“Il cinema è senza dubbio un luogo d’amore”: sono queste le parole con cui Drusilla Foer apre la cerimonia di premiazione della 67 edizione dei David di Donatello. La 55enne borghese toscana (alias Gianluca Gori) regge il palco in un lungo vestito rosso a campana e spodesta la glaciale professionalità di Carlo Conti. È un David atipico: gli outsider fanno saltare il banco e si accaparrano i premi più inaspettati. I due film più attesi, È stata la mano di Dio e Freaks Out!, non fanno il piglia-tutto e lasciano spazio al cinema degli altri.
La prima sorpresa è Eduardo Scarpetta, 29 anni, che scalza Toni Servillo e Valerio Mastandrea prendendosi il David al miglior attore non protagonista per l’interpretazione in Qui Rido Io di Mario Martone: sale sul palco emozionato e ricorda il padre Mario morto quando lui aveva 11 anni. È il primo di una lunga serie di statuette giovani e fresche. Risuonano ancora le profonde parole dei Fratelli d’Innocenzo durante la premiazione del miglior regista esordiente, andato a Laura Samami per Piccolo corpo: “Invitiamo i giovani registi a salire e godersi questi momenti. Che gli siano di ispirazione per costruire un futuro migliore. Abbiamo bisogno di loro”. Detto fatto, da quel momento si susseguono dei veri e propri colpi di scena: Valia Santella, Leonardo di Costanzo e Bruno Oliviero vincono la statuetta per migliore sceneggiatura originale per Ariaferma, fuori dai giochi È stata la mano di Dio e Freaks Out!. Il premio successivo è ancora più inaspettato: a Swamy Rotolo la statuetta come migliore attrice protagonista per A Chiara. È record: mai nessuna attrice aveva vinto a 17 anni. Silvio Orlando si aggiudica la statuetta di miglior protagonista, anche in questo caso contro ogni pronostico.
Il primo premio per È stata la mano di Dio arriva a metà serata e per giunta è un ex aequo con Freaks Out!: migliore fotografia a entrambi. Il film di Gabriele Mainetti si accaparra i premi tecnici: effetti speciali, acconciature, trucco, scenografia. Premiata anche la produzione per uno dei film costosi del cinema italiano. A questo proposito a rimanere impresse sono alcune delle parole del giovanissimo protagonista di Belfast Jude Hill, salito sul palco a ritirare il premio per il miglior film straniero. Come un divo consumato l’undicenne snocciola omaggi al nostro cinema e, prima di concludere con un ringraziamento in italiano, rivela il suo sogno in modo spontaneo, quello che si addice alla sua età: “Da grande vorrei interpretare un supereroe Marvel”. La domanda che sorge spontanea è se Freaks Out!, film che pur avendo uno sguardo rivolto all’estero, riesce a mantenere una poetica e un’anima italiane, non possa rappresentare una delle strade possibili del cinema nostrano. Una via per ottenere consensi internazionali in un genere dove siamo ancora colpevolmente assenti, ma con una qualità di scrittura persino maggiore dei corrispettivi americani.
Risuonano forti le parole dei Fratelli D’Innocenzo: “Invitiamo i giovani registi a salire e godersi questi momenti. Che gli siano di ispirazione per costruire un futuro migliore. Abbiamo bisogno di loro, c’è tanto lavoro da fare”
Dramma e commedia tra un premio e l’altro: omaggiata Monica vitti scomparsa quest’anno a 91 anni e mentre Drusilla Foer canta Senza fine di Gino Paoli il maxischermo proietta i volti degli altri artisti morti quest’anno: Raffaella Carrà e Renato Scarpa commuovono la platea, inseme alla dichiarazione d’amore e dolore del regista Antonio Capuano. Alla fine della serata arriva il momento che tutti aspettavano forse quello più scontato: Ennio vince miglior documentario, doppietta per Paolo Sorrentino che vince come miglior regista e miglior film. Sul palco insieme a Filippo Scotti, Luisa Ranieri, Toni Servillo, Teresa Saponangelo (migliore attrice non protagonista), il premio oscar ha ringraziato, telegrafico, oltre al fratello il padre e la madre “siete la felicità” ha concluso.
Si spengono le luci sulla 67esima edizione: il David quest’anno ha reso lo stato del nostro cinema con grandi colossi che prendono gli spazi migliori ma con i giovani che seguono a ruota. Un bell’humus fecondo per gli anni a venire.