Parzialmente vero/ Silvia Sardone (Lega): «Il 90% dei fondi per sostegno al reddito va a finire ad immigrati».

Lo scorso mese, Silvia Sardone, eurodeputata e consigliera comunale a Milano per la Lega, ha pubblicato a più riprese sui suoi profili social (Facebook, Instagram e Twitter), questa notizia:

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La dichiarazione s’inserisce in un quadro più ampio: da quando Matteo Salvini ha assunto la guida del partito nel 2013, è diventata frequente a tutti i livelli la denuncia da parte degli esponenti leghisti della precedenza e delle situazioni di favore accordate dalle istituzioni agli immigrati nella fruizione di servizi pubblici, da destinare invece a cittadini autoctoni in prima istanza. Tutto ciò è avvenuto in parallelo con la trasformazione della Lega da partito da base regionale a formazione politica nazionale, un cambiamento di linea politica sintetizzabile nel fortunato slogan «prima gli italiani».

Inoltre,la polemica segna il percorso di avvicinamento alle prossime elezioni comunali, previste per il giugno 2021, attraverso cui la Lega ambisce, insieme alla coalizione di centro-destra di cui fa parte, a riconquistare Palazzo Marino dopo due mandati di guida della città da parte di giunte a guida Pd.

Per ‘’misure di sostegno al reddito’’ si intendono tutta una serie di provvedimenti assistenziali per il contrasto alla povertà erogati dal Comune di Milano

Sostegno al reddito:

Di cosa parliamo, però, quando parliamo di sostegno al reddito?Per ‘’misure di sostegno al reddito’’ si intendono tutta una serie di provvedimenti assistenziali per il contrasto alla povertà erogati dal Comune di Milano in varie forme a persone fisiche che ne abbiano fatto domanda. Possiamo trovare, tra questi: contribuzioni economiche semplici; percorsi di inclusione e riattivazione sociale per gli inoccupati; assegni di maternità e familiari per nuclei con molti figli a carico; bonus bebè e reddito d’inclusione. È stato definito la ‘’risposta milanese’’ al reddito di cittadinanza varato dal governo Movimento 5 Stelle – Lega e, a ben vedere, è una definizione piuttosto calzante: copre la stessa platea, ma su base locale e quindi in maniera meno vasta e più differenziata ed è destinato solamente a chi già non percepisce il reddito di cittadinanza.

Nello specifico,la Misura 1 e la Misura 2 (cui la Sardoni si è riferisce) riguardano famiglie con minori a carico e nuclei composti da uno o più adulti, tra i 18 e i 64 anni, senza minori a carico e con almeno un membro con una percentuale d’invalidità dal 73% in giù.

Non tutti, però, possono concorrere per ottenere il sostegno al reddito.I requisiti necessari per ottenerlo sono i seguenti: risiedere nel Comune di Milano; non usufruire di altri sussidi; presentare una dichiarazione ISEE al di sotto dei 6.000 €.

Verifica della dichiarazione:

In quale modo la Sardone è venuta a conoscenza di queste informazioni?Attraverso un’interrogazione rivolta in data 27 novembre 2019 a Gabriele Rabaiotti, assessore alle Politiche sociali del capoluogo lombardo, la Sardone ha chiesto di conoscere la quota di cittadini italiani e cittadini stranieri presenti nella graduatoria dei destinatari dei fondi comunali. Le graduatorie, infatti, per via della normativa sulla privacy, non consentono di individuare, se non in maniera approssimativa e sommaria, l’identità dei destinatari. I documenti forniti in merito in data 12 dicembre 2019 dalla Segreteria dell’assessore riguardano la Misura 1 e la Misura 2 e, pur dividendo gli ammessi tra italiani e stranieri, non specificano la nazionalità degli ammessi.

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Come è possibile verificare nel grafico n°1,nel primo caso il numero delle domande presentate ammonta a 814, di cui 770 ammesse e 44 respinte. Tra i 770 ammessi, 692 sono cittadini stranieri (90%) e solo 78 sono cittadini italiani (10%).

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Come è invece possibile verificare invece nel grafico n°2,nel secondo caso il numero delle domande presentate ammonta a 141, di cui 127 ammesse e 14 respinte. Tra i 127 ammessi, 95 sono cittadini stranieri (75%) e 32 sono italiani (25%).

Complessivamente, come si può osservare nel grafico n°3 pubblicato in apertura, a fronte di 897 ammessi totali, 787 sono cittadini stranieri (87%) e 110 sono italiani (13%).

Dai documenti fornitici dallo staff della Consigliera per verificare la veridicità delle sue dichiarazioni, non è specificata però l’identità dei non ammessi all’interno delle graduatorie: una mancanza significativa in quanto i nudi dati, seppur precisi, devono essere inseriti all’interno di un contesto senza il quale perdono il senso a cui si riferiscono. Se le percentuali di ripartizione tra italiani e stranieri si ripetessero identiche o tendenzialmente simili anche nel numero dei non ammessi, non si potrebbe parlare di volontà discriminatoria da parte del Comune, quanto, più precisamente, di prevalenza degli stranieri all’interno del numero dei richiedenti.

Grazie agli uffici tecnici del Comune di Milano, è stato possibile ricostruire questo contesto recuperando documenti sulla ripartizione dei non ammessi.Nella Misura 1, su 44 respinti, 38 sono italiani (86%) e solo 6 stranieri (14%). Nella Misura 2, su 14 respinti, 3 sono italiani (21%) e 11 sono stranieri (79%).

Bisognerebbe, a questo punto, conoscere i dati quantitativi e qualitativi riguardanti la platea potenziale degli aventi diritto sul territorio del Comune. Trattandosi di domande presentate su base volontaria, il Comune non è in possesso di questi dati né è possibile reperirli.

La dichiarazione, quindi, è da considerarsi parzialmente vera, ma rimane assai difficile da provare quel «razzismo al contrario» utilizzato dal Comune di Milano contro i cittadini italiani.