È un sabato pomeriggio come tanti, in un paesino della Brianza come tanti, uno di quelli dove non succede mai nulla: Sovico. Nel deserto e nel silenzio invernale di questa sonnacchiosa provincia, Sara, Diana e Chiara hanno scelto il parco giochi per le loro trasgressioni serali. Incuneate tra le altalene, i girelli e i cavallucci, e protette da un ammasso di scivoli, reti e ponti sospesi, tenuti insieme da assi traballanti, che costituiscono l’architettura di un vecchio fortino in legno imbrattato di scritte, si fanno una canna. Ogni tanto ridono e i loro schiamazzi raggiungono i bordi della piazza, tagliando il silenzio spettrale. I momentanei abitanti del vecchio fortino del parco giochi sono sette e sono tutti adolescenti: la più vecchia ha 16 anni e il più giovane 13. Se ne stanno in cerchio a parlare, alcuni in piedi, altri seduti per terra, altri ancora con la schiena appoggiata al legno della struttura sotto cui sono raggruppati. Se c’è una cosa che li accomuna e li porta qui, è il consumo di droghe.

Cannabis, soprattutto, ma alcuni ammettono di volere in futuro provare altro. Come Sara, 14 anni: «Non droghe pesanti pesanti, ma una via di mezzo, tipo codeina, LSD, MD (ecstasy ndr)». È d’accordo con lei anche Diana: «Secondo me c’è una differenza tra le droghe leggere tipo cannabis, droghe che sono una via di mezzo e droghe pesanti pesanti». «Io la code (codeina ndr) l’ho provata – si intromette Chiara, 16 anni –, ma secondo me non è una droga pesante, non ci è mai rimasto sotto nessuno. Eravamo a una festa e l’hanno mischiata con la soda al limone. È successo un anno e mezzo fa. Poi non l’ho più assunta, però se me la dovessero proporre a un’altra festa, la riproverei sinceramente».

 La codeina con soda è un tipo di droga divenuta nota col nome di “purple drank”. Sta spopolando tra i giovani La codeina con soda è un tipo di droga divenuta nota col nome di “purple drank”. Sta spopolando tra i giovani ed è citata in molte canzoni trap come “Sciroppo” di Sfera Ebbasta. La sostanza psicoattiva in questo caso non è illegale: la codeina è un derivato dell’oppio utilizzato nei medicinali per la tosse. In sostanza è un farmaco comune che non è difficile procurarsi, un modo veloce ed economico per ottenere lo sballo.

Anche la cannabis light in realtà è legale in Italia: lo è dal 2016, tanto che stanno nascendo un po’ ovunque negozi dove è possibile acquistarla. A nulla è servito il parere contrario del Consiglio superiore di sanità che nel giugno 2018 si era espresso contro la vendita di tutti gli spinelli, anche quelli leggeri. La legge italiana consente il mercato della canapa e dei suoi derivati solo se l’acquirente è maggiorenne e se il livello di Thc (il componente chimico che contiene il principio psicoattivo, ndr), è inferiore allo 0,6%.

La canapa è una pianta originaria dell’Asia centrale considerata sacra dagli hindu. Spesso anche i consumatori occidentali la chiamano con il termine hindi “ganja”. Ad essere vendute sono soprattutto le infiorescenze, che nel caso della cannabis light costano in media 11 euro al grammo. Se si cercano spinelli con un Thc più alto bisogna acquistarli per vie illegali: il prezzo varia a seconda della qualità, e in media va dai 10 ai 30 euro al grammo. Entrarne in possesso è molto facile per un minorenne, soprattutto se frequenta amici che ne fanno uso. «Di solito c’è sempre un ragazzo nella compagnia che la recupera per tutti» spiega Daniele, 15 anni.

Gli amici sono quasi sempre quelli che fanno da tramite per l’iniziazione al consumo. «Sapevo che un mio amico fumava canne – racconta Daniele – e gliene ho chiesta una. Volevo provare per curiosità». Spesso sono giovani più in là con gli anni a introdurre al consumo: «Uscivo con una compagnia di ragazzi più grandi – racconta Nadia, 15 anni –: me l’hanno proposto e io ho accettato». Daniele, Nadia, Chiara, Sara, tutti dichiarano di aver fumato la prima canna a 12 anni, ma Federico, che ora di anni ne ha 13, afferma di aver iniziato addirittura a 11 anni. «La prima volta mi ha fatto schifo – confessa il ragazzo –, poi ho riprovato e mi è piaciuto». Quanto dicono i ragazzi è in linea con l’allarme lanciato dai professionisti che si occupano del recupero dei tossicodipendenti: l’età si è generalmente abbassata al punto che le canne cominciano a girare già tra gli studenti delle medie.

La ragione per cui si fuma spinelli è sempre la stessa: la cannabis fa stare bene, provoca moderata euforia e un senso di pace, come raccontano i ragazzi che l’hanno provata. «Sono rilassata, il mondo è bellissimo e vedo tutti simpatici – spiega Nadia –. Di solito mi faccio una canna prima di andare a letto, se no non riesco a dormire». Simile è la motivazione che dà Chiara: «Quando lo faccio sto bene, sono rilassata, me la rido. Solitamente sono con i miei amici. Siamo tutti più felici, più sinceri, più tranquilli e a nostro agio. La fumo anche a scuola: magari se sono stressata per qualcosa, per esempio se so che mi deve parlare un professore, allora fumo. Così sono più rilassata, più tranquilla».

Ormai la cannabis sembra girare indisturbata in molte scuole italiane. In un liceo romano del quartiere di Monteverde uno dei cortili è chiamato “Piazzetta canne”, perché è il luogo in cui gli studenti si ritrovano a fumare gli spinelli durante l’intervallo. La situazione è la stessa anche in altre parti d’Italia: ovunque è diventata abitudine dei liceali la “pausa canna”. Gli spacciatori cominciano a muoversi persino fuori dalle scuole medie, come succede alla borgata Finocchio di Roma, dove diverse mamme hanno chiesto più volte l’intervento delle forze dell’ordine.

Dal rapporto 2018 dell’Agenzia europea delle droghe emerge che la cannabis è la sostanza illecita più largamente usata in Europa. L’Italia con il 33,1 % di consumatori è al terzo posto, preceduta da Danimarca (38,4%) e Francia (41%). Se si considerano esclusivamente i giovani fra i 15 e i 34 anni, il nostro Paese raggiunge il secondo posto con il 20,7% di consumatori, mentre la Francia è ancora una volta davanti a noi con il 21,5%.

Altri dati, relativi al 2017, provengono dalla “Relazione annuale al Parlamento 2018 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia”. Le informazioni sono state fornite dallo studio Espad Italia, che ha analizzato un campione di 880mila giovani tra i 15 e i 19 anni. Il 34,2% degli adolescenti dichiara di aver provato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita e il 26% afferma di averlo fatto nell’ultimo anno. Tra i consumatori l’89,5% sostiene di aver assunto una sola sostanza illegale, mentre il 10,5% più di una.

Il 33,5% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni ha provato la cannabis, il 13,9% cannabinoidi e oppioidi sintetici, il 3,4% la cocaina e l’1,1% l’eroina A farla da padrona tra le droghe è la cannabis, provata almeno una volta dal 33,6% degli adolescenti. Seguono subito dopo le nuove sostanze psicoattive (cannabinoidi sintetici, oppiodi sintetici, ecc.) con il 13,9%, la cocaina con il 3,4% e l’eroina con l’1,1%. Tra i consumatori di marijuana il 25,8% ne ha fatto uso nel corso del 2017, il 16,4% nel mese di svolgimento dello studio e il 3,4% confessa di consumarla regolarmente (20 o più volte al mese).

In generale i ragazzi sembrano non essere spaventati dall’uso di sostanze stupefacenti: il 55,6% degli studenti considera pericoloso solo il consumo regolare di droga, mentre appena il 19% di loro ritiene rischioso provarla.

Paolo, 14 anni, sostiene di aver cominciato a fumare canne per curiosità e di aver proseguito per via dei miglioramenti visti nella sua vita: «Mi ha aiutato a ridurre la tristezza, l’ansia, lo stress. Quando ne faccio uso divento più calmo, non ho molti pensieri brutti in testa». Anche Sara dichiara di aver iniziato per curiosità e di aver continuato perché la cannabis la aiuta a combattere lo stress dovuto a motivi familiari e alla scuola. «Stacco un attimo dalla realtà e mi sento bene quando lo faccio – spiega la ragazza –, a parte le volte in cui mi sale male. In quei momenti inizio a vomitare e a vedere tutto nero». Assumere cannabis può quindi avere effetti collaterali nell’immediato, effetti che ha sperimentato anche Nadia: «Dipende da come ti sale. Fumare le canne ti dà la tachicardia e allora, se non riesci a gestirla, poi potresti avere un attacco di panico, potresti andare nel cosiddetto “badtrip”».

Studi scientifici dimostrano, in realtà, effetti collaterali anche nel lungo periodo, soprattutto sul cervello in formazione degli adolescenti, ma i ragazzi spesso ne sottostimano la dannosità. «È roba naturale – sostiene Nadia –, può solo migliorarmi». Nemmeno Sara pare preoccuparsi dei possibili danni: «Non mi interessano. Anche perché la cannabis è utilizzata come medicina, quindi non fa così male, fosse per me la legalizzerei. Porterebbe anche soldi allo Stato».

Favorevole alla legalizzazione è anche Daniele: «Secondo me è una cosa naturale e non ha senso che sia legale qualcosa come l’alcol che ti danneggia. Anche la marjuana assunta in piccole quantità non fa male, ma fa solo bene. Ad esempio ti può calmare, ti può curare i dolori e non è vero che bisogna togliere il Thc perché quella è proprio la sostanza della pianta, è ciò che contribuisce magari a curarti». Il ragazzo pensa che i danni alla salute legati al fumo di canne siano dovuti ad altre ragioni: «Secondo me la maggior parte di quelle che girano adesso ti fa male, perché non è controllata. Gli spacciatori per guadagnarci di più ci mettono dentro ad esempio la polvere di vetro, la mischiano con cose sintetiche e così diventa chimica, non è più naturale, quindi non è più marijuana».

Il dibattito intorno alla legalizzazione della cannabis è stato riacceso, anche in ambito internazionale, dal New York Times. L’autore è una firma storica del quotidiano, Alex Berenson, giornalista investigativo e reporter di guerra (Berenson ha svolto anche due periodi di corrispondenza dall’Iraq). L’uomo, dopo aver lasciato il giornalismo nel 2010 per dedicarsi completamente alla stesura di romanzi e spy story di successo, ha deciso di tornare all’inchiesta con il libro-denuncia “Ditelo ai vostri figli: la verità su marijuana, malattie mentali e violenza”, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice americana Simon & Schuster. Anticipazioni del libro sono uscite sul New York Times e sul Wall Street Journal.

Da consumatore occasionale di cannabis negli anni dell’università, Berenson è sempre stato favorevole alla legalizzazione della sostanza, un tema tornato d’attualità anche in Italia con la proposta di legge appena depositata dal senatore M5S Matteo Mantero. Eppure, proprio ora che sempre più Stati stanno approvando leggi che ne liberalizzano la vendita e il consumo, l’uomo si è dovuto ricredere, perché ha scoperto, grazie alla moglie psichiatra, l’immensa mole di studi che attestano la dannosità della marijuana, soprattutto sugli adolescenti.

Quella del giornalista è sicuramente una battaglia impopolare che va a scontrarsi sia contro l’opinione pubblica del suo Paese (il 65% degli americani è oggi favorevole alla legalizzazione, più del doppio rispetto a vent’anni fa), sia contro gli interessi di grossi gruppi economici come Big Tobacco, che ha già fiutato l’enorme affare collegato a questo business in continua crescita (negli USA dai 3 milioni di consumatori giornalieri di cannabis del 2005 si è passati agli 8 milioni del 2017).

Se negli anni ’70 il livello di Thc della cannabis era limitato all’1-2%, oggi arriva a raggiungere anche il 20-25% «Proprio mentre è diventato socialmente accettabile – scrive Berenson a proposito dell’uso di marijuana – epidemiologi e psichiatri concordano che i rischi sono più seri di quanto si creda». Per esempio, è stato provato che la dipendenza da cannabis è molto più forte di quella da alcol: solo un bevitore su 15 assume alcol ogni giorno, ma tra i consumatori di marijuana a farlo è una persona su cinque. Senza contare che la sostanza in circolazione è sempre più potente: se negli anni ’70 il livello di Thc era limitato all’1-2%, oggi arriva a raggiungere anche il 20-25%.

Berenson fa notare il cambiamento di giudizio dell’Accademia nazionale di medicina Usa: nel 1999 sosteneva che “l’associazione tra marijuana e schizofrenia non è ben compresa”, ma nel 2017 si è spinta ad affermare che “l’uso di cannabis può aumentare il rischio di schizofrenia e altre psicosi; maggiore è l’uso, maggiore è il rischio”.

Numerosi sono gli studi a cui il giornalista si richiama nel corso della sua inchiesta. Uno di questi, proveniente da Finlandia e Danimarca, ha rilevato un incremento delle psicosi a partire dal 2000, in concomitanza con l’aumento del consumo di cannabis. Un altro studio condotto su 9mila adolescenti, è stato pubblicato sul Journal of Interpersonal Violence. Da questa ricerca è emerso che l’uso di marijuana è correlato a un raddoppio dei casi di violenza domestica. Alle stesse conclusioni è giunta un’altra indagine effettuata sugli automobilisti inglesi e cinesi per valutare il legame tra marijuana e violenza stradale. È, poi, emerso un dato curioso: negli Stati americani che per primi hanno legalizzato le droghe leggere, vale a dire Colorado, Washington, Alaska e Oregon, è stato registrato un aumento (superiore alla media nazionale) negli omicidi e nelle aggressioni violente.

Anche se le ricerche non arrivano a provare con assoluta certezza un nesso di stretta causalità tra consumo di cannabis e aumento di psicosi o di violenze, testimoniano comunque inquietanti correlazioni. Ecco perché Berenson invita a dirlo ai propri figli, che la marijuana fa male, soprattutto se sono minorenni.

In realtà capita anche che vi siano, tra i consumatori di canne, ragazzi consapevoli dei rischi: «Può bruciarti i neuroni», dice Daniele senza mezzi termini. Poi, però, il ragazzo, alla prova dei fatti, sostiene comunque di avere più benefici che danni derivanti dal consumo della sostanza: «Il mio rendimento scolastico si è alzato – dichiara fiero –. Ho fumato prima dell’esame di terza media, non sapevo niente di inglese, non ho mai studiato nulla di quella materia e ho preso 6». Anche l’insorgere di psicosi secondo lui non ha legami con il consumo di marijuana, ma colpisce solo persone già predisposte, indipendentemente dall’uso di droghe.

In generale la paura verso lo spinello è bassa, perché non ha possibili conseguenze fatali sul consumatore, a differenza di quanto avviene nel caso di altre droghe: «Per quanto ne so – sostiene Paolo –, è scritto da molte parti che la cannabis non ha morti annuali».

Anche il fatto che crei dipendenza è un elemento che non spaventa i giovani consumatori di canne. Per esempio, Daniele rivela di sentirsi molto più dipendente nei confronti delle sigarette. In realtà tutti i suoi amici affermano di sentire eccome il bisogno di fumarsi uno spinello dopo un po’ che non lo fanno, ma il ragazzo continua lo stesso a difendere la sua tesi: «Con le sigarette è peggio, perché è dipendenza fisica: diventi nervoso e ti arrabbi per le minime cose. Invece la dipendenza della marijuana è più psicologica».

Paolo interviene per sottolineare la differenza tra l’assuefazione che dà la cannabis e quella che danno altre sostanze psicoattive: «Sento il bisogno, mi dico “cavolo, ho voglia”, però non è che impazzisco come purtroppo succede ad altre persone dipendenti da altre droghe. Ho visto video di ragazzi dipendenti da queste sostanze: provare a disintossicarsi è molto difficile».

I Servizi sanitari locali negli ultimi cinque anni hanno visto raddoppiare il numero dei ragazzi bisognosi di cure In effetti le conseguenze che hanno droghe come la cocaina e l’eroina sono senza dubbio più devastanti e a volte persino letali. Ad aiutare le persone con problemi di dipendenza in Italia sono i Servizi sanitari locali, che negli ultimi cinque anni hanno visto raddoppiare il numero dei ragazzi bisognosi di cure. Un aumento dei giovani consumatori lo attestano pure i Tribunali per i minorenni.

Il problema è anche la mancanza di percorsi di assistenza adeguati soprattutto per quei ragazzi non ancora maggiorenni che hanno bisogno di una “doppia diagnosi”: si tratta di giovani che devono seguire una terapia per la dipendenza e un’altra per i disturbi mentali connessi al consumo di stupefacenti. Data la scarsità di comunità adibite alla cura di minorenni con problemi psichici causati dalle droghe, molti ragazzi sono inseriti in luoghi non idonei a migliaia di distanza dai propri cari oppure sistemati in reparti neuropsichiatrici per adulti.

Il ricovero in comunità, comunque, viene riservato solo ai casi più gravi, mentre solitamente i giovani vengono indirizzati verso i Serd, i servizi pubblici per le dipendenze patologiche, altri luoghi che hanno visto un incremento delle richieste di aiuto da parte di ragazzi, al punto che alcune Regioni hanno dovuto creare appositi dipartimenti riservati solo agli adolescenti.

Nel caso di minorenni, comunque, un ruolo importante per il loro recupero è svolto dai genitori, che spesso, però, si trovano in difficoltà nel momento in cui vengono a conoscenza della dipendenza del figlio. Sara sostiene che i suoi l’abbiano intuito, ma non ne hanno la certezza. Stessa situazione per Chiara: «Mia mamma ormai l’avrà capito perché torno che mangio da far schifo, mentre di solito non mangio mai, e ho degli occhi indescrivibili. Sa che è anche l’età, non è d’accordo, però le basta che non superi i limiti, cioè non devo arrivare a stare male. A lei basta che non esagero e che non sia una cosa troppo abitudinale».

Nadia invece non ha dubbi sul fatto che i genitori ne siano al corrente: «Mia mamma sa che se anche mi dice di non fare qualcosa, io la faccio lo stesso. Quindi è più contenta se lo sa e non me lo vieta, anche perché mia madre non è contro le droghe leggere». Infine, c’è Paolo che rivela come i genitori l’abbiano scoperto recentemente: «All’inizio si sono arrabbiati. Poi la situazione è passata, non è successo niente di grave. A loro non piace, però prima non conoscevano nemmeno gli effetti, pensavano fosse come le altre droghe. Invece non è che dà effetti psichedelici o allucinogeni, dà semplicemente tranquillità, calma e aiuta in un certo caso».

Un’indagine presentata a Roma il 30 ottobre 2018 rivela che il 29% dei genitori italiani con ragazzi tra i 14 e i 19 anni ha paura che il proprio figlio faccia uso di stupefacenti. La ricerca è stata curata dall’Istituto Piepoli nell’ambito del progetto “Mano al volante, occhio alla vita”, promosso dal Moige (Movimento italiano genitori) con il contributo della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le politiche antidroga.

Dal sondaggio emerge come il 63% dei genitori veda negativamente i negozi dedicati alla vendita di cannabis light, perché considerati responsabili di incentivare l’uso di droga tra i giovani. Tra le cause della tossicodipendenza nei ragazzi la principale è ritenuta essere una cattiva dinamica di gruppo (47%), seguita da noia (28%), voglia di trasgredire e voglia di divertirsi (entrambe al 27%).

Chiamati in causa sul modo in cui condurre la lotta alle droghe, sei genitori su dieci danno un’importanza primaria alla scuola, ma ben nove su dieci all’istituzione familiare, perché alla fine, nonostante tutto il male si possa dire o credere della famiglia, è lì che si gioca la felicità di un individuo.