Mantova, di notte, con il suo skyline affiancato al lago e baciato dalla luna, difficilmente riesce a lasciarti indifferente. È in grado di farti innamorare di sé sin da lontano, dai tempi in cui tra i banchi di scuola spesso vagheggiava nell’aria il nome di “quel famoso mantovano” che riuscì più volte a spianare la strada smarrita del sommo Dante, un tale Virgilio. Mantova sa gioire e sa soffrire, sa cadere e sa rialzarsi, accettando sfide che al primo impatto potrebbero sembrare fantascienza o follia. L’ultima sfida che Mantova ha accolto, dopo essersi aggiudicata nel 2016 il titolo di Capitale Italiana della Cultura è Mantova Hub, ideato e promosso dal Comune di Mantova a partire dal 25 agosto 2016.

Tutto nasce dal “bando per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane, dei comuni capoluogo di provincia e della città di Aosta” della presidenza del Consiglio dei Ministri (governo Renzi), che Mantova, grazie al Masterplan dell’archistar Stefano Boeri, è riuscita ad aggiudicarsi. La partita nel mantovano viene giocata interamente sulla periferia e la sfida del Comune è quella della riqualificazione degli ampi spazi della zona Est che ormai da tempo riversano in condizioni precarie e, talvolta, disastrose.

«Questa è una sfida enorme, un progetto che elimina il degrado e riqualifica, ridà funzioni, porta ricerca ed innovazione – così il primo cittadino di Mantova Mattia Palazzi durante la presentazione ai concittadini – si tratta di una sfida difficile, ma d’altronde senza sfide non ha senso governare». Il progetto della cittadina virgiliana, strategico per la ricucitura urbanistica e socio-economica della città, viene presentato nel segno della sostenibilità e del rispetto ambientale. La periferia Est da anni evidenzia un elevato tasso di degrado urbanistico che ha portato effetti negativi anche sulla sicurezza, arrivando a compromettere il valore storico e naturalistico della Città.

Posizionata a contatto con i confini del perimetro Unesco, la periferia mantovana necessiterebbe, infatti, e al più presto, secondo gli esperti, di un intervento mirato e di grande attenzione che porterebbe ad accogliere anche un maggior afflusso di turismo e di personaggi illustri di qualsiasi settore, dalla ricerca scientifica alla cultura. Le aree che nello specifico verranno toccate da interventi di ridefinizione organica saranno quattro: area ex Ceramica; area San Nicolò; Valletta Valsecchi e Porto Catena. Le aree che nello specifico verranno toccate da interventi di ridefinizione organica, tutte quante lambite dall’acqua e parte integrante della città antica, saranno quattro: area ex Ceramica; area San Nicolò; Valletta Valsecchi e Porto Catena.

Alle prime tre aree saranno attribuite nuove piazze ad hoc: piazza del Pensiero; piazza della Terra; piazza del Paesaggio. Questi spazi collettivi, ciascuno connotato da una sua precisa funzione urbana e pubblica, riassumeranno alcune delle principali caratteristiche e valori del territorio mantovano: il suo rapporto con l’acqua, con la terra e la presenza di natura e cultura.

«Non aumenteremo le volumetrie, ma effettueremo il recupero di tutto quello che c’è, a partire dai capannoni militari edificati nel 1958 – spiega l’architetto Vincenzo Corvino durante la presentazione del progetto aperta al pubblico -. L’idea è di ricreare una nuova monumentalità tra Palazzo Te e il Ducale». Così, da aree dismesse e caratterizzate da un notevole livello di degrado e delinquenza, nasceranno una scuola pubblica per mille studenti, un centro di ricerca di neurobiologia vegetale, che sarà diretto dal professore Stefano Mancuso, un eco-ostello pubblico, un polo disabilità gestito da Aspef, un Museo della Memoria, un info-point con servizi di bike sharing e ristorazione, un parco ed altri spicchi ancora di rigenerazione urbana.

Il piano ammonta a circa 30milioni, di cui 18 saranno stanziati dal Governo e 4 milioni e 300mila euro, secondo le ultime indiscrezioni, dalla Regione. Il Comune dovrà poi arrotondare la cifra e probabilmente aggiungere altri fondi al di fuori del progetto circoscritto al bando.

Ma il sociologo mantovano Alessandro Bosi, oggi docente di sociologia dell’Università di Parma, ha una visione problematica della questione: «Il Governo sta mettendo molti soldi sulle periferie e Mantova ne approfitta semplicemente, tutto qua. In verità non si riforma in modo serio né il centro né la periferia se non si ripensa davvero alla città del prossimo futuro, ma certo il territorio in Italia va così in malora che fare un po’ di manutenzione è sempre meglio di niente».

Ancor prima di questa grande sfida, iniziata ufficialmente il 6 dicembre con la demolizione di alcuni degli edifici di Fiera Catena e che dovrebbe vedere la vittoria finale del maxi progetto nel 2019, da circa due decenni nel mantovano si fa sentire sempre più vivo il decentramento. Mantova infatti, è stata letteralmente travolta dal fenomeno della grande distribuzione ed è diventata terra di conquista per i marchi della grande distribuzione. «In pochi anni sono arrivati Mediaworld, Comet, Euronics, Expert. Stesso discorso per gli ipermercati: Coop, Gigante, Esselunga, Carefour, Auchan, Martinelli, Rossetto, Tosano. Un vero boom a discapito dei piccoli e storici negozi cittadini», spiega Stefano Gola, presidente della sezione cittadina di Confcommercio che parla anche di desertificazione del centro.

Tramite la raccolta di 357 questionari su “la situazione delle imprese commerciali di Mantova tra andamento del fatturato, impatto di eventi e turismo sul giro d’affari e sentimenti degli operatori” sono emersi alcuni dati significativi. Nei primi nove mesi del 2017 per la maggior parte degli intervistati, nonostante gli interventi di riqualificazione, il fatturato sarebbe rimasto invariato o addirittura in diminuzione. Gli eventi mantovani più redditizi sono stati Festivaletteratura, le Notti bianche ed eventi gastronomici vari. Ma se si chiede quanto l’afflusso del turismo in città, che secondo i dati risulta essere in aumento, abbia effettivamente portato benefici alle attività commerciali, le risposte sono lapidarie: “poco” o “per niente”. Sempre dalle statistiche è risultato che l’afflusso di persone che invade il Centro si concentra interamente nel weekend, portando la cosiddetta movida tra ristoranti e bar, anche se i commercianti e gli stessi fruitori, rivendicherebbero una più semplice via d’accesso al centro aumentando il numero di parcheggi, quasi tutti a pagamento. Ciò che però fa più riflettere è la mancanza di una visione positiva del futuro del Centro; la percentuale maggiore degli intervistati, infatti, alla domanda “qual è la tua percezione attuale sul futuro della tua attività?” pone la propria X sulla risposta in neretto: “Negativa”.