Si sa, Sanremo non è Sanremo senza qualche polemica. L’ultima in ordine di tempo è quella sul body shaming verso BigMama ad opera di un giornalista Rai. Pietra dello scandalo un tweet dal contenuto denigratorio indirizzato alla rapper avellinese. Viale Mazzini ha fatto sapere ieri di aver aperto un provvedimento disciplinare nei confronti del suo dipendente, senza renderne nota l’identità. Nelle stesse ore polemiche si sono scatenate anche in casa Mediaset dopo un post X pubblicato dall’account di Striscia la notizia che accostava BigMama a Ursula, la strega del film Disney La Sirenetta, con chiaro riferimento al fisico della cantante. La risposta dell’artista non si è fatta attendere: «Il meme su Ursula della Sirenetta? Fa male, ma lei è iconica come lo sono io. Voi no».

Il caso BigMama non è comunque il primo episodio di body shaming a fare scalpore a Sanremo. Due anni fa era stata la volta di Emma, criticata dal giornalista Davide Maggio per aver indossato sul palco dell’Ariston delle calze a rete su un paio di gambe a suo dire troppo «importanti». Il commento della cantante salentina fu caustico: «Buongiorno dal Medioevo». Affidata a Instagram, la risposta di Emma proseguì con un appello rivolto alle donne: «Evitate di ascoltare e di leggere commenti del genere, il vostro corpo è perfetto così com’è e dovete amarlo, rispettarlo e vestirvi come vi pare».

Nel 2018 a essere criticata per la sua forma fisica fu invece Noemi, che dovette subire sui social una pioggia di commenti denigratori che confrontavano il suo corpo con quello statuario di Michelle Hunziker, co-conduttrice quell’anno con Claudio Baglioni. La cantante romana preferì non rispondere sul momento e si sfogò solo alcuni anni dopo, intervistata a Belve da Francesca Fagnani, alla quale confessò di aver sofferto molto il paragone con la showgirl svizzera.

Il body shaming, si sa, non riguarda solo le persone in sovrappeso. Anche una magrezza giudicata eccessiva può suscitare commenti maligni. Fu questo il caso di Elodie. La cantante nel 2020 lamentò di essere stata più volte esortata in modo sarcastico a mangiare di più dal collega Marco Masini, quell’anno anch’egli in gara.

Il body shaming colpisce con più frequenza le donne, ma non per questo risparmia gli uomini. Nel corso dell’edizione del 2022 Gianluca Grignani, ospite di Irama nella serata cover, fu bersaglio di commenti velenosi sul suo aspetto fisico. Nell’immediato il cantante preferì non rispondere agli haters che lo criticavano per i chili di troppo e il viso gonfio – causa cortisone, spiegherà – e, interpellato a distanza di tempo sulla questione, si limiterà a un lapidario «caz*i loro».

Chiunque abbia calcato il palco dell’Ariston, a maggior ragione se donna, ha sempre dovuto subire giudizi legati al proprio aspetto.

Un altro uomo, Alessandro Siani, fu protagonista di una ben più accesa polemica nel 2015, primo festival di Carlo Conti. A differenza di Grignani, però, non in veste di vittima ma di autore di body shaming. Intervenuto sul palco dell’Ariston per un monologo comico, l’attore napoletano indirizzò commenti poco eleganti – «Ci stai nella poltrona?» – a un bambino di nove anni seduto in prima fila. Siani fu criticatissimo, anche per via della giovanissima età del bersaglio, e per tornare come ospite a Sanremo dovette attendere il festival del 2023.

Così come la forma fisica, anche il modo di vestire è spesso oggetto di commenti maligni. A maggior ragione a Sanremo, dove da sempre i look degli artisti in gara sono attenzionati come se non più delle canzoni stesse. Ne sa qualcosa Orietta Berti, che in tal senso è stata una vera apripista. È rimasto nella storia del festival l’abito indossato dalla cantante di Cavriago nel 1969, giallo con bande bianche e nere. «Si è vestita da strisce pedonali», commentarono i detrattori, a cui fece eco una salace imitazione di Alighiero Noschese. L’Orietta nazionale seppe comunque mostrare grande autoironia indossando lo stesso outfit, rivisitato, in una serata del festival del 2022.

In anni più recenti, un altro abito molto discusso fu il sensuale completo crop top-gonna con spacco di Diletta Leotta, invitata a Sanremo nel 2017 per parlare di cyberbullismo e revenge porn dopo che alcune sue foto intime erano state diffuse online. In molti giudicarono inappropriato l’abbigliamento scelto dalla showgirl alla luce del tema trattato. In difesa della showgirl intervenne Maria De Filippi, co-conduttrice quell’anno con Carlo Conti: «Ognuno ha il diritto di vestirsi come gli pare. È come commentare che se una ha la minigonna è giusto che la violentino».

La vicenda dei commenti denigratori rivolti a BigMama, insomma, non rappresenta affatto un inedito nella storia del festival. Chiunque abbia calcato il palco dell’Ariston, a maggior ragione se donna, ha sempre dovuto subire giudizi legati al proprio aspetto. A Sanremo, specie nelle ultime edizioni, è stato dedicato molto spazio ai temi sociali attraverso monologhi – non sempre riuscitissimi – e altri momenti di riflessione, l’ultimo dei quali ieri è stato all’educazione affettiva. Che sia presto la volta del body shaming?