Da idea a realtà, o meglio a legge. L’Australia ha deciso di vietare l’uso dei social ai minori di sedici anni, «così li proteggiamo», afferma il governo. La norma è stata approvata sia alla Camera che al Senato e verrà messa in atto a livello federale nei prossimi dodici mesi. La notizia non stupisce, del disegno di legge se ne parlava già da tempo e soprattutto nella sfera statale le voci circolavano da mesi.
La normativa, che abbraccia tutti i territori australiani «è stata accolta con molto favore», afferma Marco Petta, General Station Manager di Radio Italiana 531, a Adelaide nel Sud del Paese. «Il nostro bacino di utenza comprende italiani che si sono trasferiti in Australia dagli anni ‘70 – ‘80 e quindi hanno nipoti che hanno magari sui 15 / 16 anni o addirittura più piccoli. Queste persone magari non comprendono a fondo la tecnologia e proprio per questo ci vanno contro di default per la maggior parte delle volte», puntualizza il manager della stazione radio. Che il sogno americano sia diventato “il sogno australiano” è sempre più tangibile: non sono solo gli italiani che sono emigrati in Australia a dirlo ma anche i nativi stessi.I dubbi sulle condizioni con cui si potrà attuare il divieto dell’uso dei social ai minori di sedici anni però rimangono.
La legge parte dall’esigenza del governo laburista di Antony Albanese di combattere le influenze negative che i social hanno sulla mente degli adolescenti. La missione che mette in prima linea lo stesso primo ministro è per l’appunto quella di «restituire un’infanzia ai ragazzi e dall’altra parte rassicurare i genitori con questo tipo di supporto statale». Una delle principali piaghe è quella del bullismo. In Australia il 23% degli studenti di età compresa tra i 12 e i 16 anni ha affermato di essere stato vittima di prepotenze online. «Alla radio io sento spesso tante storie di episodi di questo genere e le scuole fanno proprio fatica», continua Petta.
Il cosiddetto “Paese giù sotto” (The Land Down Under) è un molto diverso dall’Italia, soprattutto dal punto di vista scolastico perché la tecnologia pervade ogni aspetto dello studio. Anche le scuole pubbliche dispongono di ingenti quantità tecnologiche dagli iPad ai computer. «I ragazzi dipendono molto dall’uso degli smartphone», conferma Petta.
Generalmente l’Australia è un Paese progressista e si fa portabandiera delle politiche del futuro come questa. Più nello specifico esistono moltissime campagne fatte appositamente per i giovani e sono tutte di vario tipo, una delle più importanti riguarda le sigarette elettroniche, divenute ormai proibite nel Paese soprattutto quelle monouso. «Abbiamo raccontato la cronaca degli eventi e sentendo i nostri ascoltatori abbiamo avuto una reazione positiva sul tema del divieto dell’uso dei social agli adolescenti che non hanno ancora sedici anni», conclude Petta.
Da una parte c’è la reazione favorevole degli uditori di Radio Italiana 531, e dall’altra la prevedibile contrarietà dell’opposizione. Il problema principale è però quello di rendere inaggirabile questa avanguardistica legge. Marco Petta è cresciuto a Milano, ma vive in Australia da tredici anni e rivela una chicca culturale del Paese: «L’australiano generalmente non raggira molto la legge, cioè se c’è una regola la rispetta. È ovvio che un adolescente magari cerca l’escamotage per andare sui social però comunque la maggior parte degli australiani quando c’è una legge la segue in maniera anche molto ferrea».
Non è molto chiaro cosa verrà bannato con la norma a sud dell’equatore. Si parla di vietare tutte quelle applicazioni che hanno di mezzo un’interazione tra i giovani soprattutto nel pubblicare contenuti, il che riguarda in prima linea social come Facebook, TikTok, Instagram e X. Non si parla di app di messaggistica come Whatsapp. Telegram invece rimane un grande punto di domanda. Se il social non dovesse rientrare nella categoria di app che si usano per scambiare sms allora potrebbe potenzialmente essere ingannata. Quello che è sicuro però è che non sarà semplice.