Per due giorni l’Università Cattolica di Milano ha ospitato l’annuale conferenza organizzata da Ejta, l’European journalism training association, con giornalisti ed esperti dell’informazione di tutto il mondo. Ecco cosa ci siamo portati a casa dagli incontri su narrative journalism and storytelling on digital platforms.
La TO DO LIST del digital storytelling
- Creare prodotti che durino nel tempo, superando la natura intrinseca della tecnologia che continua a superare se stessa e riuscendo a far emergere umanità attraverso essa;
- Renderli fruibili su più dispositivi;
- Tenere sempre presente a che tipo di pubblico ci si rivolge e cercare di rispondere alle sue aspettative, superandole: cercare di coinvolgerlo e renderlo parte attiva, attraverso spazi la creazione di spazi per l’UGC e tecniche come la gamification;
- Ridurre e selezionare solo gli elementi più importanti. Più informazioni si danno meno è facile per l’utente navigare e fruire i contenuti;
- Distribuire il prodotto attraverso diversi canali, insistendo sui social media;
- Seguire l’ «elasticità» del digital storytelling, permettendo all’utente un’esperienza immersiva e insieme una breve occasione di svago e lasciandogli l’opportunità di abbandonare e riprendere il prodotto quando preferisce;
- Consentire la «libertà interattiva» e di navigazione, mantenere un chiaro percorso narrativo, separare le informazioni essenziali da quelle superflue; Lasciati guidare da un’ordinata anarchia
- Lasciarsi guidare da un’ordinata anarchia: tentare l’intentato e narrare storie in nuovi modi per raggiungere i nuovi fruitori, ma evitare l’innovazione per l’innovazione;
- Conciliare un approccio anglosassone, strettamente fattuale, con uno più italiano e «hearty» e coltivare la sinergia tra forma e contenuto, oltre che tra le diverse forme multimediali;
- Sfruttare al massimo i budget ristretti: non è vero che un buon prodotto ha dietro di sé costi necessariamente elevati.
5 ADVICES fondamentali per fare storytelling, più in generale, secondo Alexandra Stark:
La TO DO LIST del buon docente di giornalismo:
- Insegnare a essere «attractive» e «reliable»;
- Non ascoltare la propria voce di insegnante che parla agli allievi, ma incoraggiarli a sviluppare una voce personale;
- Accettare le loro suggestioni e suggerimenti, lasciare libera la loro creatività;
- Insistere sull’«accuracy» e sull’importanza di riconoscere le fonti affidabili su internet: ogni giornalista deve essere in grado di selezionare notizie prioritarie e verificate;
- Aiutare gli studenti a fornire il giusto contesto della notizia, mettendogli a disposizione gli elementi necessari e spingendoli all’approfondimento;
- Offrire tempo e supporto agli studenti e insegnare loro a gestire le critiche, anche attraverso il confronto in gruppo dei lavori del singolo; Dai incarichi precisi e obiettivi concreti, ma lascia liberi di scegliere il mezzo più adatto a raccontare una storia
- Dare loro incarichi precisi e obiettivi concreti, ma lasciarli liberi di scegliere il mezzo più adatto a raccontare una determinata storia;
- Coinvolgerli in esercitazioni in ciascuna lezione e in un progetto finale, dando la priorità alle attività pratiche, rispetto a quelle teoriche;
- Renderli consapevoli che con la rivoluzione digitale viene meno il primato del contenuto sulle modalità di distribuzione e l’immediatezza ha la meglio sulla complessità;
- Iniziare fin da subito a istruirli sulle tecniche dello storytelling multimediale, insegnando loro le basi dell’informatica e della grafica.
Infine, 5 ADVICES fondamentali per realizzare un buon documentario, secondo Giordano Cossu: