Il modo di dire francese Faire les quatre cents coups  può essere tradotto in italiano come “fare il diavolo a quattro” o “combinarne di tutti i colori”. Truffaut prese parte di questa espressione e intitolò I 400 colpi un suo film simbolo. La vena ribelle e dissacrante di quel modo di dire si ritrova oggi in un progetto che a quel film fa il verso, almeno nel nome: I 400 calci.I calci è un esperimento difficilmente incasellabile: è un blog sopravvissuto alla scomparsa dei blog ma è anche una community, formata da appassionati di un cinema di genere in qualche modo marginalizzato. Il lavoro di “riscoperta” di un certo cinema ha raggiunto il suo apice nella dissacrante cerimonia della consegna dei Premi Sylvester, tenutasi sabato 18 al Santeria. Lì abbiamo incontrato due delle menti di questo divertente esperimento: due (non troppo) loschi figuri che si sono presentati con i nomi di battaglia di Stanlio Kubrick e Quantum Tarantino.

Chi siete? Cosa fate nella vita?

Stanlio Kubrick: Nella vita faccio il giornalista, anche se quando mi occupo di cinema mi firmo come Stanlio Kubrick. Su I 400 calci sono entrato nel 2012, abbastanza presto. All’inizio eravamo molto più specializzati, perché eravamo di meno, c’era molta più gente che puntava sugli stessi generi, ma con il tempo abbiamo allargato il campo di azione.

Che idea avevate quando avete creato I 400 calci?

S.:È nato come un blog in pieno periodo blog, da un gruppo di persone che già scriveva in autonomo delle recensioni e ci siamo detti: facciamone uno di cinema in cui parliamo però del cinema di genere con la serietà con cui si affronta il cinema normale.Poi pian piano i blog sono morti, noi siamo rimasti in vita e da lì abbiamo iniziato ad allargarci.

Però col tempo, in un certo modo, avete istituzionalizzato un certo tipo di linguaggio, andando oltre la trattazione del cinema di genere.

S: Era l’idea iniziale, ci fa piacere che sia venuta fuori. Ognuno di noi ha una formazione diversa dal punto di vista critico, perché c’è chi ha studiato e ha una formazione accademica, c’è chi come me si è fatto la formazione per conto suo – per esempio io mi sono letto per conto mio libri di cinema, ma non ho titoli di studio su quello. Il punto è che oggi di cinema scrive chiunque dovunque, e in genere vengono scritte sempre le stesse cose. Cioè i pezzi di cinema sono Wikipedia: la trama, il cast, la fotografia, la produzione, un giudizio. Volevamo, invece, aggiungere qualcosa, parlando delle cose che secondo noi vale la pena parlare di un film.Io personalmente sono molto contento se riesco a scrivere un pezzo in cui parlo di un aspetto solo di un film, tutto il resto non è fondamentale: le nostre sono recensioni-analisi, non sono pareri che buttiamo fuori il giorno dell’uscita, per convincere la gente ad andare così il distributore ci compra gli spazi pubblicitari. Noi facciamo degli approfondimenti. Di conseguenza vengono fuori discorsi sul linguaggio, con tormentoni. Ciascuno di noi ha il proprio stile però siamo sempre in comunicazione, c’è un po’ di “lessico familiare”.

Avete una community forte e abbastanza educata, per certi versi.

S: Sì, hanno i loro momenti. Poi c’è una parte che si è spostata su Twitter. Qualcuno sta su Facebook.

Quantum Tarantino: C’è da dire che Facebook e il sito sono rimasti posti in cui si parla di film. Su Twitter c’è molta più interazione ma a livello personale. Cioè, bene entrambe le cose: pochi altri siti, in Italia, hanno una community così ansiosa di farci sapere che ci stiamo sbagliando.

Ma il rischio non è quello di uniformarsi? Esempio: il caso di Mad Max: Fury Road, reputato da tutta la community de I 400 calci, in maniera unanime, un capolavoro. Ma, al vostro interno, ci sono delle dissonanze?

Q: Di dissonanze ce ne sono. Il nostro collega Darth Von Trier, in riferimento a Mad Max: Fury Road, non l’ha visto, giusto per dire – e questa è la cosa peggiore che si possa dire sul film di Miller.

S: A parte Mad Max, per esempio Midsommar l’abbiamo recensito “strabene”, e per me è un film pessimo, pretenzioso, inutile.Alcune persone vengono instradate da quello che diciamo, però in linea di massima non è così. A me interessa influire nel senso di convincere le persone a guardare tanti film, a prescindere dal giudizio semaforico.

Q: Penso che per noi sia difficilissimo dire se stiamo effettivamente influenzando degli spettatori o se ci stiamo parlando addosso fra persone che più o meno la pensano allo stesso modo.

S: Mi piacerebbe che, in generale, la gente cominci a realizzare che non è necessario che ogni cosa sia bellissima o bruttissima: si può dare un giudizio sereno e articolato su un prodotto, apprezzando magari il giudizio su un film senza dover apprezzare per forza il film.

Q: Da qui il commento più tipico che è “il film è una cacata, ma ottima recensione”.

S: Che poi è una “ruffianata”, perché le recensioni negative sono le più facili da scrivere. Se devi parlare male di un film, ci metti un terzo del tempo.

Q: Secondo me è più veloce, più facile e più divertente scrivere una stroncatura.Poi, è molto più difficile spiegare perché un film è bello piuttosto che demolirlo, facendo notare tutti i motivi per cui è una schifezza. Quando sono di fronte a un brutto film, è evidente cos’è che non funziona. Quando invece guardo un film che mi lascia a bocca aperta, mi trovo in difficoltà: per esempio, C’era una volta a Hollywood di Tarantino mi è piaciuto tantissimo, e ho detto “non fate scrivere a me la recensione”, perché non sarei stato in grado di spiegare che cosa funzionava e non penso che avrei fatto un buon servizio scrivendo solo “oh mio Dio, che figata” e una tonnellata di punti esclamativi.

Come vi gestite con il lavoro?

Q: Attraverso il principio della roulette russa, dove il proiettile è il film brutto.A parte gli scherzi, teniamo costantemente d’occhio quali sono tutti i film che stanno uscendo al momento, sia che si tratti di mainstream ma soprattutto la roba di cui nessuno sentirebbe parlare se non ci scrivessimo un pezzo noi – che è la cosa che ripaga di meno, però se riesci a far conoscere anche a solo una persona un titolo che altrimenti non avrebbe visto, è una gran figata. In generale, abbiamo una lista di titoli che riteniamo vadano coperti e in base – questo è il bello di essere un collettivo – alle disponibilità di ognuno si cerca di distribuire premi e punizioni.

Invece per quanto riguarda i premi? Quando è nata l’idea?

S:I Sylvester sono nati intorno al 2013, quasi immediatamente dopo la fondazione de I 400 calci. L’idea della serata risale a tre anni fa, e questo è il primo anno in cui li facciamo live.

Q: Cerchiamo di coniugare una consegna di premi, che sulla carta è la cosa più noiosa dell’universo, a un evento che possa anche divertire qualcuno. Forse quest’anno abbiamo trovato la quadra.