Da qualche parte si legge che in una squadra di calcio esistono nove ruoli e due professioni: il centravanti – quello che risolve la partita con un gol – e il portiere. Se fino a poco tempo fa era usanza mandare in porta il più “scarso” della squadra, quello meno abile con la palla tra i piedi, negli ultimi decenni il ruolo del portiere è, senza alcun dubbio, quello che è cambiato di più. Dai “portieri kamikaze” degli anni Cinquanta e Sessanta, Lev Yashin su tutti (unico ad aver vinto il pallone d’oro), si è arrivati all’idea del portiere-libero che partecipa alla costruzione dal basso della squadra.
Da prerogativa funzionale al gioco della squadra, l’idea che l’estremo difensore debba partecipare al gioco è diventata una vera e propria ossessione e ha fatto dimenticare un particolare non da poco: il portiere deve saper parare. Punto.
Saper giocare con i piedi è diventata, infatti, una prerogativa ormai quasi indispensabile per i portieri. Spesso, però, da prerogativa funzionale al gioco della squadra, l’idea che l’estremo difensore debba partecipare al gioco è diventata una vera e propria ossessione che fa dimenticare un particolare non da poco: il portiere deve saper parare. Punto.
Tutto questo è parso evidente durante i mondiali in Qatar, con i portieri delle varie selezioni che si sono resi protagonisti di parate provvidenziali. Impossibile non partire dall’eroe della finale dell’Argentina, Emiliano Martinez, decisivo prima al 120 minuto con una parata da cineteca sul tiro a tu per tu di Kolo Muani, e poi ai rigori, dove annulla Coman e induce all’errore Tchouaméni con il suo discutibilissimo repertorio di provocazioni. Ride, balla, allontana il pallone, sbeffeggia chi si avvicina al dischetto, ma alla fine ha ragione lui: la Francia sbaglia due rigori e l’Argentina si porta a casa la sua terza coppa del mondo. Oggi i giornali parlano tutti (giustamente) di Leo Messi e di quella maledizione, ormai sfatata, che lo ha perseguitato negli anni. Senza El Dibu Martinez – come lo chiamano in Argentina – oggi staremo, però, commentando un’altra partita. Con quello parato a Coman, sono diventati tre i rigori annullati dal Dibu in questo mondiale, sei se si contano anche quelli dell’ultima edizione della Copa America, vinta proprio dalla Selection. Una consacrazione che pone le basi nel giugno del 2021, quando Martinez viene convocato per la prima volta a 29 anni in nazionale, e che ha il suo apice a Doha un anno e mezzo più tardi con il riconoscimento di miglior portiere del torneo. Meglio glissare sull’esultanza post premiazione…
E se El Dibu può dirsi soddisfatto delle sue prodezze dagli undici metri, per il portiere della Francia, Hugo Lloris, resta il rammarico di non essere stato in grado di pararne neanche uno nelle ultime due edizioni del mondiale. Un dettaglio non da poco, che alla fine ha fatto la differenza. “Non è però da questi particolari che si giudica un giocatore” direbbe De Gregori. E. infatti, il portiere francese è stato protagonista di un mondiale di altissimo livello dall’inizio alla fine. Ha parato tutto (o quasi) quello che poteva, a cominciare dai salvataggi su Zielinski e Bellingham nella fase a eliminazione diretta. Eppure, di lui si parla sempre poco e male, tanto che il mondiale avrebbe dovuto giocarlo il connazionale rossonero Mike Maignan, rimasto a Milano per un infortunio alla gamba.

Storia simile per Dominik Livakovic, simbolo di una Croazia capace di qualificarsi per la terza volta nella sua storia alle semifinali di un mondiale. L’estremo difensore croato è stato capace di scalzare un portiere esperto come Subasic, guadagnandosi, partita dopo partita, la fiducia di una piazza complicatissima. A Doha ha scritto la storia con due record: terzo nella storia ad aver parato quattro rigori in un mondiale e primo in assoluto per numero di parate in una singola partita: 11, contro il Brasile di Tite. Niente male.
Tra le sorprese, o meglio, le conferme di quello che potremmo definire a questo punto “il mondiale dei portieri”, c’è anche spazio per l’estremo difensore del Marocco, Yassine Bounou, la cui somiglianza con Rio de “La Casa de Papel” è impressionante. Il portiere marocchino ha eliminato prima la Spagna agli Ottavi, neutralizzando due calci di rigore, e poi il Portogallo ai quarti con una serie di parate fuori dal normale (vedi quella su Joao Felix). I Leoni dell’Atlante, eliminati dalla Francia del marziano Kylian Mbappé, hanno chiuso il mondiale al quarto posto con cinque gol subiti in appena sette partite. I meriti, oltre che di un reparto difensivo mostratosi all’altezza, sono quasi tutti del trentunenne marocchino. Non c’è da sorprendersi: del resto, l’estremo difensore del Siviglia. oltre al Trofeo Zamora, riservato al miglior portiere della Liga, era già riuscito ad aggiudicarsi il premio di miglior portiere dell’Europa League 2019/2020, quella vinta dal Siviglia contro l’Inter di Antonio Conte.

