Ci troviamo nell’era del paradosso dell’informazione: siamo bombardati da notizie, eppure regna l’incertezza”. Esordisce così Marcello Foa, giornalista di esteri ed ex direttore della Rai, protagonista in Università Cattolica dell’open lecture “Fascino e insidie dei media digitali: conosciamo davvero il mondo in cui viviamo?”, un affondo sul ruolo totalizzante del mondo digitale della società odierna. Il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli introduce,  sottolineando la necessità di autorevolezza e di responsabilità del mondo della comunicazione. “In una situazione di forte disorientamento, causato da un costante sovraccarico di informazioni, c’è bisogno di una reinterpretazione del reale“, dice. E conclude lanciando una provocazione: “O facciamo finta di niente, o cerchiamo di capire e rendercene conto”.

Marcello Foa replica e approfondisce: il pubblico ha la tendenza a credere sempre meno nei media e nei giornalisti. “L’ultimo problema che oggi abbiamo è quello di essere informati. Tuttavia, è un’epoca in cui prevale un sentimento di sfiducia nei confronti della comunicazione”. In questo senso, le fake news rappresentano solamente una minima parte di un problema capillare che riguarda l’intero sistema mediatico.

Il giornalista Marcello Foa: “L’ultimo problema che oggi abbiamo è quello di essere informati. Tuttavia, questa è un’epoca in cui prevale un sentimento di sfiducia nei confronti della comunicazione”

Nel citare L’arte della guerra di Sun Tzu, l’ex direttore introduce il concetto di guerra asimmetrica, riferendosi al fatto che i media hanno permesso di fare la guerra senza sparare un colpo. Un esempio recente è il caso di AstraZeneca, il cui vaccino è stato rifiutato da molti, anche a causa dell’eccessiva amplificazione dei suoi effetti collaterali per mano dell’industria dell’informazione. Foa declina il concetto di “guerra asimettrica” in diverse modalità. Dalla guerra psicologica, fondata sulla diffusione di notizie allo scopo di intimidire la popolazione, alla guerra culturale, combattuta al fine di imporre nuovi modelli sociali, spesso irraggiungibili.

La nostra quotidianità si basa sul costante flusso di notizie in entrata e in uscita. Per questo, sempre secondo Foa, fatichiamo ad assimilare ciò che ci viene proposto. Così, i canali divulgativi investono sempre di più sull’aspetto irrazionale ed emozionale, più che su quello razionale e pragmatico. A conclusione della sua presentazione, Marcello Foa menziona il ruolo cardinale del servizio pubblico, l’unico a non essere sottoposto al controllo di colossi multinazionali come Google o Meta. È una grande opportunità, ma anche una grande sfida, perché è necessario recuperare un rapporto di fiducia con le persone. Una funzione importante è rappresentata anche dall’università, “ancoraggio di libertà e formazione delle coscienze”.

A chiusura dell’incontro, gli interventi del sociologo Fausto Colombo, direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo della Cattolica, e di Mariagrazia Fanchi, direttrice di Almed. Entrambi hanno posto l’attenzione sull’importanza dell’essere coscienti del mondo che ci circonda e sulla nostra capacità morale, in grado di discernere ciò che è vero da ciò che non lo è.