«Quando sono andato a donare, pensavo mi avrebbero in qualche modo controllato. Magari non con un tampone, ma almeno con un test sierologico. Invece no, non è stato fatto niente sui miei campioni di sangue». Così, Andrea, 24enne che ogni tre mesi dona il proprio sangue all’ospedale di San Bonifacio, racconta la propria donazione più recente, avvenuta ancora in fase 1, il 29 aprile. Come per tanti altri donatori, a sorprenderlo è stata la totale assenza di controlli sul suo sangue, nonostante la pandemia: «Ho chiesto spiegazioni – continua Andrea – ma mi hanno liquidato con un semplice “no, non serve”».

Dal 2004, ogni 14 giugno si celebra la giornata mondiale del donatore di sangue. Questo 2020, però, è di sicuro un anno un po’ particolare per i donatori. Dopo mesi passati a parlare di asintomatici e dell’estrema infettività del Coronavirus, molti di loro nutrono gli stessi dubbi espressi da Andrea: il consueto questionario (che verifica comportamenti e malattie pregresse di chi dona) e la misurazione della temperatura sono sufficienti come misure di sicurezza? La percezione, insomma, è quella di un’insufficiente attenzione al rischio di contagio, in un contesto, quello trasfusionale, nel quale la cura per i dettagli operativi è essenziale.L’Avis, prima associazione di donatori di sangue a livello nazionale, non ha dedicato particolare spazio alla questione nei propri comunicati ufficiali, limitandosi a ribadire che «il rischio di trasmissione trasfusionale di SARS-CoV-2 non è documentato». È dunque totalmente infondata la perplessità di alcuni donatori?

Il 14 giugno è la giornata mondiale del donatore. Nel 2020, dopo mesi passati a parlare di asintomatici e dell’infettività del Coronavirus, molti donatori nutrono dubbi sulla sicurezza sia della donazione che delle trasfusioni. Ma, secondo gli esperti, non c’è da preoccuparsi

«Il rischio teorico che ci possa essere una trasmissione attraverso le trasfusioni c’è, ma dal punto di vista pratico è qualcosa di estremamente raro – spiega Giovanni Pizzolo, professore di malattie del sangue all’Università di Verona e già vice presidente della Società Italiana di Ematologia – tanto che a mia conoscenza non sono mai stati segnalati casi di contagio avvenuti con questa modalità».  Un’eventualità pratica pressoché impossibile, secondo il professor Pizzolo, per diverse ragioni: «Innanzitutto occorre considerare che gli asintomatici, sul totale della popolazione, vanno da meno dell’1% al 5% circa tra i lavoratori a rischio nelle regioni più colpite.Su un campione già molto selezionato come quello dei donatori, la possibilità che un tampone risulti positivo è prossima allo zero. Inoltre, la carica virale negli asintomatici è particolarmente bassa, tanto che si sta ancora discutendo sulla loro effettiva contagiosità. Infine, bisogna considerare che il sangue raccolto non viene utilizzato immediatamente, e c’è il tempo per contattare i donatori e verificare che non abbiano sviluppato sintomi dopo il prelievo».

È assolutamente normale, insomma, che le donazioni vengano gestite senza l’utilizzo di tamponi e test sierologici. L’effetto pandemia, però, si può riscontrare anche nel numero di donatori a livello nazionale.Da gennaio 2020 sono diminuite del 4% le donazioni di plasma, e si arriva addirittura al 12% se si considera solamente il mese d’aprile: questi i dati ufficiali del Centro Nazionale Sangue. I numeri relativi alle donazioni di sangue non sono ancora stati pubblicati, ma ciò che ci si aspetta di osservare è un calo complessivo di simile entità. Questo però, testimonia il professor Pizzolo, non ha causato una carenza delle scorte: «come sono diminuite le donazioni, così è stato anche per le attività mediche chirurgiche, che richiedono la maggior parte del sangue che viene raccolto tramite le donazioni».

Un equilibrio che, tuttavia, non è indice di un pericolo scampato:affinché la mortalità tra i pazienti oncologici o con altri tipi di patologie non salga vertiginosamente, sarà necessario al più presto tornare ai ritmi operatori precedenti alla pandemia. Allora, il pieno supporto dei donatori sarà fondamentale. Tutto, ancora una volta, sarà nelle mani degli italiani, e dell’altruismo di cui sanno essere capaci.