Selvaggia rappresentazione della frontiera, luogo impervio e essenziale dove l’uomo si misura con se stesso e ritrova la propria sofferenza atavica. Ai confini del mondo gli avventurieri spargono civiltà con le pallottole dei loro fucili. Gli indiani rispondono massacrando ogni malcapitato e l’unica legge in vigore è quella del coltello, selvaggia e rude all’apparenza, ma efficace e primordiale nella sostanza. L’uomo cerca la redenzione con le pellicce, unica moneta di scambio in un mondo lontano dalla società, e i nativi difendono la loro terra, ormai martoriata dal fuoco del progresso. Eppure la Natura rigurgita un uomo: uno scout che sfida la morte per salvare la sua spedizione. Attaccati, fuggono sul fiume per scampare al loro destino, e quasi sembrano farcela, quando un orso si avventa sul malcapitato protagonista. Lotta, soffre e rimane in vita, per vedere suo figlio morire in nome della giustizia. La sete di vendetta guiderà la sua mano, nella più grande epopea mai vista sui ghiacci.
Iñárritu colpisce due volte. Aveva già stupito con Birdman e non doveva di certo dimostrare più nulla, ma ha scelto di superarsi, di abbandonare il già visto per rilanciare il tanto amato western. Però classificare The Revenant in una categoria è una scelta azzardata. Ci sono gli indiani, l’esercito e la frontiera, con il sole sostituito dallo scintillio della neve, ma questo è davvero il selvaggio West? Alla platea l’ardua risposta, mentre il fuoco dell’epicità scorre potente sul grande schermo.
L’uomo ritrova la propria sofferenza atavica proprio dove la civiltà scompare, lasciando spazio a panorami magnifici e luoghi incontaminati. L’uomo ritrova la propria sofferenza atavica proprio dove la civiltà scompare, lasciando spazio a panorami magnifici e luoghi incontaminati. Sembra di rivedere la Guadalcanal* de La Sottile Linea Rossa, con la neve al posto della flora e la luce che si sostituisce ai veri protagonisti. Non si può che rimanere abbagliati dalla bellezza dei paesaggi, accompagnati da una grande fotografia e da una colonna sonora enfatica. Alterna i silenzi agli acuti e esalta le splendide vedute di un mondo che non sembra il nostro.
C’è tanto Malick nel nuovo capolavoro di Iñárritu, misto alle capacità narrative di Herzog e al grande talento del regista messicano. Si esalta con i suoi tanto acclamati piani sequenza, ma è proprio nei meccanismi conosciuti che ritrova l’essenzialità più pura del cinema. Niente fronzoli, addio ai manierismi: è la storia a parlare. L’epopea di un uomo che va oltre la sua fisicità per elevarsi a spirito. È un redivivo attaccato agli affetti, che nella sua dimensione più animalesca non vuole morire e si inginocchia davanti ai grandi dei dell’onirico.
Leonardo DiCaprio segue la falsa riga del film e supera se stesso con un’interpretazione ai limiti del possibile. Leonardo DiCaprio segue la falsa riga del film e supera se stesso con un’interpretazione ai limiti del possibile. Quasi non parla e si limita a soffrire, a lottare per ciò che il mondo gli porta via. Le sue battute sono le espressioni, i gesti corporei e il pensiero non detto, mentre la Natura va avanti incurante del suo dramma. Vedremo se anche questa volta l’Academy potrà ignorarlo, ma intanto godiamoci la sua interpretazione veritiera e selvaggia, degna solo di un grande attore.
The Revenant è un film estremo e iperrealistico, che indaga la natura dell’uomo fin dalle sue origini. Rifiuta la convenzionalità tanto cara al cinema moderno e si innalza ad opera di puro talento, generosa nella durata, ma incisiva e diretta. La platea che cerca la bellezza ne rimarrà estasiata, con gli occhi pieni di emozione e simbolismi, ma per i meno coraggiosi sarà facile gettare la spugna. Applausi a scena aperta per il miglior film dell’anno.
* rettificato il 18/01/2015 alle ore 15.15