A Milano, Seyed Ahmed Mohamed si sente come a casa. Giunto in Italia dall’Egitto nel 1998, poco più che maggiorenne, da quasi vent’anni è il proprietario della pizzeria-kebab Koky, in Via Poliziano, a due passi da Piazza Gerusalemme. “Il kebab è una cultura e nel nuovo millennio si è imposto come una specialità famosa in tutto il mondo. Ci sono diverse tradizioni, perché a farlo possono essere arabi, turchi, pakistani, addirittura italiani – dice non troppo sorpreso – e ognuno può essere diverso dall’altro per qualche dettaglio”. Spiega, infatti, che nella sua terra natia è difficile, a causa dei costi, utilizzare la carne di vitello, e per venire incontro ai gusti degli italiani, quasi tutti i commercianti hanno optato per un misto di pollo e tacchino, appena insaporito con delle spezie. “I sapori classici – ammette – sono più decisi perché la nostra è una cucina molto ricca”.
Seyed vive a Milano da più di venti anni. Non ci trova nessun difetto, a parte “la diffidenza della gente”
Da come ne parla,Seyed è innamorato dell’Italia e non rimpiange le scelte fatte nella sua vita: ha girato tante città, ma Milano per lui è la migliore del mondo, tanto da avere chiesto il ricongiungimento familiare per riavere con sé i genitori e la compagna. “È una città grandissima e perciò c’è tanto spazio per le innovazioni, anche culinarie. Penso che sia più semplice esportare le nostre tradizioni qui, rispetto che in Puglia o in Campania”. Di certo, la rigidità di molti italiani sulla gastronomia è stato l’ostacolo più grande all’inizio: “Le rosticcerie sono nostri concorrenti da sempre, ma è normale, perché voi sapete benissimo cosa mangiate. In altri Paesi europei, le persone si fanno meno domande”. Non a caso, i clienti del suo locale spazioso e colorato sono in maggioranza ragazzi; del quartiere, non distante dalle torri di Citylife, dice che non lo cambierebbe neanche con Piazza Duomo: “Sono qui da tanto, è una zona tranquilla e c’è tutto quello di cui ho bisogno, ovvero il mio negozio e la mia famiglia”.
Proprio mentre due rider si avvicendano alla porta facendo baccano, l’egiziano racconta delle difficoltà durante la pandemia: “Senza dubbio è stato un periodo complicato, siamo stati due mesi senza lavorare. Ma non mi lamento, anzi – aggiunge, con l’ottimismo e la gratitudine che non ti aspetti – siccome ho lavorato per tanti anni, stare fermo mi ha fatto bene. Almeno mi sono riposato”.Seyed è molto legato alla sua attività e sottolinea come sia importante gestirla in un clima amichevole: “Io non ho problemi con nessuno e sono disponibile con tutti”. L’unica nota stonata di Milano, per l’appunto, è la diffidenza della gente: “Hanno paura persino a cambiarti cinque euro”.