Il Leoncavallo, storico centro sociale della città meneghina, per il momento, non sarà soggetto ad uno sfratto immediato.

Sono le 11.15 di martedì mattina e l’ufficiale giudiziario – incaricato di comunicare la decisione delle autorità agli interlocutori del centro sociale – fa sapere ai manifestanti radunati in via Watteau che la decisione è rinviata al 24 gennaio 2025. Lunghi applausi e sorrisi accolgono le parole di Daniele Farina, il portavoce del collettivo del Leo. «Vivo a Milano da tanti anni e per me questo posto ha sempre rappresentato un punto di riferimento. In tutti questi anni l’ho visto cambiare ma il fulcro dei suoi fondatori rimane saldo: creare uno spazio sociale per il sociale». Così, Mauro – cardiologo di 32 anni trapiantato nella città meneghina da ormai 12 anni – esordisce parlando del suo legame con il centro sociale. «Oggi abbiamo ricevuto una bella notizia ma questo è solo un punto di partenza perchè so che ci sono tante persone che come me ci credono sul serio in questo posto. Qui ho partecipato ad eventi, concerti e fiere, ho fatto molte cene con amici e ho trascorso tanto del mio tempo sfogliando i volumi incredibili della libreria». E conclude. «La sai una cosa? Io al Leo gli voglio proprio bene».

Dalle 9.30 centinaia di persone hanno iniziato ad occupare l’ingresso secondario dello spazio situato alla destra del graffito dedicato all’omicidio – rimasto irrisolto – di Fausto Tinelli e Lorenzo “Iaio” Iannucci, uccisi il 18 marzo del 1978 in via Mancinelli. A pochi passi dalla prima sede occupata del centro sociale in Via Leoncavallo.

Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito
Nato come spazio autogestito nel lontano 1975, il centro sociale Leoncavallo – uno dei più antichi d’Italia – prende il suo nome dall’omonima via, situata in zona Casoretto a Nord-Est di Milano. Ben presto lo spazio  divenne punto di riferimento per intere generazioni di giovani libertari e progressisti. Il primo stabile venne occupato da membri di collettivi e movimenti extraparlamentari di sinistra ed estrema sinistra – tra cui Lotta Continua e Avanguardia Operaia – per 19 anni fino al 1994. L’anno seguente gli attivisti si spostarono nella struttura di via Watteau al civico 7 – una vecchia cartiera di proprietà della famiglia meneghina Cabassi – tutt’ora occupata.

Era il lontano 2003 quando fu avviata la prima procedura di sgombero dell’ex fabbrica. Oggi per i giudici, la mancata applicazione di quella procedura per oltre 18 anni è da imputare al Ministero degli Interni, non al collettivo delle Mamme Antifasciste che gestiscono lo spazio. Oggi sono innumerevoli le iniziative proposte dagli attivisti: dalla stampa indipendente al consultorio ginecologico, dalle attività di assistenza al quartiere alla scuola popolare. Con il passare degli anni le ideologie politiche collettive hanno ceduto il posto agli individui ed è cambiato anche il fulcro d’aggregazione giovanile che dall’associazionismo meramente politico, si è trasformato in un sistema socialmente inclusivo, sempre più incentrato sull’arte e sulla necessità di trovare degli spazi epurati da ogni dinamica di mercato dove poter imparare e condividere. Oggi, chi frequenta il Leoncavallo – a prescindere dall’orientamento politico – sa che, oltre ai numerosi eventi del weekend, durate la settimana negli spazi autogestiti si tengono workshop di teatro, corsi di bike polo, laboratori di serigrafia, lezioni di italiano per stranieri.

Nelle ultime settimane i membri del Leonka – dove proprio la scorsa settimana si è tenuta l’annuale fiera enogastronomici riconosciuta in Italia e in Europa de “La Terra Trema” – hanno stampato centinaia di volantini e hanno tappezzato la città invitando frequentatori del centro e non a presentarsi nell’edificio alle 9 di mattina del 10 dicembre per difendere l’occupazione.