«Era il 9 gennaio di due anni fa. Mi trovavo al parcheggio della Stazione Centrale, quando alle 14:25 mi si presenta questa qui: una signora anziana con una valigia trolley. Mi dice di portarla a Villasanta, io imposto il tassametro, il navigatore e partiamo. Mentre guido sento che la signora sta chiacchierando con qualcuno al cellulare: sta parlando di un ragazzo “da bocciare”.
Chiusa la telefonata, dopo un po’, si mette ad attaccare bottone con me: racconta di essere un’insegnante prossima alla pensione, di aver dedicato la sua vita alla scuola e di “averle reso un gran servizio! Perché sa, io aiuto gli studenti ad aprire gli occhi. Se uno studente non ha le capacità per il corso di studio, io cerco di metterlo di fronte all’evidenza e di fargli cambiare strada. Però, c’è da dire che ce ne sono in giro di giovani cocciuti. Se non fosse per me chissà dove andremo a finire!
A proposito di studenti testardi mi ricordo di un ragazzo – stiamo parlando di tanti anni fa – in terza C, che non ne voleva proprio sapere di essere incapace, mi pare si chiamasse Lorenzo. Dopo tre anni finalmente sono riuscita a farlo bocciare. Che sollievo quando se ne andò dalla” e mi dice il nome dell’Istituto. Non potevo crederci. Le chiedo cosa insegna. Matematica. Diviso tra la sorpresa e la collera, cambio il tragitto sul navigatore e inserisco quello più lungo. Mi metto dietro ai camion carichi di gas, faccio di tutto per perdere tempo e per rendere la corsa più sgradevole e lunga possibile. Arriviamo a destinazione tardissimo e le faccio pagare il prezzo della corsa ‘maggiorato’ rispetto a prima. Lei se ne va via contrariata e io rido sotto i baffi: ho ottenuto la mia rivincita, perché quel Lorenzo della terza C di tanti anni fa ero proprio io».
(Lorenzo G., Stazione Centrale)