«Quando l’1 febbraio la squadra è partita per Pechino 2022 io ero in palestra e al pensiero mi è venuto il magone e per mezz’ora ho fatto tutti gli esercizi con le lacrime che mi sgorgavano dagli occhi». Era arrivata in Cina senza sapere se avrebbe potuto inforcare gli sci. Ha lasciato la pista di Yanqing con al collo un argento olimpico. Sofia Goggia non smette di stupire e a soli 23 giorni dall’ultimo infortunio sale sul podio della discesa libera ai Giochi di Pechino insieme a un’altra azzurra, Nadia Delago, che all’esordio chiude al terzo posto.
«È una favola a cui ho saputo credere tantissimo, perché dopo Cortina sembrava un sogno andato in fumo», racconta Sofia Goggia.
Era il 23 gennaio quando Goggia cadeva sulla pista di Cortina d’Ampezzo durante una delle tappe della Coppa del Mondo di sci alpino. Gli esami lasciavano pochi margini di speranza: lesione parziale del legamento crociato del ginocchio sinistro e microfrattura del perone. Chiunque avrebbe gettato la spugna, si sarebbe arreso all’accanirsi della sfortuna. Non la 29enne bergamasca, che di infortuni nei momenti meno opportuni della carriera ha esperienza da vendere. Pochi giorni dopo prendono il via i Giochi Olimpici. L’11 febbraio è in programma il Super-G: la prima gara. Sembrava potesse essere il giorno del grande ritorno, ma è ancora troppo presto, il dolore ancora troppo forte ed è costretta a rinunciare. Lei però continua a crederci e prende confidenza con la neve giorno dopo giorno. Gli allenamenti sulla pista della discesa libera danno buoni riscontri: quarta dopo l’ultima prova. Decide di giocarsi l’ultima possibilità quattro giorni dopo, puntando tutto sulla gara che a Pyeongchang, nel 2018, le aveva regalato l’oro. “All-in”, direbbero i giocatori di poker.
Goggia è la tredicesima ad affrontare la discesa. Prima di lei già tre atlete italiane sono arrivate al traguardo con ottimi tempi. Al primo posto provvisorio c’è Nadia Delago, al terzo Elena Curtoni. Più staccata la sorella maggiore di Nadia, Nicol. Goggia spinge dall’inizio alla fine del tracciato, lungo poco più di due chilometri e 700 metri, migliorando in ogni settore il tempo fatto segnare dalla prima azzurra. Come Arianna Fontana nello short track, è un urlo di gioia ad accompagnare il suo arrivo. Un urlo che scarica la tensione accumulata nei giorni di incertezza, che esorcizza la paura di non farcela e che si scioglie in un tenero bacio alla telecamera. Per alcuni minuti il podio è tutto azzurro. Poi è la volta della svizzera Corinne Suter, che sfruttando alcune sbavature compiute dall’atleta italiana durante la discesa, la scalza dal primo posto per appena 16 centesimi. Le restanti sciatrici non modificano le posizioni di testa. Tra le più temute, la tedesca Kira Weidle si ferma ai piedi del podio e la svizzera Lara Gut-Behrami, già oro nel Super-G e bronzo nello slalom gigante, chiude al sedicesimo posto.
«È una favola a cui ho saputo credere tantissimo, perché dopo Cortina sembrava un sogno andato in fumo. Invece i dottori mi hanno detto: Sofia, se fai tutto giusto, se ci credi davvero puoi farcela», ha raccontato ai cronisti dopo la premiazione, celando un velo di commozione sotto un paio di spessi occhiali da sole. «Un pochino mi dispiace per l’oro, ma faccio i complimenti a Corinne perché chi vince ha sempre ragione. Però io più di così non potevo fare».
Non è stato un podio tutto azzurro, non c’è stato l’oro a bissare il successo di Sofia Goggia di quattro anni fa, ma l’Italia festeggia uno straordinario risultato sportivo. Le medaglie ora sono 13, ma le emozioni non sono ancora finite.