C’era una volta Asteroide B612, un pianeta lontano sulle cui terre, vergini e inesplorate, nessun virus aveva ancora seminato terrore. Accogliente e colorato attendeva di essere calpestato da piccoli passi svelti, ma su di esso pendeva lo spettro di un enorme mostro a cinque teste chiamato burocrazia, che tentava, in ogni modo, di ritardarne la scoperta.

Se pensate di star leggendo una bizzarra versione de Il Piccolo Principe vi sbagliate. La storia narrata, infatti, non è quella di Antoine de Saint-Exupéry, ma di Sofia e del suo micro nido d’infanzia il cui avvio non è potuto coincidere con il suono della campanella nazionale.

 

Ventiquattro anni e una laurea in Scienze dell’Educazione all’Università degli Studi di Macerata, Sofia è una di quelle ragazze che ha deciso di affrontare di petto il mercato del lavoro, creandosi da sé un posto, aprendo una propria attività. Una scelta che appare per certi versi singolare, ma quasi obbligata, in un’era come quella del Covid, piena di norme sanitarie da rispettare e, soprattutto, per nulla benevola nei confronti dei più giovani in cerca di occupazione.

«Dopo la laurea e il tirocinio non ho mai trovato lavoro né nelle strutture private né nelle cooperative. E allora mi sono detta “Sai cosa?! Inizio in piccolo, lavorando da sola e con pochi bambini”»

Seguendo gli studi fatti e la sua grande passione (e predisposizione) per i più piccoli, risalente sin alla tenera età – «Già quando frequentavo le elementari mi prendevo cura del bambino di un anno di alcuni amici di famiglia» racconta – Sofia ha trascorso questa ultima estate cercando di dare forma al proprio progetto. «Dopo la laurea e il tirocinio non ho mai trovato lavoro né nelle strutture private – che molto spesso hanno uno stretto giro di personale per via dei rapporti con i tirocinanti – né nelle cooperative, che però non mi allettavano più di tanto. E allora mi sono detta “Sai cosa?! Inizio in piccolo, lavorando da sola e con pochi bambini”».

L’idea iniziale era quella di dar vita ad un asilo domiciliare all’interno di un locale di famiglia, ma poi si è optato, in corso d’opera, per l’apertura di un vero e proprio micro nido d’infanzia, pensando anche alla possibilità di riuscire, un domani, ad allargarsi e quindi ad ospitare un numero maggiore dei sette bambini previsti e consentiti al momento.  Quello che però può sembrare un semplice cambio di programma, per Sofia si è rivelato essere una vera e propria avventura, tra uffici comunali, catasto, cambi di locazione e sorprese dell’ultimo minuto, dovute anche al fatto che «in Italia – spiega – non esiste una regolamentazione unica e precisa relativa a questo ambito. Non c’è nulla da poter consultare ben bene prima di partire». 

Tra le tante regole da seguire – nazionali e regionali – c’è, per Sofia, anche il divieto di utilizzare più del 15% della metratura del locale prescelto per il nido, a causa della posizione di quest’ultimo in una zona industriale, e in aggiunta l’obbligo di rivolgersi ad un ristorante per il servizio mensa offerto. «All’inizio mi avevano detto che avrei potuto tranquillamente cucinare da me. Ho allestito quindi tutta la cucina con forno, frigorifero, fornelli e tutto il resto necessario, quando poi ho scoperto che dal 2003, se non sei un nido domiciliare, ciò non si può fare. Dovrei affidarmi ad una cuoca, anche se dovessi avere solo bambini inferiori all’età di un anno. Devo rivolgermi a un servizio catering per tre, al massimo cinque bambini, e questo significa nuovi costi da affrontare e, ovviamente, da richiedere anche alle famiglie. Tra le altre cose mi sono recata anche da una dietologa, per farmi fare una dieta apposita, ma dovrò consegnare la stessa a chi di dovere». Un onere in più per chi comincia in piccolo mosso dall’amore per il proprio lavoro. «Devo ringraziare i miei genitori e i miei nonni» ammette Sofia. «Mi hanno aiutato un sacco e sono stata fortunata ad avere un locale già a disposizione. Se fossi dovuta andare in affitto da qualche parte tutto ciò sarebbe stato impossibile. Per aprire in affitto devi entrare per forza in società con qualcuno perché da sola, e con soli sette bambini, non riuscirai mai a coprire i costi e le spese».

Le restrizioni dovute al Covid-19, invece, non sono molto rigide, sebbene il rapporto educatrice-infanti sia sceso da uno a sette a uno a cinque. «La mia – ammette Sofia – è un’operazione un po’ rischiosa, dato il periodo in cui ci troviamo.  Posso tenere bambini da tre mesi a tre anni e per quest’età non è necessario per loro indossare la mascherina. Sarebbe proprio impossibile. Se uno di loro si ammala dovrà rimanere a casa e con i genitori bisognerà mantenere la distanza di sicurezza, oltre che seguire tutte quelle regole alle quali ci siamo abituati».

 

«Sono dell’idea che se un bambino non è interessato a quello che voglio fargli fare io, non occorre forzalo. Il bambino da me sarà molto libero nella scelta di ciò che vuole fare, sempre sotto il mio sguardo vigile e il mio controllo»

Nel frattempo, le porte dell’Asteroide B612 continuano ad essere chiuse ancora per un po’, aspettando i controlli finali dei servizi sociali comunali e creando una piccola lista d’attesa tra alcune famiglie locali. Al loro interno, invece, rimangono ben protette le stanze colorate e decorate con frasi e immagini tratte da una delle favole più amate dai più piccoli. «Il nome dell’asilo l’ho scelto insieme ad una bambina a cui faccio da babysitter. Quando aveva 9 anni, abbiamo visto il film Il Piccolo Principe, e letto il libro. La storia ci è piaciuta tantissimo e ci siamo appassionate a tal punto che quando è arrivato il momento di scegliere un nome, la scelta finale non poteva essere altrimenti». «Tutto il nido poi – continua Sofia – lo ho impostato sullo stile montessoriano». L’arredamento, dai lettini ai tavoli per il pranzo – realizzati dal padre falegname e restauratore – sono ad altezza bambino, così come i giochi in legno e in materiali riciclati. «I bambini devono essere il più indipendenti e liberi possibile, ovviamente entro certi limiti. Organizzerò alcune attività da fare ma sono dell’idea che se un bambino non è interessato a quello che voglio fargli fare io, non occorre forzalo. Il bambino da me sarà molto libero nella scelta di ciò che vuole fare, sempre sotto il mio sguardo vigile e il mio controllo».

Nonostante la leggera ansia che «da un momento all’altro possa arrivare un’altra sorpresa capace di bloccare nuovamente l’apertura», l’entusiasmo e la passione di Sofia non si scalfiscono, aspettando finalmente di accogliere nel proprio pianeta, cinque piccoli principi da accudire con tanto amore.