Nemmeno la twerking queen Elettra Lamborghini è riuscita a dare ritmo alla terza serata del festival di Sanremo, che è scivolata via tra più di uno sbadiglio. Anche questa sera Carlo Conti sarà accompagnato, oltre che da Geppi Cucciari, da un cantante, Mahmood, che a Sanremo ha sempre lasciato il segno. Prosegue così una tradizione, quella che vede gli artisti passare dalla gara alla conduzione, consolidata nell’era Amadeus ma che affonda le radici nella storia del festival.
A proposito di storia di Sanremo, è impossibile non partire da Nilla Pizzi, dominatrice assoluta delle primissime edizioni della kermesse: vincitrice nel 1951 con Grazie dei fiori, addirittura prima, seconda e terza nel 1952 (allora si poteva concorrere con più canzoni). A trent’anni esatti dal primo trionfo sanremese, nel 1981 l’interprete bolognese tornò in riviera per condurre il festival in coppia con Claudio Cecchetto.
Nel 1990 un altro veterano della kermesse salta dall’altra parte della barricata che separa il cantante in gara dal conduttore: Johnny Dorelli, già vincitore nel 1958 con Nel blu dipinto di blu e nel 1959 con Piove (ciao ciao bambina), sempre in coppia con Domenico Modugno. Sua compagna di viaggio in quella memorabile edizione vinta dai Pooh fu Gabriella Carlucci, che due anni prima aveva affiancato alla conduzione un altro cantante, Miguel Bosé.
Qualche anno più tardi, nel 1994, Pippo Baudo scelse per accompagnarlo sul palco dell’Ariston Anna Oxa. La sua fu una co-conduzione a suo modo storico perché inaugurò di fatto il dogma baudiano della coppia di vallette: bionda e mora, in quel caso la modella francese Cannelle. Negli anni successivi la tradizione verrà portata avanti da abbinamenti memorabili come quelli tra Anna Falchi e Claudia Koll e tra Sabrina Ferilli e Valeria Mazza.
Si cimentò invece non come valletta ma come conduttrice principale del festival Loretta Goggi, alla guida dell’edizione del 1986. Showgirl completa, attrice, imitatrice e presentatrice, in veste di cantante aveva ottenuto un ottimo secondo posto a Sanremo 1981 con l’indimenticabile Maledetta primavera. La sua fu la prima, storica volta di una donna al timone della kermesse. Dopo di lei arriveranno Simona Ventura, Antonella Clerici e un’altra cantante, Raffaella Carrà, conduttrice nel 2001.
Appena un anno prima era stata la volta di un altro professionista delle sette note. Non un interprete di musica leggera come la Goggi o la Carrà ma uno dei più grandi tenori di sempre, Luciano Pavarotti. A volerlo sul palco dell’Ariston fu Fabio Fazio, che nei suoi festival condotti a cavallo del nuovo millennio si distinse sempre per scelte impronosticabili sul fronte co-conduzione: nel 2000 Pavarotti, nel 1999 il premio Nobel per la medicina Renato Dulbecco, in un inedito connubio di alto e basso.
In tempi più recenti, nel biennio 2011-2012, un altro cantante fu al timone di due fortunate edizioni del festival di Sanremo. Parliamo di Gianni Morandi, già vincitore nel 1987 con Si può dare di più, insieme a Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi. Morandi, che tornerà come co-conduttore di Amadeus nel 2023, non ebbe però la direzione artistica, andata a un dirigente Rai di lungo corso come Gianmarco Mazzi (oggi sottosegretario meloniano alla Cultura).
Il tabù della direzione artistica a un cantante, motivato anche da possibili imbarazzi e conflitti d’interesse nella selezione dei colleghi da portare in gara, cadrà nel 2018 con Claudio Baglioni. Il cantautore romano preferì defilarsi dalla conduzione, delegando quasi tutto a Michelle Hunziker e Pierfancesco Favino, per concentrarsi sugli aspetti prettamente musicali. Lo stesso schema verrà riproposto l’anno successivo con Virginia Raffaele e Claudio Bisio. Scelta felice, quella di Baglioni, che portò dalle parti dell’Ariston una ventata di rinnovamento a cui dovrà molto il suo successore Amadeus.
Proprio con Amadeus, nel quinquennio 2020-2024, la presenza di cantanti nel nutrito gruppo di co-conduttori divenne una costante quasi fissa: la prima fu, nel 2020, la bombastica icona anni Ottanta Sabrina Salerno, cui seguiranno nel 2021 Elodie e nel 2024 Marco Mengoni e Giorgia. Carlo Conti per questo ritorno alla direzione del festival ha deciso di mantenere questa tradizione. Lo stesso conduttore toscano, del resto, già nel 2015 aveva scelto di farsi accompagnare da Emma e Arisa, le ultime due donne – allora – ad aver vinto il festival. Memorabile in particolare la presenza di Arisa per un siparietto in cui la cantante lucana aveva ringraziato il farmacista che le aveva venduto un prodigioso antidolorifico, con tanto di nome scritto sulla mano a mo’ di post-it.
Dalle pillole di Arisa a La cura per me di Giorgia il passo è breve. La vincitrice di Sanremo 1995 è tornata in riviera da grande favorita, ma ha sempre dichiarato di non puntare alla vittoria, che lascerebbe volentieri a un collega più giovane. Non ha però fatto mistero del desiderio di presentare, un giorno, un’edizione del festival. La co-conduzione del 2024 al fianco di Amadeus, cui ha fatto seguito una positiva esperienza al timone di X Factor, potrebbe essere stata un’ideale prova generale. L’ipotesi è affascinante ma difficile: l’edizione del 2026 è già per contratto di Carlo Conti, mentre per il futuro il nome di Stefano De Martino sembra molto più di una semplice suggestione.

