Sono trascorsi 54 anni, ma il suo ricordo è nitido. Barbara aveva 22 anni quando, da casa sua, sentì il boato della bomba che esplose il 12 dicembre 1969 nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Mentre sfila il corteo con i gonfaloni dei comuni coinvolti nelle grandi stragi italiane, da Bologna a Firenze, scava nella sua memoria. Appoggiata alle transenne davanti al palco, prima che la commemorazione per il 54esimo anniversario della strage di Piazza Fontana abbia inizio, ricorda: «Vivevo vicino a piazza Piemonte insieme ai miei genitori e mi trovavo in casa perché mio padre era stato appena operato. Sentii il rumore dell’esplosione e andai sul posto insieme agli amici. Mi vengono in mente gli odori, il fumo, il buio: rivedo la tragedia. Fu la fine di un sogno per noi che combattevamo in nome di libertà e democrazia».

È Il silenzio suonato alle 16.37 dalle trombe dei militari ad aprire la cerimonia. Alla stessa ora in cui quel giorno sette chili di tritolo, posizionati all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura dagli estremisti di destra di Ordine Nuovo, uccisero diciassette innocenti e ne ferirono 88, una piazza di testimoni e militanti infreddoliti, autorità e associazioni, cerca di rivestire quel silenzio di cordoglio con la memoria viva. Mentre cala il sole, lo spazio vicino al palco è ancora semivuoto. Più in là, campeggiano i cartelli con i volti in bianco e nero delle vittime del terrorismo tra gli anni Sessanta e Ottanta.

Un capannello di anarchici adagia le proprie bandiere sulla stele che ricorda il ferroviere e attivista politico Giuseppe Pinelli – iniziale sospettato – precipitato da una finestra della questura di Milano pochi giorni dopo l’attentato in circostanze mai chiarite. Pinelli fu «la diciottesima vittima di piazza Fontana», sottolinea Roberto Cenati, presidente della sezione Associazione Nazionale Partigiani lombarda e del Comitato di Milano e provincia.

Durante la commemorazione ufficiale, il primo a parlare è il sindaco di Milano Giuseppe Sala, circondato dagli striscioni dell’Associazione familiari delle vittime: «Questo giorno segna una delle più tragiche ricorrenze nella storia della nostra città e dell’Italia. Siamo qui a testimoniare e continuiamo a chiedere giustizia ogni anno. Milano non rinuncerà mai alla verità», scandisce ogni parola ai microfoni.

La speranza è rappresentata da alcuni giovani che si intravedono in piazza, quelli che hanno scelto di conoscere i termini di quella strage. Come Martina Davalli, 24 anni, studentessa di Scienze Politiche alla Statale che sulla strategia della tensione sta scrivendo la sua tesi magistrale: «Non siamo solo testimoni, ma custodi di una memoria viva che deve interrogarci ogni giorno», esclama dal palco alle cui spalle sono poggiate le corone di fiori istituzionali. Quando finisce il suo intervento, qualcuno la incita perché il simbolo di una generazione che non ha vissuto il dramma ma che ne porta avanti il ricordo. Il suo discorso commuove un membro dell’Anpi: «Vedendo i giovani partecipare a queste manifestazioni, mi si stringe il cuore», afferma l’associato, mentre gli applausi accompagnano l’elenco con nomi e cognomi delle vittime. «Questa tragedia dimostra l’esistenza di un filo nero sotto la nostra democrazia, che potrebbe tornare in qualsiasi momento»  chiosa Barbara, prima di lasciare piazza Fontana. L’anno prossimo Barbara sarà di nuovo qui, promette, stretta nel suo giaccone. Per lei, il ricordo è un appuntamento fisso.