“Questo è Morning, cominciamo!” Con queste parole, pronunciate sulle note di un crescendo musicale, ogni mattina dal lunedì al venerdì Francesco Costa inaugura la propria rassegna stampa. È una routine che si ripete da ormai un anno e, ai festeggiamenti per il suo primo anniversario, si sono sommati quelli per la vittoria al Pod. Ben quattro sono stati i premi vinti dal Post: migliore podcast dell’anno, migliore host, migliore nel settore delle news, premio del pubblico.
Pensa che questa prima edizione dei Podcast Awards in Italia sia una conquista per il mondo del podcasting?
Penso che dietro il cambiamento delle abitudini dei consumi culturali delle persone, tradottasi in una crescita del segmento audio, stia nascendo un’industria. Perché tutti questi prodotti hanno bisogno di montatori e professionalità che in questi ultimi due/tre anni stanno iniziando a diffondersi. La competizione è stata una magnifica occasione per riconoscere questa industria e celebrarla. I Podcast Awards hanno fornito una fotografia abbastanza rappresentativa di quello che sta succedendo, diffondendo l’impressione che è una cosa seria e non solo un prodotto amatoriale.
Crede che questa competizione sia riuscita nel suo intento di rafforzare la community e far crescere questo medium?
Non so se ci sia riuscita. Io, per esempio, grazie a questa premiazione, ho scoperto l’esistenza di podcast che non conoscevo e che da ora inizierò ad ascoltare. E così è stato per molte persone: questa è la conquista fondamentale. Se riuscissimo a farlo ogni anno sarà un modo per seguire la crescita di questo settore. Crescita che avviene perché il podcast è uno strumento adatto alle vite di alcune persone e pertanto utile.
Francesco Costa: “Il fatto che i podcast di informazione funzionino è molto consolante.”
Quale tra i premi vinti le ha dato maggiore soddisfazione?
Tenevo soprattutto al premio di miglior podcast di news, perché è quello lo scopo con cui Morning nasce: informare le persone. Il fatto che i podcast di informazione funzionino è molto consolante. Nemmeno speravo di vincere gli altri, come quello del pubblico: soprattutto perché si tratta di un prodotto non gratuito, ma sottoposto ad abbonamento. Questo è sintomatico di quanto possa crescere questa industria: anche se i numeri dei podcast sono ancora piccoli rispetto a quelli dei libri o degli YouTuber, abbiamo avuto la dimostrazione che si tratta di un mezzo promettente, che ha ancora molto spazio per crescere e che deve provare a prendersi.
Ma come si fa, oggi, in un mondo in cui a tutti è accessibile prendere parola, guadagnarsi questa fiducia del pubblico?
L’unico modo che mi viene in mente è mostrando al pubblico che te la puoi meritare con il tuo lavoro quotidiano. Morning esiste da un anno, ma fa parte di un giornale che è nato nel 2010 e che da sempre cerca di instaurare un rapporto di fiducia con il pubblico. Bisogna cercare di essere onesti intellettualmente, di non sbagliare e quando si sbaglia ammetterlo. Conquistarsi la fiducia degli ascoltatori non è una cosa istantanea, ci vuole tempo.
Francesco Costa: “Le persone non sempre percepiscono quando un prodotto è di alta qualità, ma percepiscono sempre quando non lo è. Per ottenerla? Fare le cose molto bene.”
In un mercato così fitto come è adesso quello dei podcast come far capire alla gente la qualità di un prodotto e attirare la sua attenzione?
Le persone non sempre percepiscono quando un prodotto è di alta qualità, ma percepiscono sempre quando un prodotto non lo è. Se, per esempio, guardi un film o leggi un libro e quel film si sente male o quel libro è colmo di refusi, smetti. Secondo me un gran pezzo dell’alta qualità è fare le cose molto bene, in modo che le persone quando ascoltano possano concentrarsi solo sul contenuto, senza distrazioni dovute alla scarsa qualità del suono o a domande lasciate senza risposta. La qualità è qualcosa di cui ci si accorge solo in maniera inconscia. Quando la si ottiene? Quando chi ascolta si è divertito, incuriosito e arricchito.
Carlo Annese ha detto che la sua caratteristica sostanziale per fare dei buoni podcast è che lei “scrive come parla e parla come scrive”. È questo, il suo segreto?
Non lo so. Il fatto che questa sia la risposta di Carlo, data la sua esperienza, probabilmente la rende vera. Al Post cerchiamo di scrivere in modo orale e semplice, usando un linguaggio accessibile. E questo me lo sono portato dietro anche quando ho iniziato a fare podcast. Quando si fanno podcast, bisogna proprio scrivere in un altro modo: ci sono passaggi che funzionano sulla pagina ma non sulla voce.
Sicuramente un fattore importante è non far percepire a chi ascolta che stai leggendo. Morning, per esempio, non è letto: ho una scaletta, poi però vado a braccio. Non è in diretta: per fare una puntata di 20 minuti ne registro circa 40, da cui scarto tutte le volte che sbaglio o che ci sono rumori in sottofondo. Ormai so che passa sempre una moto sotto casa alla stessa ora e quindi c’è sempre un pezzo che è da rifare.
Come si riesce, oltre che ad informare, anche a stimolare l’ascoltatore alla riflessione?
È un po’ complicato. Io sono giornalista dal 2007 e questo è ciò che mi permette di dare alle persone non solo la notizia, ma anche la mia opinione. Per dieci anni ho curato il giornale e questo mi ha permesso di ampliare la mia visuale. Leggere i quotidiani ogni giorno ti permette di capire i temi su cui si può discutere, come un determinato argomento tocca la vita delle persone, come una cosa va presentata. Ci vuole esperienza: è quello che oggi mi permette di fare quel lavoro dentro quel podcast. Ogni mattina mentre parlo cerco di mettere qualcosa di mio e instaurare un dialogo con le persone. Faccio questo anche perché se un giorno dovessi dire una cosa che qualcuno degli ascoltatori non condivide non rimanga deluso, e non si rompa il patto di fiducia che abbiamo.
Se lei fosse stato nella giuria, a chi avrebbe consegnato il premio per il miglior podcast? Categoria a sua scelta. Morning escluso.
Diventa complicato sceglierne uno. Il primo che mi è venuto in mente è stato Cachemire, con Edoardo Ferrario e Luca Ravenna. Mi piacciono anche molto i podcast di Matteo Caccia, per esempio L’isola di Matteo.