Se gli adolescenti degli anni ’80 hanno cercato risposte in Beverly Hills 90210, riconoscendosi nelle paturnie di Kelly, Donna, Steve o sognando l’amore travagliato tra Brenda e Dylan, e quelli degli anni ’90 hanno trovato rifugio nelle storie di Dawson’s Creek, i millennials e la generazione Z sono, senza dubbio, nati sotto la buona stella di Skam. Ma quest’affermazione non è propriamente corretta. La serie, infatti, diventata in pochi anni un fenomeno mediatico di portata mondiale e con una notevole collezione di rifacimenti al suo attivo, abbraccia un target di spettatori molto trasversale e i suoi intrecci hanno tenuto (e continuano a tenere) incollato allo schermo del pc anche chi, almeno anagraficamente, teenager non lo è più.

Ma di cosa si tratta esattamente? Beh, se non avete mai sentito parlare di Skam, probabilmente, vivete in un eremo oppure non bazzicate abbastanza il mondo degli internauti, dello streaming e della tweetcronaca. Nata nel 2015 da un’idea della sceneggiatrice norvegese Julie Andem (che ne ha curato anche la regia), Skam (letteralmente “Vergogna”) si presenta al pubblico come una webserie drammatica basata sulle avventure e disavventure quotidiane di un gruppo di ragazzi della Hartvig Nissen School, prestigioso liceo del ricco quartiere di Frogner, nel West End di Oslo. Nata nel 2015 da un’idea della sceneggiatrice norvegese Julie Andem, Skam  si presenta al pubblico come una webserie drammatica basata sulle avventure e disavventure quotidiane di un gruppo di ragazzi della Hartvig Nissen School Il progetto parte senza particolari pretese: la copertura mediatica è minima, il budget non è sicuramente paragonabile alle stellari spese di realizzazione di prodotti come Game of Thrones, il metodo di distribuzione si rivela alquanto insolito (dimenticate le serie integrali sulla scia di Netflix o la buona, vecchia puntata settimanale, nell’universo Skam ogni giorno viene lanciata sul web una clip, abbinata a un originale e realistica presenza dei social, con scambi di sms tra i personaggi o post su Instagram che aiutano a dare contesto e consistenza alla trama) e molti degli attori coinvolti sono esordienti con ancora poca esperienza sulle spalle ma tanto da dire su una generazione, spesso, presa ben poco sul serio.

Perché è proprio questa la forza di una serie che, apparentemente, potrebbe sembrare l’ennesimo teen drama infarcito di turbe adolescenziali, amori non corrisposti, messaggi non visualizzati e che, invece, in pochissimo tempo, è diventato virale per aver scelto un linguaggio ben lontano da quella leggerezza sintetica di mocciana memoria, conquistandosi un record di visualizzazioni, premi ed elogi dal mondo della critica e il supporto incondizionato di fan internazionali che, innamorati di Eva, Noora, William, Isaak, Sana, si sono lanciati in una disperata ricerca di traduzioni dal norvegese e in sfrenate maratone da ore piccole. In pochissimo tempo, è diventato virale per aver scelto un linguaggio lontano da quella leggerezza sintetica di mocciana memoria, conquistandosi record di visualizzazioni, premi ed elogi dalla critica

Le quattro stagioni, ciascuna focalizzata su un personaggio in particolare e sul percorso che si trova ad intraprendere in quel preciso momento della sua vita, affrontano con estrema delicatezza e senza filtri argomenti, spesso, impropriamente etichettati come tabù, spingendo il pubblico a sviluppare riflessioni serie su cause che trovano, nella maggior parte dei casi, un immediato riscontro anche nella realtà quotidiana dei grandi.

Dalla solitudine alla travagliata ricerca del proprio posto nel mondo, dai disordini alimentari alla violenza sessuale, dall’omosessualità al cyberbullismo, passando per la religione e le riserve che può creare nella vita di una ragazza divisa tra il desiderio di godere a pieno della sua età e gli obblighi posti dal proprio credo, Skam non guarda agli adolescenti come creature da psicanalizzare o da redarguire ma si pone nella loro ottica, dando importanza anche a quei particolari che, spesso, gli adulti sono portati a minimizzare tra un “che sarà mai” e un “tutto passa” e che, invece, per un diciassettenne rappresentano l’inizio o la fine della propria vita. Non c’è spazio per intrecci scialbi o da manuale, ogni minimo particolare della storia si basa su un preciso lavoro di introspezione del personaggio, che porta inevitabilmente lo spettatore a lasciarsi coinvolgere, a empatizzare con i suoi gesti, a riconoscersi nelle sue scelte. Indipendentemente dall’età. Indipendentemente da quello che è o che è stato il proprio vissuto.

Una formula vincente, questa, che i remake nati dalla costola dell’originale norvegese, hanno deciso di adottare, aggiungendovi un tocco personale che ne ha rinnovato (se non, spesso, amplificato) il successo già straordinario. E su cui anche l’Italia ha deciso di scommettere, con una sua personalissima versione, prodotta da Timvision (piattaforma streaming dove la serie si può seguire in esclusiva) e Cross Production e scritta e diretta da giovani talenti come Ludovico Bessegato e Ludovico Di Martino. Oslo diventa Roma, la Nissen diventa il Liceo Kennedy, William e Noora diventano Edoardo ed Eleonora, in una dimensione dove l’amicizia e l’amore dimostrano di poter essere ancora motore di piccole e grandi rivoluzioni.

SKAM Italia 3_TIMVISION_Eleonora (Benedetta Gargari) ed Edoardo (Giancarlo Commare) (1)

Sin dalle prime clip, Skam Italia ha dimostrato di poter camminare sulle proprie gambe, forte della consistenza della sceneggiatura e delle storie rappresentate. Sin dalle prime clip, Skam Italia ha dimostrato di poter camminare sulle proprie gambe, forte della consistenza della sceneggiatura e delle storie rappresentate Oltre che di un cast di qualità, tra cui spicca il giovane attore siciliano Giancarlo Commare, che si è sempre sentito entusiasta di poter prendere parte a un progetto di questo spessore, nonostante il peso delle aspettative: «All’inizio ha prevalso l’ansia, la paura di non riuscire a rendergli giustizia. Poi, ho capito che avrei dovuto creare qualcosa di nuovo, che doveva essere mio e non un copia e incolla». Così, superato il provino a una sola settimana dall’inizio delle riprese, si è cucito addosso la vita e le contraddizioni di Edoardo Incanti, «grazie all’aiuto fondamentale dei colleghi e di due guide importanti come Ludovico Bessegato, regista della prima e della seconda stagione, e Ludovico di Martino, regista della terza». E il timore dei giudizi non è riuscito a scalfirlo: «Sono una persona e un attore che ama le sfide e sono felice di aver accettato la sfida che mi ha lanciato Edoardo. Le critiche servono a migliorare, non a distruggere, altrimenti sono inutili. Mi sono fidato di quelle utili e, a oggi, so di non avere sbagliato. Edoardo mi ha fatto crescere, Skam mi ha fatto crescere sia personalmente che professionalmente». L’evoluzione di cui parla Commare è tangibile: il suo è uno dei personaggi che più cambia nel corso delle tre stagioni fino ad ora trasmesse e che, smessa la maschera di bello e dannato, si lascia scoprire in tutte le sue fragilità, imparando a maneggiare le emozioni come se non fossero più lettere scarlatte. «La crescita di Edoardo è avvenuta in maniera naturale. Lui giocava a nascondino e io dovevo trovarlo. Mi sono divertito a ridurre in pezzi la sua corazza per vederlo, finalmente, in tutta la sua onestà e lì ho compreso chi fosse realmente. Ci siamo evoluti insieme, perché sceglie di spogliarsi della propria armatura e si mostra per ciò che è agli occhi di chi ama. È su questo che io e Ludovico Di Martino ci siamo concentrati e per me era fondamentale che venisse fuori. Edoardo è sempre stato più grande degli altri, prima perché voleva essere il leader, ora perché vuole essere un uomo».

Dimenticate i giocatori di football americani tutti popolarità e partite o i bellocci senza scrupoli a cui ci hanno abituato le serie americane, in Skam Italia i sentimenti riescono a smuovere anche i cuori più reticenti e l’amore non si riduce più alla cotta tra liceali, ma si trasforma in qualcosa di più maturo, che non conosce genere, che non ammette etichette. Uno dei fili rossi dell’intera serie (dalla prima stagione, con i problemi di cuore di Eva, alla seconda, con la storia tra Martino e Niccolò), nella terza stagione continua ad essere il deus ex machina delle vite dei protagonisti, facendo intrecciare i percorsi di due personaggi apparentemente agli antipodi come Eleonora Sava (interpretata da Benedetta Gargari) ed Edoardo Incanti e portandoli a mettere in discussione tutto quello in cui avevano creduto per riuscire a incastrarsi meglio l’uno nella vita dell’altro, spinti da un sentimento che, forse, a quell’età, è normale faccia paura. Una storia, la loro, in grado di unire le generazioni e abbracciare la tenera ingenuità dei quindici anni e la matura consapevolezza dei trenta, come dimostrato dalle migliaia di cinguettii carichi di elogi e di entusiasmo che inondano giornalmente Twitter dopo il lancio di due, cinque o dieci minuti di clip. E che, come ribadisce Commare, è stata costruita grazie a una lunga preparazione precedente alle riprese: «Durante le prove, il regista ci ha proposto vari esercizi nei quali io e Benedetta abbiamo avuto modo di sperimentare e comprendere come questi due personaggi agissero l’uno verso l’altro. Un lavoro emotivamente coinvolgente, fatto di esercizi che, inizialmente, ci hanno permesso di carpire l’essenza dei loro mondi individuali, fondendoli successivamente fino a crearne uno solo. Edoardo e Eleonora sono due personaggi che si ascoltano e si comprendono, che arrivano a fidarsi l’uno dell’altro. Devono affrontare i loro ostacoli ma lo fanno insieme, l’uno sostiene l’altro: è così che si fa quando ci si ama, almeno è così che a me piace fare. Loro sono la prova che si può». «Edoardo e Eleonora sono due personaggi che si ascoltano e si comprendono, che arrivano a fidarsi l’uno dell’altro. Devono affrontare i loro ostacoli ma lo fanno insieme, l’uno sostiene l’altro: è così che si fa quando ci si ama, almeno è così che a me piace fare. Loro sono la prova che si può»

In una società che spaccia la diversità per errore, che deprezza l’amore verso gli altri e non ha remore nell’accartocciare i sentimenti, una serie come Skam insegna a mostrarsi con orgoglio per quel che si è e a saper trovare la bellezza in ciò che, per tanto tempo, è sembrato solo un errore, senza discorsi complicati, senza inutili moralismi. E la riflessione transgenerazionale che ne è derivata ha, spesso, aiutato anche i genitori ad ascoltare e imparare a capire i problemi dei figli, come sottolineato dallo stesso Commare che, tra le testimonianze ricevute dal cast, è rimasto particolarmente colpito dalla storia di «un ragazzo che aveva difficoltà a parlare della propria omosessualità alla madre, una donna che si era sempre posta in maniera negativa nei confronti degli omosessuali e che, dopo aver visto la serie, non solo è riuscita a comprendere le difficoltà di chi scopre e affronta quest’orientamento ma è stata capace di dimostrare amore e accettazione nei confronti del figlio, come dovrebbe normalmente e naturalmente essere. A volte non siamo in grado di andare oltre con il pensiero, abbiamo barriere imposte dalla società. Beh, dobbiamo dire grazie a Skam se molte di queste barriere stanno cadendo».

No, non è più il tempo delle vite da romanzo dei giovani ricchi di The O.C o degli psicodrammi vintage di Dawson Leery e Joey Potter. Si alza il sipario sulla realtà, si buttano via le maschere di cartapesta e la vita di ogni giorno riesce a conquistare un posto d’onore in una serie tv che parla alla pancia. Senza più alcuna vergogna.