«Ma esiste una “bibbia”, un “codice scritto”, che vieti a una persona di colore di stare nella Lega? No, non esiste. E l’Italia è un Paese democratico? Lo è e ho la libertà di scegliere con chi stare, con chi impegnarmi». Queste sono le parole dell’ex senatore leghista Toni Iwobi, di origine nigeriana e da poco passato a Forza Italia, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il 6 marzo 2018. Iwobi è residente in Italia da più di quarant’anni e le sue parole suonano come una sfida al pensiero corrente, secondo cui la popolazione straniera in Italia sarebbe più propensa ad appoggiare i partiti della sinistra, essendosi questi ultimi presentati come i partiti dell’integrazione e più propensi all’accoglienza. Eppure, non solo in Italia ma anche in altre parti del mondo, sembra che i partiti della destra stiano accogliendo tra le loro fila un crescente numero di cittadini di origine straniera, soprattutto immigrati di seconda generazione, ossia i figli di immigrati che sono nati o cresciuti nel Paese dove i loro genitori si sono stabiliti. Basti pensare alla Gran Bretagna, dove Richie Sunak, figlio di immigrati e membro del Partito Conservatore, è riuscito a diventare addirittura Primo Ministro. Ma quali sono i fattori che possono spingere un cittadino immigrato di seconda generazione a scegliere i partiti di destra?

Un primo fattore da considerare è il livello di integrazione che queste nuove generazioni hanno raggiunto. Sono cresciute nel Paese dove le loro famiglie si sono stabilite, ne hanno accettato la cultura e i valori; dunque questi giovani si sentono nativi e non solo figli di immigrati. Ciò può portare a una minore diffidenza nei confronti della destra rispetto che a un immigrato di prima generazione, che poco o niente sa del Paese ospitante e a cui le parole della sinistra, specie in tema di immigrazione, possono sembrare molto più allettanti di quelle dei partiti di destra, spesso favorevoli a politiche rigorose sul tema.

In USA ed Europa avanza la carica dei politici di destra con un background familiare migratorio. In attesa del nuvo Sunak italiano, abbiamo incontrato Claudiu Stanasiel,  Mimmo Srour e Paolo Diop: già con cariche istituzionali, i tre sono contrari a politiche migratorie morbide e al paternalismo delle sinistre

Un secondo fattore è il sistema dei valori che alcune categorie di immigrati portano dietro di sé. Nel suo articolo Se i tedeschi d’origine straniera votano per il centrodestra, la giornalista Arianna Tommasi ha esposto il caso della Germania, riportando le dichiarazioni di Serap Güler, figlia di immigrati turchi e sottosegretario di Stato per l’integrazione presso il Ministero per l’infanzia, la famiglia, i rifugiati e l’integrazione del Nord Reno-Westfalia: «Le persone con un background straniero sono elettori naturalmente conservatori. La maggior parte delle comunità di immigrati in Germania proviene dalla Turchia, dai Balcani, dalla Russia e dal Nord Africa –. Si tratta di comunità tradizionaliste, religiose e quindi attaccate a certi valori considerati conservatori  in Occidente».

Un terzo fattore è rappresentato sicuramente dal problema dell’immigrazione irregolare. Agli occhi di queste persone chi non ha diritto di emigrare non dovrebbe farlo, e i governi dovrebbero adoperarsi per fermare questo tipo di flussi. Questo, non soltanto per ragioni umanitarie, ma anche per ragioni pratiche ed etiche. Un’immigrazione fuori controllo porta disagio economico, aumento della criminalità e dunque alla generalizzazione e al pregiudizio, che finiscono per colpire e stigmatizzare anche chi è immigrato regolarmente e rispetta le regole del Paese ospitante.

 

Serap Güler, figlia di immigrati turchi e sottosegretario di Stato per l’integrazione presso il Ministero per l’infanzia, la famiglia, i rifugiati e l’integrazione del Nord Reno-Westfalia

Serap Güler, figlia di immigrati turchi e sottosegretario di Stato per l’integrazione presso il Ministero per l’infanzia, la famiglia, i rifugiati e l’integrazione del Nord Reno-Westfalia. Fonte: yitali.com

 

Spostando per un momento l’attenzione oltreoceano, negli Stati Uniti questi tre fattori sono proprio la sintesi che possono portare i membri di alcune comunità a spostare il loro voto verso la destra. Negli Stati Uniti una delle fasce di elettorato corteggiate, sia dal Partito Democratico che dal Partito Repubblicano, è quella ispanica, anch’essa molto eterogenea e dunque non facilmente riconducibile ad uno schieramento piuttosto che all’altro.

Ma cosa spinge alcuni cittadini ispano americani a schierarsi con il Partito Repubblicano, cioè il centrodestra statunitense? «Da una parte gli ispanici sono tra i più favorevoli a politiche di regolarizzazione dei flussi migratori, specialmente quando questi portano a difficoltà economiche, mancanza di sicurezza e una diminuzione delle risorse del welfare», afferma Raffaella Baritono, docente di storia e politica degli Usa presso la Scuola di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. La professoressa aggiunge  che “naturalmente non bisogna generalizzare; tuttavia l’altro tema su cui il partito repubblicano fa leva riguarda i temi etici e famigliari, su cui l’elettorato ispanico è generalmente più conservatore».  Non a caso i repubblicani annoverano tra i loro esponenti di spicco politici come il senatore del Texas Ted Cruz e Marco Rubio, senatore della Florida: «Loro si pongono come esempio dell’America come Paese di accoglienza, e il partito repubblicano si pone in questo senso come il partito dell’inclusione per chi rispetta le regole e i valori americani. Dunque, sia Cruz che Rubio non hanno alcuna difficoltà a conciliare la loro ascendenza latina con i valori del partito repubblicano».

 

Republican Candidates Take Part In Debates At Reagan Library In Simi Valley

I senatori repubblicani Marco Rubio e Ted Cruz. Fonte: il Politico.eu

 

Anche in Italia  queste figure non mancano. Claudiu Stanasel è nato nel 1994, ed è giunto in Italia all’età di nove anni. Fin dai tempi della scuola si appassiona di politica, venendo eletto come rappresentante d’istituto; nelle elezioni comunali del 2022 a Prato, in Toscana, è stato il candidato che ha ottenuto il maggior numero di preferenze all’interno della Lega, dove ora è vice presidente del Consiglio Comunale.  Per il suo impegno ha anche ricevuto parole di apprezzamento da parte del presidente della Romania Klaus Johannis. Alla nostra domanda su come mai abbia scelto di candidarsi con la destra, Claudiu risponde che non c’è nulla di strano, perché i partiti di destra “non hanno alcun problema a includere anche persone di origine straniera se ritengono che possano essere un valore aggiunto. Non c’è alcun problema alla loro inclusione nel partito e alla loro candidabilità. Io non sono mai stato vittima di episodi di razzismo”. Su quali siano i valori che potrebbero portare altri cittadini di seconda generazione ad aderire alla destra, Stanasel ci ha risposto così: «Sicuramente valori come la nazione, la famiglia, la sovranità e la valorizzazione di ciò che rende unico ogni Paese».

Sulla questione dell’immigrazione incontrollata, Stanasel aggiunge: «Noi romeni abbiamo lavorato vent’anni per cancellare il marchio di delinquenti che pesava su di noi. Per colpa di poche persone, rischi di mandare in fumo in poco tempo tutto un paziente lavoro di integrazione, e questo vale anche per le altre comunità». Sulla stessa linea d’onda si trova l’esponente moderato Mimmo Srour, ingegnere italo-siriano immigrato nel nostro Paese nel 1969, eletto sindaco in una lista civica a Sant’Eusanio Forconese e poi assessore regionale ai Lavori Pubblici e assessore provinciale dell’Aquila: « Non ho mai avuto problemi di razzismo (…) e non mi definisco né di destra né di sinistra anche se alle prossime regionali appoggerò un candidato della Lega (…) . Io mi sento cittadino italiano e credo che chi viene qui deve rispettare questo Paese, la sua storia e la sua cultura».

 

 

Claudiu Stanasel(Lega), vicepresidente del Consiglio Comunale di Prato

Claudiu Stanasel (Lega), vicepresidente del Consiglio Comunale di Prato

 

«Io penso che tra vent’anni l’integrazione sarà così forte che potremmo avere un primo ministro nero alla guida di un governo di destra, come in Gran Bretagna.», Paolo Diop, oggi responsabile per il tema immigrazione di Noi Moderati, non ha dubbi. Diop è arrivato in Italia nel 1987 dal Senegal quando non aveva neanche un anno. Inizialmente si avvicina a Casapund e alla Lega, seppur non militando direttamente. In un’intervista rilasciata a il Giornale nel 2015 si era dichiarato “fascista”: «Era una provocazione. In quel periodo appoggiavo Casapound e quindi mi davo del fascista da solo. Non mi reputo assolutamente fascista, ma mi identifico con la destra sovranista. Non rinnego le scelte passate, ma invecchiando ci si modera». Diop approda poi a Fratelli d’Italia dove diventa responsabile per l’immigrazione, per poi lasciare il partito per contrasti sul famoso “blocco navale”, a cui lui era contrario. «Non ho lasciato il partito per motivi di discriminazione, ma per motivi ideologici, tutto qui». Sul tema dell’immigrazione, Diop ha delle certezze: «L’immigrazione regolare porta benefici sia ai cittadini italiani che agli extracomunitari, ma sono contro un’immigrazione sbagliata, fatta di morti in mare e di migranti sfruttati dalla malavita; per non parlare dei problemi do sicurezza. Il percorso verso integrazione è costellato di sacrifici e rispetto delle regole. Bisogna introiettare la cultura del Paese che ti ospita e giustamente gli immigrati regolari non vogliono essere identificati con chi non rispetta le regole».

 

Paolo Diop, Noi Moderati. Fonte: Facebook

Paolo Diop, Noi Moderati. Fonte: Facebook