“Se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti. Ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi”. Gino Strada, chirurgo di guerra e fondatore di Emergency, lo ripeteva spesso. Dal 13 agosto 2021 Gino non c’è più ma la sua mancanza è solo fisica perché nel cuore di chi lo ha conosciuto, anche solo attraverso un televisore o uno dei suoi libri, il lascito rimane vivo. È di questa idea Paola, 60 anni, di Verona, da sempre sostenitrice attraverso il 5 per mille della onlus fondata da Strada nel 1994. «Ho iniziato a seguire Emergency per ammirazione verso tutte quelle persone che lavorano in luoghi di guerra, pur sapendo quali sono i rischi a cui vanno incontro».
Emergency nasce infatti in seguito alle importanti esperienze che Strada, nato a Sesto San Giovanni (Mi) nel 1948, aveva accumulato con la Croce Rossa in giro per il mondo nell’assistenza ai feriti di guerra. Nel 1994 insieme alla prima moglie, Teresa Sarti, e ad alcuni amici colleghi fonda l’Associazione che porterà alla nascita di progetti umanitari e di ospedali nei paesi più colpiti dalla violenza dei conflitti: Ruanda, Cambogia, Iraq, Sierra Leone, Sudan e molti altri. L’Afghanistan, per esempio, è stata una delle prime mete di Gino nel lontano 1988 e in circa 7 anni sono state migliaia le vittime di guerra e delle mine antiuomo che lui e il suoi primi collaboratori hanno curato. Oggi nel Paese, grazie ad Emergency, ci sono 3 ospedali, un Centro di maternità e un pronto soccorso con 44 posti letto. Gino Strada è stato un uomo che ha sempre creduto nei valori di pace, solidarietà e nella difesa dei diritti umani. Tutto questo creato da zero da un uomo che ha sempre creduto nei valori di pace e di solidarietà. Non dimentichiamo però che la onlus opera anche in Italia dove gestisce sportelli socio-sanitari, ambulatori, anche mobili, per portare assistenza sanitaria gratuita a migranti e persone più bisognose.
Nel ricordare che dalla sua fondazione ad oggi Emergency ha curato gratuitamente più di 11 milioni di persone negli angoli più sperduti e dimenticati del mondo, Paola Patuzzi, la nostra testimone, si commuove. «Sono uomini e donne coraggiosi. Mettono a disposizione la loro vita per salvarne altre senza tener conto del colore della pelle o della provenienza. Condivido i loro ideali e mi dispiace non aver avuto il titolo di medico o infermiere che mi avrebbe permesso di aiutarli sul campo». La potenza del messaggio di Emergency è incredibile proprio per questo: anche chi non opera direttamente sul territorio può fare il gesto simbolico di condividere e diffondere la necessità di dover difendere i diritti umani. Paola continua, «Gino lascia in eredità tutto quello che ha costruito insieme alla moglie Teresa Sarti, e che la figlia Cecilia oggi porta avanti con coraggio. Gino ci lascia testimonianza di vita, di ideali che spero siano portati avanti anche se viviamo in un mondo dove la voglia di ricchezza dei potenti calpesta i diritti umani».
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Emergency esiste e resiste, e così Gino come faro di speranza. Manca molto il suo esporsi e schierarsi a favore dei più deboli, sempre con educazione e rispetto, ma i suoi insegnamenti non si perderanno mai. E forse, oggi più che mai, Gino Strada ricorderebbe che il mondo spende trilioni di dollari, cifre difficili anche solo da immaginare, per le spese militari a discapito della sanità pubblica, e con milioni di persone che muoiono di fame.