Il volontariato a Pavia non si ferma, ma si fa “smart” e muta il proprio approccio.L’Italia è da tempo immemore tra i Paesi più virtuosi al mondo per numero di volontari e solidarietà sociale, e la piccola città lombarda non fa eccezione. Se la salute è un diritto assoluto ed inalienabile, da difendere e preservare anche al costo di libertà personali e collettive, è anche vero che le reti sociali a protezione dei più vulnerabili non possono essere smantellate.

“Si rischia di sottovalutare l’impatto che solitudine ha su alcune persone” spiega Giorgio Musso, rappresentante della Comunità di Sant’Egidio di Pavia. In una città che sembra essersi paralizzata, circondata fin dai primi contagi da focolai e zone rosse, la Comunità non ha mai smesso di attivarsi per i più deboli, e non ha rinunciato al proprio approccio personale basato sui valori di fratellanza ed amicizia. “A Pavia – spiega Musso – hanno vietato ai senzatetto di dormire dalla stazione prima delle 23 e dopo le cinque del mattino, senza però dargli alcuna alternativa. Da giorni loro dormono all’aperto. Noi della Comunità stiamo continuando ad andare a trovarli, firmo io le certificazioni per chi va, è una questione di necessità. Abbiamo portato loro disinfettante, mascherine e sapone. Altri servizi che la Comunità di Sant’Egidio sta tenendo in piedi a Pavia sono la mensa, con distribuzione dei pasti all’ingesso e non ai tavoli, e il servizio di spesa a domicilio per gli anziani”.

A Pavia, il volontariato non si ferma, ma si fa “smart”: le iniziative di Comunità di Sant’Egidio e Babele odv, in favore di senzatetto e minori

Se da un lato c’è chi, come la Comunità, a Pavia opera fuori dai circuiti “ufficiali” d’assistenza sociale, dall’altro sono numerose le associazioni che operano ufficialmente su concessione del Comune. L’emergenza Coronavirus ha portato al blocco anche di buona parte del cosiddetto “terzo settore”, ovvero delle attività non-profit utili alla società, come i doposcuola gratuiti, i centri aggregativi per gli anziani, o le cooperative che si occupano di senzatetto o di disabili.

Questo arresto totale dei lavori, unito all’assenza di un piano chiaro (comunale o statale) per fronteggiare la situazione, ha portato le associazioni ed i singoli operatori ad ingegnarsi per trovare soluzioni spesso ufficiose e non abbandonare le persone assistite, spesso molto fragili: “Lavorando a progetto, noi non possiamo fare telelavoro. Però di nostra iniziativa abbiamo telefonato ai ragazzi che seguiamo normalmente al doposcuola, per sapere come si stanno trovando a seguire le lezioni online – racconta Elisabetta Della Vigna, operatrice di Babele ODV, associazione che gestisce due doposcuola comunali a Pavia – .Abbiamo individuato i dieci più fragili e, insieme ai volontari che di solito ci aiutano, ci siamo presi carico di un ragazzo a testa, per portare avanti un tutoraggio con rapporto uno a uno via Skype”.

Chi opera nel sociale in città, insomma, sta dimostrando molto spirito d’iniziativa e dedizione, per continuare a tutelare e difendere i più deboli, ora più che mai a rischio abbandono ed emarginazione.