Il video racconto in diretta o a puntate di un evento è nato con Snapchat: sono le cosiddette ‘storie’, foto o video rigorosamente in formato verticale condivise dagli utenti e disponibili solo per 24 ore. Questo stile narrativo ha preso sempre più piede e oggi lo troviamo su diversi social network, da Facebook a Instagram, passando per WhatsApp.
Utenti comuni, personaggi famosi e testate giornalistiche si sono avvicinate sempre di più a questomodo più immediato di raccontare le notizie per raggiungere una grande fetta di pubblico. E la strategia si sta rivelando vincente.
Il giornalismo ‘live’ che usa gli smartphone per produrre contenuti in questo formato può essere un’opportunità per gli editori. Ma ora che questo formato narrativo è approdato su diversi social network, con grande successo in particolare su Instagram, quale valore Snapchat può ancora portare agli editori?
«Quando guardo Snapchat come prodotto, non vedo un’app chat o un semplice social media. Vedo uno strumento specificamente progettato per raccontare storie e fare cronaca», ha dichiarato Sumaiya Seedat, consulente di social media e fondatore di HashtagOurStories. Per comprendere Snapchat e il suo potenziale, i giornalisti devono capire la tecnologia che lo alimenta, ha concluso Seedat.
Non solo, Snapchat può anche essere uno strumento utile per intervistare le fonti e per presentare una gamma di voci diverse all’interno di una notizia in diretta. Persone che altrimenti non sarebbero disposte a parlare con i giornalisti potrebbero essere più aperte e disponibili a rilasciare dichiarazioni per una storia di Snapchat, poiché è una tecnologia di cui loro stessi fanno un uso quotidiano e, soprattutto, ogni contenuto pubblicato sparisce trascors 24 ore. Un modo di fare storytelling che avvicina la testata e il giornalista alla sua comunità di lettori, calandoli nella realtà quotidiana, cancellando il mito di un giornalismo chiuso in una torre d’avorio.