Spogliarsi del proprio ruolo rivestito all’interno della società, dimenticarsi delle norme culturali vigenti per scoprirsi e conoscersi intimamente davanti ad un obiettivo fotografico. È ciò che ha chiesto – e fatto – Veronique Charlotte, artista e performer italiana, mettendosi a nudo e condividendo le proprie emozioni con persone a lei sconosciute, cercando di aprire un’indagine «sulle diversità di genere e le identità personali».
Iniziata a Londra a settembre dell’anno scorso – «dopo un incontro catartico avvenuto con il primo ragazzo che ho fotografato» – e rinominata Gender Project, l’indagine artistica di Veronique approda ora a Milano, per una seconda tappa che assume i connotati di un vero e proprio festival di arti visive, tra talk, incontri, istallazioni sonore realizzati in collaborazione con Milano Pride e in programma all’ex scalo di Porta Genova sino a domenica 11 ottobre.
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«Il progetto – racconta l’artista – è la rappresentazione della gentilezza al di fuori di ogni categorizzazione. È un esercizio di mark making. E con ciò non intendo “dare delle etichette” ma avvicinarsi a realtà diverse e farle diventare nostre tramite la conoscenza, l’educazione e il saper identificare senza giudizi e pregiudizi».
«Gender Project è un racconto corale, nato da un’idea, ma poi realizzato grazie soprattutto alla spontaneità della rete sociale che si è venuta a creare»
I soggetti, le muse, vengono reclutati in maniera del tutto casuale – «non c’è nessun casting, viene indetta un’open call e chiunque può partecipare liberamente» – e le loro storie, immortalate in bianco e nero, danno vita man mano ad «un racconto corale, nato da un’idea, ma poi realizzato grazie soprattutto alla spontaneità della rete sociale che si è venuta a creare». «All’inizio – continua Veronique – avevo pensato di identificare e fotografare dieci persone. Ma poi ho cambiato idea perché volevamo arrivare ad una meta differente. Quindi abbiamo pensato a scattarne cinquanta, “ma se ne possiamo scattarne cinquanta allora scattiamone cento”, ci siamo detti. Ora il nostro obiettivo è quello di arrivare a mille, raccogliendo ritratti in giro per dieci capitali mondiali».
Arrivato a quota duecento, Gender Project va oltre il racconto del singolo individuo, andando quindi a descrivere anche la società di cui questo fa parte e delineando, nello stesso tempo, una nuova una geografia dei luoghi, non definita dai confini tra gli Stati, ma dalle storie delle persone».
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Osservando le foto di Veronique, intime e potenti, si può benissimo immaginare l’energia venutasi a creare tra soggetto e fotografo nel momento stesso dello scatto. Ed è lecito domandarsi quali emozioni si possano provare entrando in intimità con qualcuno mai visto prima. «È un’esperienza forte che ti segna molto. Sia davanti che dietro l’obiettivo» ammette. «Non è facile entrare dentro il cuore di qualcuno ma non è neanche facile aprire il cuore ad uno sconosciuto e spogliarsi. Tutte le persone che ho fotografato però si sono dimostrate, e sono, super valore. Si rappresentano in delle categorie che supportano e condividono. Sono dei portavoce».