“Bibi” costretto al dietrofront: dopo tre mesi di proteste, culminate nelle ultime due settimane, il premier israeliano Netanyahu ha dovuto congelare l’iter legislativo per l’approvazione della riforma della giustizia.La legge avrebbe di fatto posto la Corte Suprema sotto il controllo politico, permettendo alla Knesset, il parlamento di Tel Aviv, di ribaltarne le decisioni con un voto a maggioranza semplice, e avrebbe sottoposto la scelta dei giudici all’autorità del governo. Questa parte della riforma è fortemente voluta dall’estrema destra, componente minoritaria ma fondamentale per la tenuta della maggioranza. Dalla sua parte, invece,Netanyahu ha spinto molto per l’introduzione di una clausola che prevede l’improcedibilità di un primo ministro in carica e che renderebbe meno pesanti le eventuali accuse per quando lascerà l’incarico.
Mesi di proteste hanno costretto Netanyahu a far slittare l’approvazione della riforma sulla giustizia. Il Paese, però, rimane diviso e sono in molti a temere che un depotenziamento della Corte Suprema possa portare alla fine della democrazia in Israele. Il premier, ora, deve rimettere insieme la sua maggioranza e tentare di aggirare l’opposizione popolare.
La folla è scesa in piazza gridando alla morte della democrazia.Israele non ha una Costituzione, solo leggi fondamentali, e un depotenziamento della Corte Suprema avrebbe privato il Paese dell’unico organo in grado di limitare l’azione del governo. Netanyahu è stato costretto a scendere a compromessi con la sua maggioranza, in particolare con gli esponenti dell’ultra-destra più riottosi ad accettare uno slittamento della riforma e pronti ad aprire una crisi di governo.Il premier israeliano ha dovuto concedere a Itmar Ben Gvir, ministro per la Sicurezza nazionale, la possibilità di creare una Guardia nazionale civile di volontari alle sue dirette dipendenze. In cambio, l’esponente di Potenza ebraica ha dato il suo assenso allo slittamento della proposta. La concessione di Netanyahu ha sollevato diverse perplessità negli analisti. Non sono ben chiare, infatti, né le modalità in cui questa Guardia nazionale verrà creata, né tantomeno i limiti della sua giurisdizione, considerando che esistono già polizia, guardia di frontiera, Shin Bet (sicurezza interna) ed esercito.Rimane complesso anche il rapporto con il ministro delle Finanze e leader di Sionismo religioso, Bezazel Smotrich che ha affermato di non essere intenzionato ad arrendersi «alla violenza, all’anarchia, agli scioperi selvaggi, alla disobbedienza».
Come ci spiega Eric Salerno, giornalista che per oltre trent’anni ha raccontato Israele da Gerusalemme,«il Paese è diviso perché ci sono molte popolazioni israeliane: a destra ci sono gli ebrei ortodossi, i nazionalisti, i gruppi che sostengono i coloni che occupano i territori palestinesi e la destra più moderata; dall’altra ci sono gli ebrei laici, ex membri delle forze armate e politici di sinistra».Ma in piazza non sono scesi solo gli oppositori del governo. Infatti, a protestare ci sono anche coloro che l’hanno votato: «Molti degli israeliani di destra, e non solo, sostengono l’idea di una modifica della magistratura, ma non condividono la proposta di riforma fatta da Netanyahu». L’approvazione di questa legge sulla giustizia risponderebbe a logiche di equilibrio politico all’interno della maggioranza. «Queste fazioni non sono compatibili per tanti motivi», continua il giornalista.«Non hanno obiettivi comuni se non quello di garantirsi vicendevolmente ciò che vogliono ottenere: da una parte Netanyahu vuole l’immunità e l’impunità giudiziaria, dall’altra coloro che sostengono i coloni tentano di portare avanti l’espansione nei territori occupati e di ottenere aiuti economici per i gruppi religiosi di destra».
Israele sta attraversando uno dei momenti più complicati della sua storia. Le analisi più pessimiste hanno addirittura parlato della possibilità di una guerra civile. Il Paese, ora, si prepara alla Pasqua ebraica e, per due mesi, le attività politiche saranno sospese. Una pausa, questa, che “Bibi” dovrà sfruttare per trovare un accordo che gli permetta di solidificare la sua maggioranza sfilacciata e riprendere l’iter legislativo.«Quando riaprirà il parlamento, Netanyahu tornerà a fare proposte. La legge è stata approvata alla prima lettura, ma deve passare attraverso altre due – afferma Eric Salerno. – Subirà sicuramente altre modifiche e cercheranno di aggirare in tutti i modi l’opposizione dell’opinione pubblica».