Dimmi tu quando sei pronto per fare l’amore, cantano Vale LP e Lil Jolie, anche se il televoto non le ha ritenute pronte. Per il grande salto nell’etere infernale del limbo dei vincitori delle nuove proposte. Una categoria storicamente a parte, che ha a tratti consegnato al mercato dei crack clamorosi, vedi Ultimo con i suoi mille mila stadi sold out, o Mahmood, attualmente la più grande popstar italiana. Al contrario ce ne sono stati altri che non riusciamo a nominare perché non ci ricordiamo proprio chi siano. Basterebbe fare una breve ricerca sul web. Ma questi soggetti sono finiti talmente fuori dai radar che non c’è traccia di loro neanche negli archivi dell’onnipresente Starlink di Elon Musk.
Protagonisti di zapping compulsivo da parte dei milioni di telespettatori che spesso utilizzano gli sconosciuti per la pausa bagno. Sarà il caso forse anche di Maria Tomba, l’elemento della compagnia che si presenta sempre con la solita tuta. E che non fai in tempo a riderci su che “no ma ne ho tante tutte uguali”. Il pigiama della Tomba, potrebbe averlo cucito anche sua maestà Gianni Versace in persona poco prima del colpo fatale, ha stufato. Qualcuno prima o poi glielo dirà, intanto ci pensiamo noi. Goodbye (voglio good vibes) è una strana autocelebrazione di non si capisce bene cosa, con il tag Maria Tomba a ricordarci del suo nome nel caso ce ne fossimo dimenticati già durante l’ascolto del brano. Del duo di giovani artiste, Vale LP e Lil Jolie, è sicuramente più memorabile il cartellone rispetto alla performance.
Le Donatella bis hanno un ritornello che non regge il ritmo del basso, che incalza e le sovrasta. Dopo la sviolinata finale esibiscono un cartellone giallo “Se io non voglio tu non puoi”, sacrosanto, forse non la mossa migliore per il loro pezzo, escluso dalla finalissima del 13, ormai 14 dato che è mezzanotte inoltrata. Il talent show dedicato ai giovani condotto da Cattelan a fine anno aveva dato buona visibilità alle nuove esponenti dell’urban femminile italiano. Erano sicuramente tra le favorite, ma il grido viscerale di Settembre e la ballad di Alex Wyse hanno avuto la meglio. Settembre canta con la tranquillità di chi sa di aver già vinto, lo stiamo scrivendo prima del verdetto. Vertebre è una hit, in sala stampa in molti la masticano già.
La differenza tra il suo pezzo e Rockstar di Alex Wyse sta nel modo in cui la stanno presentando. Il nuovo format di Sanremo Giovani è un tour de force. C’è chi riesce a far crescere il brano ascolto e dopo ascolto e chi finisce per annoiare l’orecchio dell’ascoltatore per poi essere relegato ad anonimo. Alex Wyse non finirà nell’anonimato, ha personalità e ha alzato la qualità della sua performance di serata in serata. Il pezzo è intenso, accompagna il fallimento di una storia d’amore alla decadenza delle rockstar. Ma Settembre ha avuto la capacità di diventare personaggio in poco tempo, riuscendo a veicolare la sua fragilità con un brano struggente ed eseguito senza freni. La vittoria finale è probabilmente frutto dell’ultimo ritornello sussurrato con un nodo in gola. Sì alla fine ha vinto lui.