È un uccello? È un aereo? No, è un drone con le fattezze di un rapace! È questa l’ultima trovata del Laboratory of Intelligent Systems della Scuola Politecnica Federale di Losanna. In particolare, il drone realizzato dal laboratorio svizzero si ispira all’astore, parente stretto del falco, predatore leggiadro e agile in volo.

Astore

Un astore in volo.

È facile pensare che un drone costruito sul modello di un volatile sia unicamente un esercizio di stile, destinato ad emozionare solo gli appassionati e qualche curioso. In verità, l’idea che ha spinto i ricercatori di Losanna a creare questo prototipo non ha nulla a che fare con un capriccio estetico. Come spiega il professor Dario Floreano, “comparando i due principali tipi di drone, ovvero i quadrirotore ed i droni dotati di ali, si può constatare che, a parità di peso, questi ultimi possono restare in volo molto più a lungo, ma sono meno manovrabili dei quadrirotore”.

Normalmente, quindi, occorrebbe scegliere tra autonomia e capacità di manovra. [nark]Il progetto portato avanti dal laboratorio ha proprio l’obiettivo di trovare un modo per superare questa dicotomia[/mark]. E quale modello migliore se non quello di un uccello capace di impressionanti evoluzioni ma anche di lunghe planate? È così che ha avuto luce il primo drone dotato di piume artificiali, sia in zona alare che sulla coda, prezioso timone come nel caso dei veri volatili. Entrambe queste aree del drone sono dispiegabili a diverse angolazioni, per permettere la massima manovrabilità. Insieme al motore ad elica posizionato anteriormente, infatti, ali e coda possono permettere al drone di cambiare velocemente assetto, passando da quello adatto ai voli di lunga distanza a quello necessario ad evitare ostacoli in volo o cambiare rapidamente direzione.

morphing wings

Ali e coda del drone prima e dopo il completo dispiegamento.

Le applicazioni, vista la versatilità di questo nuovo tipo di aeromobile, sono svariate. “Una maggiore agilità può consentire di spostarsi facilmente tra i palazzi di una città o addirittura tra gli alberi di una foresta – spiega il professor Floreano – e questo potrebbe essere molto utile in missioni di soccorso o nel caso si debba ispezionare territori altrimenti poco accessibili”.

Il mercato dirà se si tratta solo di un’invenzione curiosa, o se invece questo modello riuscirà davvero a surclassare, almeno in alcuni campi, i droni attualmente esistenti.

 

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