Nella seconda serata del festival le canzoni sono solo 15, ma in un modo o nell’altro ci sono tutte, presentate da Amadeus e dalla sua co-conduttrice Giorgia e con il supporto degli altri quindici artisti che si esibiranno il giorno successivo. Le due altalene stasera sono quelle delle emozioni forti, euforia e dolore, divertimento e nostalgia. Il ritorno di Giovanni Allevi è un momento catartico, poi con Romagna Mia suonata dall’’orchestra Santa Balera e John Travolta ingessato nel ballo del qua qua con Fiorello, la noia non esiste e se c’è è una cumbia.
FRED DE PALMA – Il cielo non ci vuole
Il cielo forse non lo vuole ma il sole sì. Gli archi che accompagnano scandiscono il ritmo del prossimo nuovo tormentone, condito con un po’ di immancabile autotune. “Ti ho fatta solo piangere”…a noi invece farai scatenare. Girate la manopola del volume in macchina e abbassate quella dell’aria condizionata. Ritmo pazzesco ma già sentito, su un testo da diario Smemoranda. Voto: 6 e mezzo
RENGA NEK – Pazzo di te
I completi colorati sono stati rispolverati dagli stock di Colapesce e Dimartino per smorzare l’esplosività di un’ invocazione all’amore folle, quello sano, che però non arriva. Messaggio forte, esibizione più convinta e consapevole, ma ancora troppo debole. La forza dei sentimenti, l’infinito più o meno, ma così inspiegabile (o meglio incomunicabile) che è difficile non farlo diventare il solito lido. Voto 7
ALFA – Vai
Ma non era Gaber quello del fischio? E invece, anche nel 2024, lo puoi usare per correre incontro ai tuoi sogni come un novello giovane Holden, senza guardarti indietro mai. E allora sogna ragazzo sogna, che venerdì il Prof. Vecchioni ti darà ripetizioni di fantasia. Il pezzo è ancora più leggero e trascinante di ieri. E poi, con la tuta nera da karaoke del sabato sera, l’artista scompare e rimane solo Alfa, il 23enne che vuole cantare. Voto 8
DARGEN D’AMICO – Onda alta
Diodato che lo presenta sembra il compagno del primo banco che cerca di attirarti sulla retta via. La strana coppia, impossibile fermare l’onda dell’hype, sempre più alta. E poi, quel completo bicolor bianco e blu ricorda tanto l’onda di Kanagawa (cerca su Google). Il ritmo martellante da tecno anni Novanta fa saltare dalle poltrone. Dove si balla? Dappertutto, anche a Malta, purchè non su una barca. Ovazione finale, ed è subito grigliata di Ferragosto con infradito e mojito in mano. Precisazione finale doverosa al tempo degli hater, ma noi l’avevamo capito. Fo***tene e canta! Voto 8
IL VOLO – Capolavoro
Lo stilista è lo stesso che rifornisce Mahmood. Riff di piano iniziale tattico come gli archi di Fred, che fa entrare subito nel mood. I capolavori ci vuole tempo a crearli e il pezzo sta sbocciando, pennellato dalle armonie vocali del trio, che non deludono mai. Voto 8 e mezzo
GAZZELLE – Tutto qui
Pezzo orecchiabile dai richiami indie – un po’ Coez e un po’ Calcutta – che rischia di cadere vittima del suo titolo. Il ritmo è quello di una ballad da film (vedi già i due innamorati che si lasciano col treno in partenza), ma il testo è già sentito non convince e nemmeno l’esibizione. Stesi sul letto col raffreddore? Tranquilli, il paracetamolo, a parte Calcutta, sappiamo chi ce l’ha. Voto 6+
EMMA – Apnea
Bassi e sound mozzafiato, ne capisci la potenza quando ti ritrovi a battere le mani e a canticchiarlo distrattamente. Le sonorità ricordano un po’ Dna di Sophie and the Giants, ma con la personalità guerriera di Emma, che nel dna ha l’adrenalina. E allora vai e conquista l’Ariston, tanto sai che ti seguiremo ovunque (anche in apnea). Voto: 8 e mezzo.
MAHMOOD – Tuta gold
La spalla scoperta da modello e il ricciolo ribelle sulla fronte rischiano di distrarre, anzi no. Distrae di più il ritornello che promette di farti entrare in un loop subliminale da cui uscirai solo quando tirerà fuori dal cilindro un pezzo ancora più forte. Non avrà messo la tuta gold, ma mentre lo ascolti nella testa non vedi altro che quella. Dopo Soldi e Dorado, l’oro che tanto gli piace sarà anche quello dell’ambito leone sanremese? Irresistibilmente pazzesco. Voto: 9.5
BIG MAMA – La rabbia non ti basta
Fusion tra Lady Gaga e Madonna nel look, – d’altronde è una leonessa del pop come loro – per un testo che è confessione e promessa di rinascita allo stesso tempo. La rabbia è il passato e, a giudicare da quel sorriso, è la gioia incontenibile di un’anima ferita ma risolta a non bastare. Un inno alla vita, che parte dalle sonorità rap tipiche della 23enne avellinese per approdare a un pop incalzante e arrabbiato. Voto 7 e mezzo.
THE KOLORS – Un ragazzo una ragazza
Ripescando la cassa dritta del Festivalbar, arriva IL tormentone dei prossimi dodici mesi e lo conoscono già tutti a memoria, non solo il fornaio. Come fai a levartela dalla testa? La coreografia con marcetta sul posto promette bene per i trend Tik Tok mentre il testo semplice, immediato chiama karaoke e cover russo-coreane. Voto 8.
GEOLIER- I p’me tu p’te
Outfit iconico da scugnizzo gen Z per scivolare sulle note di un brano che racconta una storia al capolinea con la cinica leggerezza fatalista della canzone napoletana. Niente di nuovo, possibile evoluzione di O’Mare For (non a caso è sistemata in scaletta prima della promozione alla nuova stagione) ma ti arriva e ci resta. La chiusa con il titolo sussurrato capolavoro di understatement. Punto e a capo. Voto 7+
LOREDANA BERTÈ – Pazza
Forse è di Loredana che i RengaNek sono pazzi, come tutti noi del resto. E alla follia come “licenza di essere” è dedicato il brano. Sicuro,*intonatamente* stonato come solo lei può essere e meno graffiato del solito, sembra un racconto rock per immagini di una vita vissuta senza compromessi. Tra cuori spremuti come tubetti di dentifricio, stivaletti a punta e fuochi d’artificio emerge il ritratto spietato e sincero di una tigre che a 73 anni si conquista il primo posto in classifica.. Voto:10
ANNALISA – Sinceramente
Quando quando quando. L’avevamo capito qualche anno fa che queste tre parole funzionavano, ma con Annalisa diventano da podio. Definire tormentone un brano che parla di libertà individuale in amore sarebbe riduttivo, eppure già la sentiamo urlare da migliaia di voci negli stadi. Con quella base alla Kylie Minogue di inizio millennio strega ma le sonorità sono diverse. Crescendo tecno inedito, una nuova sonorità, stessa simbologia potente di Bellissima e Mon Amour. La finestra tra le stelle ormai se l’è presa, anzi l’ha spalancata. Voto: 8 e mezzo
IRAMA – Tu no
La nostalgia l’aveva già cantata più o meno con le stesso stile due anni fa. ma stavolta il perno non è un assordante silenzio ma il vuoto di una fine e i suoi rimpianti. anche in questo caso, Brano già sentito, altri cuori feriti, ma esibizione e presenza dall’impianto più sofisticato. Voto: ⅞.
CLARA – Diamanti grezzi
C’è un mare dentro l’attrice di Mare Fuori. Un pezzo onesto, che non morde ma prova a raccontare come la bellezza umana anche nel fallimento. A compensare ci pensano la sicurezza sul palco, seconda solo a quella della sovrumana Angelina Mango, e quegli occhi magnetici che esprimono più di quanto un testo un po’ ermetico e un ritmo tutto sommato banale non riescano a fare. Voto 7