La fama delle sue formiche lo precede e nel periodo di quarantena forzata i suoi puzzle sono stati uno dei passatempi preferiti dagli italiani. Lui è Fabio Vettori, disegnatore trentino, classe 1957, che ha iniziato a raccontare il lockdown e la vita ai tempi del Coronavirus a colpi di china e acquerello.

«Sono stato molto contento di essere stato preso in questo momento dal fare tutti questi disegni e comunque rimarrà sicuramente qualcosa. Potevo star seduto sul divano a lamentarmi e invece c’è stata proprio una reazione». Se si scorre la sua pagina Instagram è impossibile non esserne colpiti. I soggetti dei disegni sono sempre le sue amate formiche, ma le espressioni e le ambientazioni cambiano di giorno in giorno.

«Fin da piccolo ho sempre disegnato prima gli animali, poi dei paesaggi con soldatini e omini. A un certo punto sono scappate dentro le formiche e da lì è cambiato un po’ tutto. Le prime erano dei formicai sottoterra, poi si sono evolute, sono uscite e adesso ci assomigliano in tutto, nei vizi e nelle virtù». Come un vero e proprio alter ego degli esseri umani, le formiche si sono impossessate delle città e ne sono diventate protagoniste indiscusse.

«A me piace molto ritrarle, mi piace andare quasi in cima alla torre e guardare giù e vedere tutte queste formiche che si muovono. In questo momento tragico un po’ meno, infatti le piazze sono tutte vuote». Nei suoi disegni la componente urbana è una delle ambientazioni che più si ripete, insieme alla montagna. «Ho visitato quasi tutte le città che ho disegnato, però questo non è sempre possibile e spesso bisogna fare riferimento alle fotografie. L’importante è mettere dentro cosa è importante della città, cosa le formiche fanno e cosa c’è di caratteristico da vedere».

Ai primi di marzo Fabio si è armato di matita, rapidograph e colori e ha iniziato a disegnare le scene simbolo di questo momento storico, munendo anche le formiche di mascherina: tutte queste tavole colorate presto diventeranno un libro il cui ricavato andrà alla Croce Rossa Italiana.

Questi luoghi reali e non, come quelli della Divina Commedia, pieni di particolari non si limitano ad essere rappresentati sui poster, ma anzi diventano il soggetto di tanti articoli creati dal brand “Le Formiche di Fabio Vettori” tra cui cover per cellulari, tazze e magliette. «Fin dal 1985/86 ho avuto la fortuna di poter vendere tanti prodotti realizzati qui da noi a Trento. Nel ‘95 sono usciti i puzzle, poi le agende e i calendari. Ogni anno ne realizziamo uno con un tema e quello del prossimo anno sarà proprio la città con le sue varie attività».

bergamo

Ai primi di marzo Fabio si è chiuso nel suo studio per realizzare i nuovi schizzi, ma ascoltando la radio, che tiene sempre accesa, è rimasto suggestionato, come tutti, da ciò che stava succedendo nelle città, negli ospedali e nella vita di tutti. Così si è armato di matita, rapidograph e colori e ha iniziato a disegnare le scene simbolo di questo momento storico munendo anche le formiche di mascherina. «Mi è venuto abbastanza naturale realizzare dei piccoli disegni: ad esempio, le regole di comportamento che abbiamo tradotto in varie lingue, l’ospedale di Bergamo fatto dagli alpini o la mensa dei poveri di Milano; poi i cantieri che riaprono e i momenti spirituali, come la Pasqua, che abbiamo vissuto durante la quarantena».

Tutte queste tavole colorate sono state pubblicate sui social, ma presto diventeranno un libro che verrà poi stampato e il cui ricavato andrà alla Croce Rossa Italiana. «È diviso in quattro capitoli. Il primo è di ringraziamento: grazie ai medici e a tutte le persone che hanno continuato a lavorare. Il secondo è dedicato ai territori: abbiamo disegnato la Lombardia, il Veneto, ma anche gli Stati e le città. Il terzo racchiude la parte spirituale: “Tutti sulla stessa barca”, quindi anche l’immagine del Papa in quei momenti fortissimi da solo in piazza San Pietro. L’ultimo racconterà quello che succede a tutti quanti: la vita va avanti, siamo rinchiusi in casa e comunque facciamo di tutto, cerchiamo di uscire per correre e andiamo a fare la spesa».

I disegni originali sono già all’asta su eBay e continuano le spedizioni in tutta Italia dei prodotti realizzati. «C’è stata molta richiesta. Mio figlio manda in giro i puzzle; Lorena, la collaboratrice, colora a casa; poi ci sono due signore che ci danno una mano nel negozio di Moena. Siamo tutti allertati e anche se siamo lontani, siamo uniti a distanza. Aspettiamo di vedere un po’ come si evolverà la situazione».

arcobaleno

Fabio è fiducioso e la speranza è uno dei temi che da 35 anni accompagna la sua carriera. «È difficile fare una classifica dei disegni, però sicuramente ci sono alcuni che fanno sorridere e che a distanza di tempo piacciono ancora. “L’arcobaleno” è diventato un classico e lo è ancora di più in questo momento dove ci sono arcobaleni dappertutto. Nel disegno dopo la tempesta esce fuori questo lenzuolo sorretto dai palloncini con i colori dell’arcobaleno. Le formiche si arrampicano, scivolano e si tuffano giù nel mare. Questo dà proprio l’idea della speranza».

Quella stessa speranza Fabio l’ha voluta infondere a noi studenti. Al termine dell’intervista via Skype, in pochi minuti, ha realizzato la nostra università e noi formiche affacciate alla finestra con il computer in mano, in attesa di un ritorno alla vita normale. Il Coronavirus, una palla colorata di rosso, continua a girare intorno all’edificio, ma a fare da sfondo c’è una luminosa Madunina e il duomo di Milano che speriamo di rivedere presto brulicante di formiche.