Un’immersione nella vita degli altri, nelle scelte degli altri, in un mondo che non si racconta, ma che ribolle, fermenta, a volte esplode. Questo è il lavoro dei giornalisti sotto copertura per come lo raccontano Jean Peters e Luigi Scarano, nel corso di un workshop sulle tecniche di investigazione giornalistica, al festival LIFE nella Fabbrica del Vapore. Qui le due inchieste sull’estrema destra in Germania e in Italia si sono intrecciate in una narrazione a specchio.
La prima, Schwarz Rot Braun (Nero Rosso Marrone), è stata condotta in prima persona da Peters che ha portato alla luce «il piano segreto contro la Germania» progettato da estremisti di destra legati al partito neonazista Alternative für Deutschland (AfD) e pubblicata dalla testata CORRECTIV. La seconda è invece Gioventù meloniana, realizzata da Fanpage sul movimento giovanile di Fratelli d’Italia, l’ha coordinata da Luigi Scarano, direttore della sezione investigativa Backstair. Scarano ha seguito anche l’inchiesta sotto copertura Lobby nera, che ha svelato un sistema di tangenti, influenze politiche e pressioni in vista delle elezioni amministrative del 2021.
«In entrambi i casi i nostri giornalisti facevano parte di queste reti, ma non sono stati attori protagonisti: sono state proprio le persone su cui stavamo indagando a coinvolgerli e a svelare attivamente i loro segreti». La giornalista che si è occupata di Gioventù Meloniana, Selena Frasson, ha iniziato a collaborare con il magazine del think-thank Nazione Futura, legato a Fratelli d’Italia, su proposta di chi gestiva la rivista. È stato questo a darle credibilità e a renderla automaticamente una persona affidabile e coinvolta nelle chat e nei progetti della sezione giovanile del partito. Il parallelo tra le due inchieste mostra come l’estrema destra si muova su piani diversi, ma seguendo le stesse dinamiche. Da un lato, un progetto strutturato e segreto per rimodellare la società tedesca attraverso una «remigrazione» su base etnica. Dall’altro, la normalizzazione e la legittimazione di un’eredità fascista, interiorizzata come identitaria da una parte delle nuove generazioni italiane. «Non sono fascisti nel senso classico, non credo che andrebbero in giro a picchiare qualcuno o a censurarlo, ma sono cresciuti con l’idea che il fascismo sia parte della nostra tradizione. Fanno di un’ideologia un’eredità da tenere viva e trasmettere» aggiunge Scarano.
In entrambi i casi, il metodo usato è l’infiltrazione, ossia diventare parte dell’ambiente e del contesto in cui si indaga. «Ci vuole proporzionalità: non si rompe una rete lanciando una bomba, ma individuando tutti i nodi» spiega Peters, insistendo sul fatto che non si può capire la strategia dell’estrema destra se non si entra all’interno del sistema. È la «Chicago way», dice, parafrasando un celebre film: bisogna adottare le regole del campo in cui si indaga e se il sistema è corrotto devi fingere di esserlo anche tu. C’è una linea sottile tra empatia e inganno, tra vicinanza umana e distanza professionale.Entrare sotto copertura significa abitare le vite degli altri, senza mai dimenticare la propria funzione. Un’inchiesta di questo tipo richiede una preparazione meticolosa e un equilibrio delicato tra coinvolgimento personale e distacco professionale. Si parte da un’ipotesi iniziale. Jean Peters sottolinea l’importanza di non operare in solitaria: «Se lo fai da solo sei un narcisista», afferma, evidenziando come il lavoro di squadra offra supporto emotivo, aiuto concreto nella gestione del rischio e un’analisi spietata del valore dei materiali raccolti. L’empatia, in questo contesto, non è solo una qualità umana, ma uno strumento professionale, al contempo, aggiunge Peters: «Non credo sia qualcosa che si impari, credo sia qualcosa che si ha». Il nodo etico è il più intricato: «È faticoso – ammette il giornalista – mentire tutti i giorni alle persone con cui stai. Saranno anche dei corrotti, dei nazisti, dei criminali, ma sono comunque delle persone con cui passi le giornate, che sanno scherzare, avere cura, volere bene, che puoi chiamare amici. È molto difficile, ma bisogna saper separare la relazione personale dalla rilevanza pubblica».
La documentazione accurata è fondamentale per garantire la credibilità dell’inchiesta. Peters evidenzia l’importanza di avere almeno due fonti (in Italia di solito se ne chiedono tre) anonime e indipendenti per corroborare le informazioni raccolte, soprattutto quando si tratta di materiale sensibile. Questo approccio rigoroso è essenziale per evitare accuse di manipolazione o di comportamento simile a quello dei servizi segreti, critica che lui stesso ha ricevuto. L’inchiesta di Peters ha rivelato un incontro avvenuto il 25 novembre 2023 in un hotel di Potsdam, dove esponenti dell’AfD, membri del movimento neonazista tedesco e finanziatori del partito hanno discusso un piano denominato «remigrazione». Questo progetto prevedeva l’espulsione su larga scala di richiedenti asilo, cittadini tedeschi di origine straniera e di coloro che li aiutano, con l’idea di trasferirli in uno stato del Nord Africa. Su argomenti simili verterà il Remigration Summit, previsto per il 17 maggio 2025. L’evento, organizzato da attivisti identitari europei, ha suscitato polemiche e opposizioni e attualmente, l’hotel a Somma Lombardo in cui era previsto il summit, ha ritirato la disponibilità, lasciando, per ora, l’incontro senza una sede.
La connessione tra l’inchiesta tedesca e l’evento milanese evidenzia come le ideologie estremiste si stiano diffondendo a livello transnazionale, utilizzando strategie simili per promuovere agende politiche radicali. Il giornalismo sotto copertura permette di svelare queste dinamiche dall’interno nei loro meccanismi più reconditi. Si conferma uno strumento cruciale per comprendere e documentare fenomeni che altrimenti rimarrebbero nascosti. Il giornalismo sotto copertura, oggi, è meno diffuso rispetto al passato. Negli ultimi anni, soprattutto negli Stati Uniti, si è diffusa l’idea che un reporter non possa mentire, neanche per scoprire una verità più grande. Il prezzo è perdere tutta la credibilità nei confronti del pubblico. Anche in Germania, racconta Peters, c’è chi lo paragona ai metodi della Stasi. Ma, avverte, non è questione di nostalgia per un giornalismo d’avventura: «Un giornalista deve sempre essere critico verso le istituzioni, almeno come punto di partenza». E deve accettare che l’ipotesi di partenza venga smentita, se la realtà racconta altro. Perché, come ricorda Scarano, «molte cose interessanti nascono proprio da lì, dalla negazione di quello che potevamo aspettarci. A volte, le nostre inchieste faticano a essere digerite perché maneggiano materiale che è stinky, puzzolente». È però in quella materia incandescente, in quel magma ribollente e denso che si trova solo entrando sotto la superficie che il giornalismo deve affondare lo sguardo e le mani per scoprire com’è il mondo davvero.