo lasciata a sé stessa, che il Comune non ha i mezzi economici per riqualificare. Questi spazi vengono trasformati in aree verdi, dove i volontari svolgono attività di giardinaggio e/o coltivazione. Non solo: spesso, i giardini condivisi diventano punti di riferimento per i residenti del quartiere in cui si trovano, spazi aggregativi dove si organizzano eventi e si costruisce coesione sociale. È un’esperienza che ha dato ottimi risultati in alcune grandi città europee, e in questi pochi anni di applicazione ha riscontrato un grande successo anche a Milano.

Tra gli esempi più riusciti ci sono gli Orti di via Padova. Questo orto urbano recintato insiste su un terreno di 2mila metri quadri all’angolo tra via Palmanova e via Carlo Esterle, accanto al deposito Atm. Un’area fortemente urbanizzata, nota anche per i problemi d’integrazione con le comunità straniere presenti nella zona. Franco Beccari e altri volontari di Legambiente, nel 2014, hanno presentato la richiesta al Comune per trasformare quel terreno, utilizzato come discarica a cielo aperto, in un giardino condiviso. «È stato un lavoro duro e lungo, ma ora questo è un luogo del quartiere»

«È stato un lavoro molto duro e lungo», racconta, «qui sotto c’era di tutto: materassi, mattoni, bottiglie e tutto ciò che la gente si sentiva in diritto di venire a scaricare». Ora ci sono fiori selvatici, piante di pomodoro, peperoncino, aglio, lattuga, e un “apiario urbano” dove ogni anno si produce il miele millefiori. Tutto gestito da un numero ridotto di volontari, per lo più pensionati, che dedicano agli Orti gran parte del loro tempo. «Siamo soddisfatti soprattutto di aver dato vita a un luogo funzionale ad un quartiere che ha molti problemi, ma non tutti quelli che sembra da fuori», dice Franco. Sempre più residenti, incuriositi, cominciano a collaborare alla manutenzione dell’orto; e si è creata un’importante sinergia con altre associazioni e aziende del quartiere, che rende il progetto totalmente auto-sostenibile.

 

 

Panoramica degli Orti di via Padova

Panoramica degli Orti di via Padova

 

Alla periferia nord della città, nel quartiere Niguarda, si trova un’esperienza simile. È l’Orto Comune, nato, anche qui, da un’iniziativa di cittadini, riuniti in associazione, che hanno trasformato un’area abbandonata e occupata da roulotte di nomadi in un terreno coltivato. A capo del progetto c’è Fabio Campana, dipendente del Parco Nord, l’istituzione che ha la proprietà del terreno. Ad oggi, camminando su via Tremiti si può ammirare quest’oasi di 5mila metri quadrati ricoperta da piante multicolore.  In due anni, l’associazione Orto Comune è passata da 22 a oltre 160 membri L’orto è suddiviso in “stanze tematiche”, ognuna dedicata a una particolare varietà di coltivazioni: c’è la “stanza delle aromatiche”, dove si coltivano piante aromatiche ed officinali, teatro anche di laboratori con i bambini delle scuole materne ed elementari, che imparano a riconoscere gli odori e gli aromi; la “stanza delle antiche varietà”, dove crescono ortaggi rari e dimenticati dalla grande distribuzione (Fabio mostra la “fragola ananas”, una fragola di colore giallo chiaro dal gusto simile a quello dell’ananas: «è matura, anche se non sembra», scherza); il “mandala delle insalate”, una figura a cerchi concentrici creata con i ceppi di lattuga verde e rossa. «Fin dall’inizio abbiamo pensato questo spazio non solo come un orto, ma come un luogo di bellezza e rinascita per il quartiere, che potesse essere fruibile da tutti», dice Arianna Bianchi. E i fatti hanno dato loro ragione: in due anni, l’associazione Orto Comune è passata da 22 a oltre 160 membri.

 

L’Orto Comune Niguarda

L’Orto Comune Niguarda

 

Spostandosi a sud, in zona Barona, tra le vie Andrea Ponti, Bussola e Malaga si trova il Giardino nascosto. È uno spazio di 5mila metri quadri costeggiato dal torrente Olona, che fino al 2012 era occupato da macerie di ogni tipo, detriti e abitanti abusivi. Il Comitato Ponti, nato dall’iniziativa dei residenti delle case limitrofe, l’ha preso in gestione, trasformandolo in un giardino lussureggiante. «La spinta me l’ha data un interesse personale, perché io abito qui accanto», dice Elisabetta Bartone. «Un conto è vivere circondati dal degrado e dai rifiuti, un altro uscire di casa e vedere il bello. Il bello chiama bello, il degrado chiama degrado». «Il bello chiama bello, il degrado chiama degrado»Dario Cristini, socio fondatore del comitato, le fa eco: «La soddisfazione che proviamo a vedere come abbiamo trasformato questo posto è impagabile. Periodicamente organizziamo dei pic-nic con gli abitanti del quartiere, che sono sempre molto partecipati. La positività di questa esperienza ha una forza di coinvolgimento enorme». Lo conferma un visitatore, che sta manovrando un tosaerba insieme al suo bambino: «Passando ogni giorno di qui, la trasformazione di questo posto mi ha incuriosito. Pian piano ho iniziato ad avvicinarmi, a partecipare alle attività del giardino, e ora sono socio, e appena posso vengo a dare una mano».

 

Lezioni di yoga al Giardino Nascosto

Lezioni di yoga al Giardino Nascosto