“Venni mandato in Piazza Fontana perché si pensava che fosse scoppiato un semplice tubo del gas”, racconta il deputato Achille Serra, commissario a Milano nel 1969 e poi prefetto di varie città italiane. “Quello che mi si presentò ai sensi non era una semplice fuga di gas. C’era una gamba sanguinante schiacciata sulla parete e un uomo liquefatto per metà al suolo. Quanto ho visto non si avvicinava nemmeno a un fatto di lieve entità.” 

C’è voluto meno di un secondo per creare un buco al piano terra della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Sette chili di tritolo compresse a regola d’arte in una ventiquattrore nera. Sono trasite_640_480_limit_12_12scorsi 53 anni dalla strage di piazza Fontana e stamattina il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato la strage di Milano come la prima prova da cui la Repubblica seppe uscire rafforzata “nei suoi valori costituzionali e nell’unità del suo popolo”.  

L’allora commissario di polizia 26enne si ritrovò ad affrontare il momento che segnò l’inizio degli anni di piombo. Il tragico eccidio alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano costò la vita a 17 persone e provocò il dolore dei loro familiari. Il rischio è che si eclissi dalla memoria dei più giovani ed è proprio a loro che Achille Serra vuole dare un segnale, per non dimenticare. “Sono stati anni terribili. Ricordiamo questo giorno perché è stato il più terribile, ma gli anni a venire furono drammatici per l’Italia e per Milano.” 

La città, infatti ,fu presa d’assalto dagli attacchi terroristici: “Le Brigate Rosse sparavano a casaccio – continua -. Non solo all’operaio e al poliziotto ma anche al semplice passante o al professore universitario. Erano anni in cui i sequestri di persona erano all’ordine del giorno: in dieci anni in Lombardia se ne contarono più di cento. I ragazzi di oggi non devono dimenticare: devono informarsi su quegli anni affinché non si ripetano più.”.

Il deputato Achille Serra ai giovani: “I ragazzi di oggi non devono dimenticare piazza Fontana: devono informarsi su quegli anni affinché non si ripetano mai più.”

Tutto questo rimane in parte attuale, perché la stagione stragista – fin da subito identificata come anarchica – sta come una tenebra oscura davanti ad una politica quasi indifferente. “Ho ancora nella memoria l’immagine dello sguardo di chi è accorso. Non tanto quello dei feriti – se ne contarono ottantotto – ma quello delle persone che circondavano la Banca. Vedo ancora il cardinale Colombo inginocchiato all’interno che con la mano destra benedice i deceduti. Sento ancora il coloripianto disperato, pieno di paura”. 

Sono ancora tante le zone d’ombra. Solo una sentenza del 2005 della Corte di Cassazione riuscirà ad individuare i responsabili dell’eversione nera. Una verità storica ma una giustizia mozzata: Giovanni Ventura e Franco Freda furono assolti nel 1985 dalla Corte d’Assise con giudizio definitivo. Ancora oggi sono sconosciuti i nomi dei mandanti e non si conosce il ruolo dei servizi segreti italiani ed esteri. Diventa sempre più difficile avere giustizia per quei 17 morti e per Giuseppe Pinelli, l’anarchico accusato ingiustamente della strage, precipitato dal quarto piano del palazzo della questura di Milano.