C’è una scienza che verifica quanto i nostri contenuti funzionino sul web: è la content intelligence, letteralmente “intelligenza dei contenuti”, ovvero l’insieme delle tecniche di analisi dei dati che permettono di ripensare le proprie strategie editoriali.
Chartbeat e CrowdTangle, due tra le più grandi società di content intelligence americane, hanno annunciato lo sviluppo di uno strumento che serve per misurare quanto le storie siano lette sui social network. A novembre Facebook ha acquistato CrowdTangle, annunciando di voler incrementare i propri investimenti sulla misurazione dei click.
Una novità importante, che dimostra quanto i social considerino importante questa tecnologia. Ma ad essere interessate non sono solo le grandi piattaforme social, anche gli editori stanno cercando di monitorare la diffusione digitale dei propri articoli.
Secondo il direttore marketing di Chartbeat, Terri Walter «è importante fornire agli editori gli strumenti per capire quanto tempo i lettori si soffermino sui contenuti pubblicati online, quali siano le storie più popolari o quante notizie siano mediamente lette al giorno. Quanto più si è in grado di potenziare la distribuzione di notizie di qualità, tanto più sarà possibile aumentare il traffico sul proprio sito».
Un rapporto di Lucia Moses per Digiday, pubblicato il 21 marzo, ha evidenziato come Facebook stia puntando a reinventare gli strumenti già introdotti da Google nel corso degli ultimi 15 anni per i propri partner editoriali. In particolare Facebook, come Google prima di lui, sta assorbendo i ricavi nazionali e locali provenienti dalle inserzioni, tanto da minacciare la sopravvivenza del business pubblicitario per gli editori.
Un problema delicato, perché i social sono utili per raggiungere un pubblico enorme relativamente a buon mercato, ma nessun grande social network ha espresso alcun interesse per la creazione di un fondo per il buon giornalismo.