Da copiare, da sfoggiare o semplicemente da ammirare: sono i look dei cantanti in gara al Festival di Sanremo, che nelle ultime edizioni sono diventati protagonisti indiscussi della kermesse, subito dopo le canzoni. C’è chi segue ogni serata assegnando voti agli outfit e commentando: “Sicuramente vincerà lei, l’abito dice già tutto”, mentre osserva l’artista scendere la tanto ambita scalinata del Teatro Ariston. Impossibile dimenticare, ad esempio, gli abiti audaci di Angelina Mango a Sanremo 2024, curati dallo stylist Nick Cerioni: un trionfo di stile firmato Etro, tra stampe paisley, velluto e jais. Creazioni sceniche, ma soprattutto immediatamente riconoscibili, capaci di imprimersi nella memoria collettiva quanto un ritornello o una nota alta.
Quest’anno la parola chiave sembra essere stata “eleganza”, declinata in completi sartoriali e linee pulite, senza rinunciare però ad accessori iconici e distintivi, come il cappello da cowboy di J-Ax, distribuito anche ai fan per le vie della città. C’è chi ha scelto di ispirarsi al brano portato in gara, costruendo un filo conduttore coerente tra musica e immagine, e chi invece ha preferito partire dall’identità più autentica dell’artista, modellando l’abito sui suoi gusti personali.
In fatto di look e di designer dei cantanti, a Sanremo c’è chi ha scelto di ispirarsi al brano portato in gara, e c’è chi, invece, ha preferito partire dall’identità più autentica dell’artista, modellando l’abito sui suoi gusti personali
Perché è vero: un look originale può amplificare l’impatto di una performance e catturare lo sguardo attento del pubblico. Ma è altrettanto vero che la forza di un’esibizione nasce dalla personalità di chi sale sul palco. L’abito può raccontare molto, ma deve sempre partire da chi lo indossa. È proprio su questa linea di pensiero che si inserisce Francesco Mautone, fashion stylist di Chiello, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.
Che emozioni si provano ad essere lo stilista di un cantante in gara al Festival?
Tantissime, l’aspettativa è alta. Quest’anno è la mia quarta volta a Sanremo: ho iniziato con Sethu nel 2023, ho proseguito nel 2024 con i Bnkr44, fino ad arrivare a Chiello nel 2025 per il suo duetto con Rose Villain. Ogni anno è sempre un’emozione incredibile. Arrivi nella città dei fiori e il telefono ti scoppia tra messaggi di persone curiose di conoscere meglio il tuo progetto, di familiari che ti riempiono di affetto e di amici che magari non ti hanno mai chiesto nulla fino adesso non lavorando nell’ambito, ma che ora vogliono sapere tutto. Insomma, tutti si accorgono che stai facendo “una cosa figa” ed è davvero emozionante. Le emozioni per questo Sanremo sono state assolutamente positive, ma c’è stata anche un po’ di sana ansia.
Ma come sei arrivato a tutto questo?
Tanta fame e tanta voglia di arrivarci, vedevo Sanremo e non mi andava giù il fatto che io non fossi qui a fare i look. Il traguardo non è semplicemente lavorare a Sanremo, ma arrivarci dopo aver costruito relazioni solide con gli artisti e con determinati brand. Sono proprio quei contatti, coltivati nel tempo, ad aprirti le porte dell’Ariston. Non esistono scorciatoie: solo tanto lavoro, costanza e impegno. Dico sempre: vuoi farlo? Cerca la tua strada. Ho avuto un percorso un po’ diverso rispetto ad altri stylist: ho fatto poca assistenza e ho imparato soprattutto sul campo, costruendomi da solo la mia esperienza. All’inizio sono stato quasi “catapultato” in questo mondo e, passo dopo passo, ho imparato a gestirlo. Con i miei tempi, con il mio metodo. E forse è proprio questo il punto di forza: avere un mio modo di vivere Sanremo, senza dovermi adattare a schemi prestabiliti. Come team siamo molto sereni, lavoriamo con tranquillità e, soprattutto, ci divertiamo.
Parlando di Chiello, come sono nati i suoi look per le serate del Festival?
Il filo che tiene insieme tutto è la sua estetica. Non abbiamo cercato un collegamento forzato tra i vari look, ma ci siamo concentrati su quelli che lo rappresentassero davvero al meglio. Ogni scelta nasce dalle sue ispirazioni, perché tutto parte da lui: da un immaginario rock sofisticato, dal sapore londinese, che si fonde con il concetto di eleganza italiana. Ne è un esempio il total black della serata finale con fiore nero appuntato sul bavero e cravatta viola.
E infine, tre parole per descrivere il suo look.
Ambizioso, coraggioso e unico.