Il Leoncavallo – per il momento – è salvo: la nuova data di sgombero è stata fissata il giorno dopo dell’anniversario di Fausto e Iaio, il 19 marzo.

Sono le 8.30 del mattino, è il 24 gennaio e Milano è avvolta in un’unica nuvola grigia. Questa mattina però, non è come le altre. Le prossime ore potrebbero essere decisive per un luogo che – piaccia o no – ha costruito e conservato la storia della città meneghina degli ultimi quarant’anni: il Centro sociale Leoncavallo. Da settimane, il collettivo che gestisce in forma autonoma lo spazio si è mobilitato per adunare i sostenitori del centro, invitandoli a presentarsi in via Watteau in vista dell’imminente decisione del tribunale di Milano. I ragazzi del Leo saranno sfrattati dall’ex stamperia di proprietà della famiglia Cabassi?

Sono passati più di 25 anni dal primo trasferimento. La sede storica del centro, che era situata nell’omonima via, venne sgomberata nel 1994. Da quell’anno la nuova casa che l’Associazione delle Mamme Anfifasciste ha occupato, è proprio lo stabile di via Watteau nel quartiere Greco. Ad ottobre dello scorso anno, però, ecco il colpo di scena: la Corte d’Appello condanna il Ministero dell’Interno a pagare 3 milioni di euro alla società L’Orologio srl del gruppo Cabassi – proprietaria dell’ex cartiera – per mancato sfratto. La procedura di sgombero è iniziata, infatti, nel 2003.

Da alcuni minuti sono passate le 9 ed ecco che Daniele Farina – storico portavoce del collettivo -, poco fuori l’ingresso secondario del Leo, prende il microfono per dare ai presenti la notizia che tutti stavano aspettando: «Grazie a tutti per essere ancora una volta al nostro fianco» esordisce. «Siamo qui, insieme come sempre, ma – nonostante io sia consapevole delle risposte che cercate – questo non è ancora il momento di proclami ufficiali: dobbiamo attendere». Non avendo ancora notizie rilevanti da riportare – dopo un discorso di pochi minuti -, lascia subito la parola ad una nuova leva che, leggendo con la mano tremante, invita i sostenitori a credere nella storia e nell’essenza del Leoncavallo. Tutti in quartiere sapevano sarebbe stata questione di tempo. Intorno al Leoncavallo le vecchie costruzioni sono state abbattute, ricostruite e venduto a peso d’oro nel giro di tre anni. Proprio com’è il caso di Theorema Building, il nuovo compound, costruito tra due binari di fronte all’ingresso dello spazio autogestito e protetto da un’imponente cinta muraria: «Perché è questa l’idea di abitare della città di Milano ma da questa parte noi ci siamo, esistiamo». «Ci dicono di voler sgomberare il nostro spazio ma non ci dicono cosa vorrebbero costruire. Il punto è che il nostro è un centro culturale di aggregazione di coscienze critiche. Siamo corpi pensanti, danzanti e parlanti di tutte le età».

L’attivista, durante il suo discorso, fa riferimento ad una proposta presentata dall’amministrazione comunale: spostare il Leoncavallo a Sud della città. Lei, però, sottolinea di sapere che la stessa proposta è stata presentata all’Inter per la costruzione di un nuovo stadio. E prosegue evidenziando che lo spazio è anche un’archivio che racconta non solo la storia conflittuale della città, ma anche di tutti quei movimenti di protesta che hanno combattuto per vedersi riconoscere diritti individuali e collettivi. «Questo è un luogo aperto. Un luogo fatto di mostre, teatro, sport, lezioni, associazioni, assemblee, fiere feroci e feste».  E conclude: «Quindi, qual è la vera ricchezza? Noi la risposta la sappiamo».

Anche questa volta, il collettivo ha deciso di organizzare il presidio all’esterno dello spazio con una console aperta. Chiunque può prendere il microfono. Intorno alle 11.30, inizia a percepirsi qualcosa nell’aria. L’arrivo dell’ufficiale giudiziario però, passa inosservato. Questo perché non ha alcuna informazione rilevante, se non comunicare la data dell’ennesimo rinvio, il 19 marzo. Sono centinaia i posticipi che si sono accumulati nel corso degli anni ma – in questa fase particolarmente delicata – ogni proroga è di vitale importanza.

A quel punto il presidio si trasforma in una delle tipiche giornate targate Leoncavallo. Ormai sono in migliaia i cittadini – di tutte le età – che hanno raggiunto lo spazio di via Watteau. Chi per fare colazione, chi per comprare prodotti tipici e bottiglie di vino biologico, chi per gustare falafel o baklava e fatti in casa. Il volume dalle casse inizia a salire ed ecco il susseguirsi di artisti musicali che, a titolo gratuito, animano i presenti. Tra i Djs Cosmo e Venerus, due artisti molto conosciuti e stimati nella scena italiana e internazionale. È uscito il sole e il presidio si è trasformato in una festa, per ora.