Per la prima volta nella storia, uno stato membro delle Nazioni Unite, il Sudafrica, ha presentato alla Corte internazionale di giustizia una causa contro lo Stato di Israele. L’accusa mossa riguarda nello specifico la violazione della Convenzione sul Genocidio redatta dalle Nazioni Unite nel 1948 e ratificata da entrambi gli stati: Israele è stato accusato di aver commesso un genocidio ai danni del popolo palestinese durante le operazioni militari condotte a Gaza. La sentenza emessa dalla Corte, che ha valore giuridico vincolante per entrambi gli stati, potrebbe essere determinante nell’esercitare una pressione significativa sia sull’operato del Consiglio di Sicurezza, sia sulla compravendita di armi da parte di Israele e dei suoi alleati, Stati Uniti in prima linea. Questa mattina a l’Aia nei Paesi Bassi è iniziata l’udienza pubblica sul caso. Il primo paese a presentare le proprie argomentazioni è stato il Sudafrica, domattina toccherà ad Israele.
E’ la prima volta nella storia: Israele è accusato di aver commesso un genocidio ai danni del popolo palestinese durante le operazioni militari condotte a Gaza e di avere violato la Convenzione sul Genocidio redatta dalle Nazioni Unite nel 1948
Il 29 dicembre il Sudafrica ha presentato alla corte un documento di 84 pagine dove sono state raccolte prove dettagliate circa le brutalità perpetrate a Gaza in seguito dell’attacco armato condotto in Israele da parte di Hamas lo scorso 7 ottobre. Gli avvocati sudafricani hanno aperto la loro argomentazione inquadrando “gli atti e le omissioni di genocidio di Israele in un contesto storico più ampio: 75 anni di apartheid, 56 anni di occupazione, 16 anni si assedio imposto alla Striscia di Gaza”, così come ha affermato nel discorso di apertura Vuzimuzi Madonsela, ambasciatore del Sudafrica nei Paesi Bassi.
Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati: “Guardare donne e uomini africani che lottano per salvare l’umanità e il sistema legale internazionale farà la storia, qualsiasi cosa accada”
Secondo la Convenzione del 1948, per genocidio si intende ciascun atto commesso con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Le azioni elencate nel documento e riportate dai rappresentati del Sudafrica, includono: l’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza; la distruzione delle unità abitative; l’espulsione e lo sfollamento forzato; il blocco volontario della fornitura di cibo, acqua e assistenza medica nella Striscia di Gaza; l’incapacità di Israele di impedire e perseguire l’incitamento all’odio, con un riferimento specifico alle dichiarazioni provenienti dai funzionari israeliani durante la guerra che hanno cercato di giustificare le uccisioni indiscriminate a Gaza. Tembeka Ngcukaitobi, secondo avvocato rappresentante del Sudafrica, nel suo intervento ha evidenziato come siano stati gli stessi leader politici e il personale che ricopre posizioni ufficiali a dichiarare in termini espliciti il loro intento genocida: “Queste dichiarazioni sono state poi ripetute dai soldati israeliani mentre erano impegnati ad annientare la popolazione civile e le infrastrutture di Gaza.”
Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati ha commentato così l’udienza: “Guardare donne e uomini africani che lottano per salvare l’umanità e il sistema legale internazionale contro gli spietati attacchi sostenuti dalla maggior parte dell’Occidente rimarrà una delle immagini distintive del nostro tempo. Questo farà la storia, qualsiasi cosa accada”.