La portineria è una specie di sgabuzzino, poco più di due metri quadri, senza porta e senza bagno. Dentro c’è Allan Rubio, filippino, che lavora in piedi con giacca e sciarpa per resistere al freddo. Ha 43 anni, una figlia di quattro mesi e una parlantina allegra che mette di buon umore. Fuori c’è un via vai continuo di gente che entra ed esce dal palazzo: «Qui c’è un po’ di tutto – racconta Allan – studenti, anziani, famiglie, italiani, egiziani, filippini, peruviani… Tutta gente per bene, tutti lavoratori».

Ha un gran daffare, Allan Rubio («Rubio come lo chef», tiene a precisare), che tra una chiacchiera e l’altra consegna pacchi della posta ai condomini e fornisce istruzioni agli operai che ristrutturano il palazzo: «Qui tutti i giorni ci sono un sacco di impegni. Io lavoro dalle 8 fino a mezzogiorno e poi dalle 14.30 alle 18.30. Faccio le pulizie, mi occupo delle poste, fornisco informazioni ai condomini, distribuisco i pacchi che arrivano, do una mano agli anziani a fare su e giù con i sacchi della spesa. Ma in realtà io dovrei solo pulire, lavoro per un’impresa di pulizie che mi paga per questo». Fa spallucce, come si fa davanti a ciò che è inevitabile: «Siccome sono qui da sei anni e la gente mi conosce, mi caricano tutto sulle spalle e mi fanno lavorare come portinaio».

Certo, se potesse, Allan farebbe volentieri un altro lavoro: «Io ho una laurea in economia e management, ma qui in Italia non è riconosciuta». Fare il custode non è sempre facile: «Con molti mi trovo bene, ma non con tutti», confessa. «Qui litigi e discussioni sono all’ordine del giorno: c’è quello che si lamenta perché l’altro gli sbatte il tappeto dal balcone del piano sopra, quello senza pazienza che si arrabbia perché l’ascensore non arriva e viene da me a dirmi che è stanco di aspettare». C’è chi non crea problemi e chi invece ne crea fin troppi.

Ma è anche una questione di preferenze, per Allan: «Gli studenti fanno festa la sera, quindi per me non è un problema perché a quell’ora non ci sono e non me ne devo occupare. Gli anziani invece mi rompono le scatole, ogni giorno mi raccontano le stesse storie di cinque anni fa…». Passa un ragazzo, chiama. «Ehi, Allan!», saluta affettuoso. Più in alto, un’anziana signora scruta sospettosa dalla finestra.