Carlo Annese è un navigante nel mondo del giornalismo. Sguardo in avanti e curiosità sono i suoi due mezzi di trasporto. Le tappe toccate tante: dalla carta, all’online, ai periodici, ai quotidiani. Ultimo approdo, il podcast. Nel 2016 Annese ha fondato Piano P, la piattaforma italiana dei podcast giornalistici di qualità. Il suo percorso è proteso al futuro, ma consapevole delle risorse del presente.

Lei è uno dei pionieri dei podcast in Italia, il primo ad aver creduto in questo mezzo e a ravvisarne le potenzialità. Cosa prova oggi ad assistere alla prima edizione dei Podcast Awards?

Quando ho iniziato ad occuparmi di podcast nel 2016 dovevo spiegare a tutti di cosa si trattasse. Adesso il fatto che sia stata introdotta questa premiazione, anche se organizzata all’interno del settore, mi rende contento perché significa che la gente sta scoprendo che il podcast può essere un buonissimo strumento per fare del giornalismo, dell’informazione, dell’approfondimento. Spero che ci sia la possibilità di coinvolgere non solo autori o potenziali autori, ma anche eventuali committenti e sponsor, perché questa è la chiave di volta per un futuro più tranquillo.

Pensa che “IlPod” sia riuscito nel suo intento di rafforzare la community degli ascoltatori e far crescere questo medium?

Mi auguro che ci riesca. In questo momento ho più la sensazione che abbia rafforzato la comunità dei podcast, dando un’identità a quello che si sta facendo. La competizione è stata una bella occasione per conoscere le storie personali di chi finora ha usato questo strumento. Il prossimo passaggio deve essere che la comunità di chi li produce si comunichi di più: in questo modo è possibile informare sull’esistenza di forme diverse, di un contenuto con un eccellente rapporto qualità/prezzo, di un ottimo strumento per fare giornalismo sul campo vero. La mia sensazione è che stiano aumentando i contenuti, ma non gli ascoltatori.

Carlo Annese: “Io penso che dovremmo invece muoverci verso una prospettiva che punti sulle produzioni di qualità, premiando i podcast indipendenti.”

I podcast sono uno strumento “poliedrico”: esiste un contenuto privilegiato che meglio si adatta a questo formato?

Il fatto che non esista un’unica forma è il grande segreto di questo mezzo: si può fare intrattenimento, informazione, approfondimento. Non credo che ci sia un format migliore degli altri. In Italia sta prevalendo il branded podcast rispetto ad altri mercati, perché le aziende lo immaginano come uno strumento a propria disposizione per vendere un prodotto e un’immagine. Io penso che dovremmo invece muoverci verso una prospettiva che punti sulle produzioni di qualità, premiando i podcast indipendenti.

Quale evoluzione prevede per questo strumento?

Al momento ci troviamo nella fase che abbiamo vissuto in passato con i blog, che possono essere dei giochini personali carini. Ma da ora dovremmo compiere un passaggio ulteriore, arrivando a considerare il podcast alla pari di uno strumento professionale, utile per fare comunicazione reale e non solo per raccontare i propri sentimenti ed emozioni. La qualità è fondamentale: non solo quella del suono o dell’editing, anche quella del giornalismo e dell’informazione. Qualità nel senso di adesione a regole, il che è indice di affidabilità e precisione.

Lei e Francesco Costa avete collaborato alla realizzazione di “Costa a Costa”, uno dei primi podcast di successo in Italia. Come è nata la vostra amicizia e la vostra idea?

Ho conosciuto Francesco tantissimi anni fa perché avremmo potuto lavorare insieme al Post. Dapprima ho iniziato a frequentare la sua newsletter, poi l’ho ascoltato in una serie di eventi pubblici. Il suo modo di parlare mi sembrava perfetto: autentico, spigliato, approfondito. Mi aveva colpito che anche nella scrittura avesse questa stessa impostazione. Uno che scrive come parla e parla come scrive è una perla rara. Abbiamo iniziato la nostra collaborazione ed è stato bellissimo vedere la sua straordinaria crescita personale e professionale, pur preservando la sua umiltà e discrezione.

Carlo Annese: “Curiosità significa questo: ascoltare con orecchio interessato e pensare con le orecchie.”

Uno sguardo sempre proiettato alla previsione del futuro non le impedisce però di vivere appieno il presente?

È qualcosa che fa parte del mio carattere, il che può essere un pregio ma anche un difetto. Mia moglie dice che il tentativo di alzare sempre più l’asticella è il mio più grande segreto: non lo faccio per presunzione, ma perché mi appartiene. Guardo il mondo che gira e mi rendo conto di quanto sia difficile stare dietro alla sua grande velocità. Però è interessante cogliere almeno un po’ della sua corrente. Mi ripeto sempre “non sono ancora arrivato”, e questa è l’aria che mi fa respirare e che mi spinge a continuare ad imparare dagli altri. Ho letto, studiato e ascoltato: curiosità significa questo. Ascoltare con orecchio curioso e interessato. Pensare con le orecchie.

Se fosse stato parte della giuria del Pod, a chi avrebbe consegnato il premio per il migliore podcast dell’anno?

A Francesco Costa. E sono contento che lo riconoscano tutti. Ha un talento unico ed è una persona seria e autentica: e questo è il segreto del successo.