Quando risponde, è seduto sul divano. Di fronte a lui, televisione e camino accesi e più in alto, su una mensola, una foto che non ha tempo: Valentino Mazzola, capitano di quel Grande Torino, che a centrocampo allaccia le stringhe a suo figlio Sandro, vestito anche lui in maglia granata. Da quel giorno sono passati più di settant’anni ma quando ne parla non smette di emozionarsi: Sandro Mazzola ricorda così suo padre e quella grande squadra che il 4 maggio 1949 rimase coinvolta nella famosa tragedia di Superga. Nell’incidente aereo persero la vita 27 persone tra calciatori, dirigenti e giornalisti. “È la storia che i nonni raccontano a figli e nipoti, rendendola immortale” commenta Mazzola, che inizia così un viaggio tra i ricordi.
Oggi sono 73 anni da quel tragico incidente. Secondo lei cosa resta nella memoria della gente di quel Grande Torino?
«Io facevo la mascotte della squadra. Mi ricordo quando accompagnavo mio papà a centrocampo prima del fischio d’inizio: quando c’era il derby con la Juve, anche noi bambini sentivamo la partita e ci guardavamo un po’ in cagnesco».
E lei che ricordo ha di quegli anni?
«Negli anni ho sempre cercato di sapere tutto sulla squadra, basandomi sui racconti delle persone che l’hanno conosciuta. E anche dopo l’incidente sono sempre rimasto affezionato a Torino e ci sono sempre tornato per celebrare l’anniversario».
Lei pensa che quel Torino rimarrà sempre nella memoria delle persone?
«Penso proprio di sì, il Torino ha fatto la storia del calcio: ha vinto in anni in cui era difficile trionfare e giocare bene ed è per questo che i nonni e i padri oggi lo raccontano a figli e nipoti».
Sandro, lei da giocatore è sempre stato legato all’Inter, vincendo tutto. Ha mai pensato di avere quindi un ruolo in società?
«No. L’Inter mi ha accolto ma nel mio cuore e nella mia testa c’è sempre stato il Toro, la squadra di mio papà».