I social network sarebbero diventati un luogo sempre più insicuro. Questo e non solo è quanto emerso dal rapporto finale del progetto Fata, From Awareness To Action, presentato il 20 aprile 2022 e redatto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il suo spin off Crime&tech, dalla direzione centrale della polizia criminale del ministero dell’Interno e da Amazon. La ricerca si fonda su una rassegna di casi di studio, documenti giudiziari, report e interviste, sia a livello italiano sia a livello internazionale, e si rivolge a operatori postali e di logistica, ad aziende e a titolari di diritti di proprietà intellettuale. Lo studio si concentra sull’evoluzione della criminalità legata ai mercati online e, sotto questo aspetto, la partecipazione di Amazon rappresenta al meglio la collaborazione tra gli attori più diversi per contrastare la falsificazione digitale. Il progetto Fata ha lo scopo di presentare le buone pratiche da seguire nel settore pubblico e privato, affinché si riducano i legami tra attori criminali sempre nuovi, impegnati in frodi finanziarie e cibernetiche.

Secondo le analisi, tra i reati più contestati ci sono furti di identità, frodi nei pagamenti (ad esempio l’uso di carte clonate per effettuare acquisti), resi fraudolenti e diffusione di virus informatici. La platea dei soggetti coinvolti è ampia: influencer, spesso giovani, broker professionisti e criminalità organizzata. Il rapporto Fata ha poi individuato alcune buone pratiche come la costituzione di una banca dati di casi, accessibile alle autorità pubbliche e alle compagnie private, e l’ampliamento dei canali di collaborazione e monitoraggio tra pubblico e privato. Altre questioni fondamentali sono il bisogno di accrescere la consapevolezza dei cittadini attraverso, ad esempio, la segnalazione dei canali di vendita a rischio, e la necessità di una formazione specifica sugli strumenti di data analytics. Il progetto Fata è un importante punto di partenza per contrastare un fenomeno ancora poco conosciuto come la contraffazione online.

Per saperne di più, continua a leggere su Corriere.it.