Circondato dai Grandi Laghi che separano Stati Uniti e Canada, il Michigan è un ampio Stato dell’estremo Nord degli Usa, undicesimo su cinquanta per estensione territoriale e decimo per popolazione con i suoi dieci milioni di abitanti. La città più popolosa, Detroit, è nota soprattutto per le vaste aree industriali che la caratterizzano. Il Michigan, infatti, è parte della cosiddetta rust belt, letteralmente “cintura di ruggine”, zona che nello scorso secolo visse un periodo di massiccio incremento delle industrie pesanti, per poi vederne la crisi negli anni Ottanta. Nel 2016, in Michigan, vinse Trump, seppur con un margine dello 0.23%. Una possibile prospettiva che possa aiutare a comprendere come lo Stato sia passato da essere un bastione dei Democratici a consegnare la vittoria al Tycoon newyorkese è sicuramente quella di ascoltare i giovani studenti di giornalismo locali, futuri professionisti della comunicazione in America.
“Non avrei mai creduto che Trump potesse vincere – racconta Cassie Hall, 21enne, studentessa di giornalismo alla Wayne State University di Detroit – perché non pensavo che in Michigan i repubblicani avessero così tanta popolarità. Dalla mia prospettiva lui solo qua e là poteva contare su gente che lo sosteneva”. Una sorpresa condivisa da molti in Michigan, anche alla luce dei sondaggi, che avevano predetto vittoria certa per Hillary. Sul che cosa abbia contribuito al successo di Donald Trump, i giovani dello Stato hanno le idee chiare: la chiave è stata un supporto trasversale, dalla classe media a molti membri delle unioni dei lavoratori. I lavoratori, in particolare, sono stati fondamentali: “Hillary Clinton ha commesso l’errore di rilasciare alcune dichiarazioni che probabilmente molti lavoratori hanno percepito come dispregiative, affermazioni categoriche come ad esempio sostenere che chiunque voti per Trump sia un razzista” spiega Connor Smithee, 22enne all’ultimo anno della Scuola di Giornalismo della Michigan State University.
Parole, quelle della Clinton, che rimandano ad un concetto chiave: polarizzazione. Sarebbe infatti, a detta dei giovani del Michigan, il polarizzarsi del conflitto politico uno dei fattori fondamentali per il successo di Trump. “La gente è estremamente polarizzata e ferma sulle proprie posizioni – afferma Kamryn Romano, studentessa 21enne di giornalismo alla Michigan State University di Lansing – e se Trump da un lato era il candidato perfetto per attirare i voti di chi si schiera contro ai cambiamenti sociali in atto negli stati uniti, Hillary Clinton era altrettanto polarizzante nello spingere molte persone a votare contro di lei”. Questa stessa polarizzazione estrema, tanto nel 2016 quanto adesso, la percepisce anche Johnatan Szczepaniak, studente di giornalismo della Wayne State University, “La sensazione che ho è che non esistano vie di mezzo: o supporti Trump o sei contro di lui. Non ci sono zone neutre”. Nella situazione odierna, la pandemia rischia di accentuare ulteriormente questa polarizzazione, spingendo gli elettori ai due estremi. Questa, anche secondo i futuri giornalisti del Michigan, potrebbe essere l’arma segreta di Donald Trump, nonché uno dei pochi possibili vantaggi nello Stato, in cui se da un lato Biden è dato come grande favorito, dall’altro è presente un evidente malcontento per quanto riguarda le misure di lockdown intraprese dalla governatrice democratica Gretchen Whitmer, culminate non solo in proteste di piazza, ma anche nell’organizzazione di un piano criminale, poi sventato, volto a rapirla: “Se la governatrice Whitmer dovesse indire un nuovo lockdown prima delle elezioni, cosa possibile visto l’aumento dei contagi, non vedrei come irrealistica la vittoria di Donald Trump in Michigan”, spiega Johnatan.
Un contesto, insomma, quello dello Stato dei Grandi Laghi, in cui le elezioni si preannunciano divisive e, come sostiene Slone Terranella, studentessa di giornalismo alla Wayne State University, “questa pandemia potrebbe aver aiutato Donald Trump a restare in carica oppure potrebbe aver completamente distrutto ogni sua chance di essere rieletto presidente”. Non resta che aspettare il 3 novembre per scoprirlo.