Quando Giuseppe Manno – fondatore e Ceo di Apicolturaurbana.it – ha iniziato a parlare di api i suoi vicini hanno, probabilmente, iniziato ad immaginare questo strano personaggio, abbigliato come un astronauta pronto per l’allunaggio, aggirarsi nel vicinato circondato da uno sciame di piccoli insetti. Giuseppe, però, desiderava solo aiutare chi, come lui, voleva diventare apicoltore urbano e, con 15 anni di esperienza nel mondo digital, nel 2017 ha fondato Apicolturaurbana.it. Quando poi ha iniziato a cercare un apicoltore urbano professionista «il nome di Mauro (Veca, ndr) è uscito subito, ha un’esperienza decennale. Chi meglio di lui?». In Italia l’apicoltura urbana è una realtà nuova, solo recentemente aziende e hotel hanno iniziato ad installare apiari sui propri tetti. Londra, Parigi, New York, Boston, tra le altre, sono molte le capitali mondiali i cui hotel, «anche a cinque stelle», hanno installato alveari privati che producano miele per le proprie cucine. Non solo le strutture alberghiere. Mauro Veca è anche il “curatore” dell’apiario più artistico di Milano: quello installato nei giardini della Triennale, a pochi passi da Parco Sempione. Mauro Veca: «Installeremo delle arnie sul tetto di Palazzo Marino»Da diversi anni anche Legambiente concede ai piccoli insetti dell’apicoltura Veca di impollinare i propri orti urbani: quello Via Padova a Milano è uno di questi, ma anche Bologna e Potenza. I progetti continuano ad ingrandirsi e potrebbero presto portare un numero sempre maggiore di colonie tra le mura, o meglio sulle tegole, della città di Milano. «Con l’adesione, all’unanimità, della giunta del Municipio 1, abbiamo in progetto di installare le arnie sul tetto di Palazzo Marino».

Impollinazione urbana

Ormai lo sappiamo, Einstein quell’apocalittica previsione sulle api non la pronunciò mai: se si estinguessero, all’uomo resterebbero quattro anni di vita. E noi ancora che parliamo di fake news. Forse il mondo non finirà in quattro anni, non per colpa delle api quantomeno, ma quello del fisico svizzero è comunque un avvertimento da non sottovalutare. Il lavoro di questi impollinatori è essenziale per il nostro ecosistema, sicuramente più del mio che ne sto scrivendo, e del vostro che, forse, mi state leggendo. Qualcuno, però, si preoccupa delle api: perché potrebbero non sparire, ma non se la passano bene. Greenpeace, nel suo rapporto “Api in declino”, annuncia che in Italia nel 2016 il 40% degli alveari è andato perso.In Italia nel 2016 il 40% degli alveari è andato perso Corriamo il rischio di perdere una parte considerevole della flora globale. L’opera di impollinazione è fondamentale per la produzione alimentare, con oltre 4.000 ortaggi, se non si vuole considerare anche il 60-90% delle piante selvatiche, che dipendono dal lavoro delle api. Un valore non solo alimentare e ambientale, ma anche economico: ammonta a 265 miliardi di euro ogni anno il valore che l’impollinazione delle api determina alle coltivazioni di interesse alimentare a livello globale. L’agricoltura intensiva, che richiede un servizio di impollinazione non commisurato alla popolazione globale di api selvatiche, sta provocando un crollo della varietà di habitat disponibili, al quale si aggiunge la minaccia del massiccio uso di pesticidi nelle campagne agricole. Questi non sono, ovviamente, i soli fattori a compromettere la salute delle api, ai quali vanno aggiunte, per esempio, le problematiche legate al cambiamento climatico, ma negli ultimi anni l’apicoltura urbana fornisce alle api un’alternativa alle campagne. Nonostante l’inquinamento, infatti, nelle città d’asfalto il principale impollinatore del nostro sistema economico ed ecologico non sarebbe esposto al pericolo dei fitofarmaci.

Sentinelle antismog 

Non solo l’impollinazione, anche il monitoraggio ambientale è un ruolo fondamentale svolto dalle api nei centri urbani. Gli studi sono iniziati durante l’Expo di Milano, una collaborazione tra gli apicoltori Mauro e Davide Veca e l’Università degli Studi di Milano, sostenuti dai tecnici veterinari dell’Al, con l’obiettivo di comprendere l’interazione tra questi piccoli insetti e l’ambiente inquinato di una grande città come Milano. Durante il periodo estivo, le api hanno un ciclo di vita di circa trenta, quaranta giorni, durante i quali le sostanze aeree, ed in particolare i metalli pesanti, possono depositarsi sul corpo degli animali. Dopo essere state raccolte, vengono mineralizzate, ovvero sminuzzate finemente, per essere analizzate con uno spettrometro. I ricercatori rilevano le stesse concentrazioni di mp10 delle centrali Arpa I risultati dei ricercatori della Statale, Annamaria Costa e Francesco Tangorra, hanno rilevato concentrazioni di mp10 molto vicine a quelle delle centrali Arpa, con la presenza di metalli come piombo, cadmio, zinco, nichel e rame. L’aspetto più interessante di questa ricerca è il fatto che, come “accumulatore di particelle inquinanti”, le api potrebbero fornire una rete di monitoraggio ambientale a basso costo, molto utile per le rilevazioni anche in luoghi in cui i metodi di rilevazione tradizionali non siano possibili.

 

Storia di un apicoltore urbano

Per Luca Menoncello, imprenditore del milanese, la scelta di allevare api è arrivata quando il suo bambino di sei anni ha iniziato a pensare che il cibo crescesse nelle “vaschette del super”: ha iniziato a coltivare le sue verdure, ha piantato qualche albero da frutto sul balcone di casa e dopo le api vorrebbe anche allevare qualche gallina; ci tiene però a dirci di “non pensare che abbia un balcone di mille metri quadri, bisogna solo essere organizzati”. Ci racconta che le arnie, installate grazie all’aiuto di Giuseppe Manno, sono un modo per passare il tempo con il figlio, ma anche – dice scherzando – che l’anno scorso i regalini di Natale sono stati molto apprezzati: le sue api hanno prodotto oltre 30 chili di miele, in un periodo in cui i produttori nelle campagne lamentano una produzione scarsissima, che lui ha imbottigliato e regalato ad amici e parenti. Incuriosito da questi piccoli insetti, si è chiesto, fin da subito, come fosse possibile che le sue api sarebbero riuscite a produrre miele in città, ma sorprendentemente «in città le api riescono a trovare piante da impollinare».Luca Menoncello: «Si rimane a bocca aperta per la perfezione delle api»«La prima volta che ho sentito il brusio dell’alveare aperto mi sono spaventato. Poi però sono tornato indietro e ho scoperto che sono assolutamente pacifiche. Non si hanno problemi, trattandole con rispetto. Ho ancora un po’ di paura, un timore reverenziale, in realtà. Ma si rimane a bocca aperta per la perfezione delle api».