Campioni del mondo, record e amicizia. Così si può riassumere, in una riga, il successo degli azzurri negli ultimi Mondiali di nuoto a Budapest. L’Italia infatti non aveva vinto mai cinque ori in una edizione: erano stati al massimo tre e con una certa Federica Pellegrini che garantiva medaglie sicure. Oggi la musica è cambiata. C’è stato un grande ricambio generazionale che sta dando piano piano i suoi frutti. Giovani, forti e di prospettiva, tanto da permetterci di sognare e di sperare in un futuro roseo. What else? Vediamo quindi un’Italia del nuoto che sventola in alto la bandiera tra medaglie, sorrisi e pianti. Quella di questa edizione è stata una nazionale che ci ha stregato e nel medagliere – pur considerando l’assenza della Russia – si trova come terza potenza dietro Usa e Australia.

Non eravamo mai arrivati così in alto: il precedente record risaliva a Gwangju 2019 con 3 ori, 2 argenti e 3 bronzi che, a sua volta migliorava i risultati dell’edizione del 2017, a dimostrazione di una crescita costante per densità, medaglie e traguardi raggiunti.

Non eravamo mai arrivati così in alto. Il precedente record risaliva a Gwangju 2019 con 3 ori, 2 argenti e 3 bronzi che, a sua volta, migliorava i risultati dell’edizione del 2017, a dimostrazione di una crescita costante per densità, medaglie e traguardi raggiunti. Ora l’obiettivo dovrà essere quello di restare concentrati in vista dell’Europeo di Roma, dove saremo obbligati a essere protagonisti. La ricetta sarà unire l’impegno alla grandissima voglia di arrivare che ha contraddistinto, più di ogni altra cosa, il risultato mondiale ottenuto. Perché dietro alle medaglie ci sono state storie di riscatto e rivincita. I cartelloni della manifestazione in Ungheria recitavano “Make History”. Gli azzurri li hanno presi alla lettera. Missione compiuta.

Ma chi sono i protagonisti del successo? Nel raccontare il mondiale dell’Italia non si può non partire da Gregorio Paltrinieri. Lui, classe ‘94, rappresenta la stella polare del nuoto italiano. Riferimento e guida, ha una gran voglia di dimostrare di essere ancora ai vertici. Dopo il successo di Budapest è uscito dall’acqua dicendo: “Mi quotavano 26, come si permettono? Ecco chi sono”. Devastante, sorridente e “zuppo” di felicità, domina la gara dei 1500 stile libero – con annesso record europeo di 14’32’80 – lasciandosi alle spalle l’americano Finke e il tedesco Wellbrock. I due ci provano, inseguono ma niente da fare: hanno un altro fuso orario e restano dietro. Gregorio ha vinto pur avendo la corrente contro: nessuno credeva in lui eppure si è saputo prendere tutto. D’altronde in carriera è sempre stato così. Come quando a Tokyo 2021, nuotò più veloce della mononucleosi che pochi mesi prima lo aveva costretto a smettere gli allenamenti. Questo è Paltrinieri, un ragazzo capace di andare oltre i propri limiti ovunque e dovunque. E pensare che da piccolo sognava di giocare in Nba e che sua mamma Lorena ha paura dell’acqua, ma è la sua prima tifosa e in quel sorriso post gara c’è dentro anche lei. I sacrifici, gli sforzi e l’importanza di esserci sempre. Un po’ come riesce a fare Greg in acqua. Elegante, capace di reinventarsi e di trovare ogni volta un modo per stupire. Anche se ormai, forse, non fa neanche più notizia. “Sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua”, direbbe Vasco Rossi. Lo scatto di Paltrinieri che si batte le dita sul petto sembra dire proprio questo.

Gli altri invece si possono racchiudere in una parola: futuro. Thomas Ceccon, Nicolò Martinenghi e Benedetta Pilato hanno tutti dai 22 anni in giù e rappresentano lo zoccolo duro dell’Italia che verrà. Uno zoccolo d’oro, in realtà. . Già, perché tutti e tre hanno vinto a Budapest dimostrando di poter dire la loro contro tutto e tutti. Anche se hanno storie molto diverse e il viaggio per ognuno, seppur abbia un punto di arrivo comune, è stato differente e particolare.

Ceccon, 21 anni, è stato a dir poco sbalorditivo: oro nei cento dorso, con tanto di record del mondo. Della serie: “fatemi realizzare, non ci credo neanche io”. In passato lo avevano paragonato a Balotelli: tanto enfant prodige quanto enfant terrible. Tradotto, è un ragazzino con un grande talento che non esplode anche a causa del suo carattere. Oggi, però, ha cambiato testa. È più inquadrato, serio, determinato. La cosa impressionante è stata la sicurezza, come se Thomas avesse convinto l’acqua che avrebbe vinto lui: se si analizza la gara, sin dalla prima bracciata si vede che ha più fame di tutti, nonostante abbia mantenuto per tutta la gara un po’ di spavalderia e un po’ di sana incoscienza, che non fa mai male. Fino all’urlo dopo l’ultima bracciata: liberatorio, di quelli con cui scarichi la tensione anche se ancora non realizzi di essere nella storia. Ora Ceccon può aprire gli occhi: è tutto vero.

Poi c’è Martinenghi. Oro nei cento rana e una grande spunta alla voce “sogni realizzati”. Una medaglia voluta e conquistata lottando. Primo oro alla prima finale mondiale della carriera. Quando si dice fare centro subito, en plein. Non era dato come favorito, eppure ha stupito tutti. “La testa ha fatto più del fisico”, dice. Negli anni Nicolò ha imparato a usarla e oggi può dire che gli sia servita.

Dulcis in fundo la Pilato, classe 2005. Non ha ancora compiuto 18 anni e l’oro nei cento rana ha il sapore di un successo che va oltre ogni logica. Lei, così timida, sulle sue, ma così vogliosa di rivincita dopo la delusione olimpica di Tokyo. Benedetta si è ripresa tutto, con gli interessi. Un vero e proprio capolavoro. Il tempo è dalla sua (altroché!) e avrà tutto il tempo per togliersi ancora soddisfazioni su soddisfazioni. Intanto, noi ci godiamo la prima gemma che ci regala. Vederla che si prende il mondo – con tanto di oro al collo – è una delle favole più belle venute fuori sul Danubio. Lì dove il cielo in questi giorni è sempre più azzurro.